Corriere della Sera

I RAP­POR­TI LOGORATI

Fran­ce­schi­ni: mol­to pre­oc­cu­pa­to, chis­sà se te­nia­mo

- di Fran­ce­sco Ver­de­ra­mi Politics · Five Star Movement · Antonio Conte · Milan · Rome

La cri­si è in at­to. Ma è una cri­si per con­sun­zio­ne, sen­za per ora so­lu­zio­ne. Per­ciò il go­ver­no re­sta for­mal­men­te in pie­di, no­no­stan­te sia evi­den­te il pro­gres­si­vo lo­go­ra­men­to dei rap­por­ti nel­la mag­gio­ran­za e tra le for­ze di mag­gio­ran­za e il pre­mier, sot­to­po­sto a un pro­ces­so di de­le­git­ti­ma­zio­ne dal suo azio­ni­sta po­li­ti­co di ri­fe­ri­men­to: il M5S. Di fron­te a un Pae­se in emer­gen­za, l’ese­cu­ti­vo ap­pa­re in­ca­pa­ce per­si­no di con­vo­ca­re un Con­si­glio dei mi­ni­stri.

La gra­vi­tà del­la si­tua­zio­ne è sot­to gli oc­chi di tut­ti, al pun­to che ie­ri il ca­po­de­le­ga­zio­ne del Pd Fran­ce­schi­ni si è mo­stra­to «mol­to pre­oc­cu­pa­to» ad al­cu­ni suoi in­ter­lo­cu­to­ri, ai qua­li ha con­fi­da­to che «non c’è cer­tez­za sul­la te­nu­ta del go­ver­no». L'uni­ca cer­tez­za è che nes­su­no og­gi ha in­te­res­se né in­ten­zio­ne di apri­re cri­si al buio, per­ché — co­me af­fer­ma un di­ri­gen­te gril­li­no — «non esi­ste al mo­men­to una so­lu­zio­ne e si sta ra­gio­nan­do sul fu­tu­ro». Più o me­no quan­to so­sten­go­no i de­mo­cra­ti­ci, che gal­leg­gia­no — per usa­re le pa­ro­le di un lo­ro mi­ni­stro — «tra un sen­so di re­spon­sa­bi­li­tà de­cli­nan­te e una rot­tu­ra di sca­to­le cre­scen­te».

L’epi­cen­tro del­la cri­si per ora è pa­laz­zo Chi­gi, do­ve un Con­te bi­fron­te ha adot­ta­to il pre­sen­zia­li­smo co­me un sur­ro­ga­to del pre­si­den­zia­li­smo. Ma al­la sua so­vrae­spo­si­zio­ne pub­bli­ca non cor­ri­spon­de una ca­pa­ci­tà di fa­re sin­te­si nel­le riu­nio­ni di go­ver­no. Co­me racconta chi par­te­ci­pa ai Con­si­gli dei mi­ni­stri, «ogni qual­vol­ta Fran­ce­schi­ni o Di Ma­io o Gue­ri­ni af­fron­ta­no i no­di po­li­ti­ci, Con­te non rie­sce a espri­me­re una li­nea che uni­fi­chi. E al­la fi­ne rimanda». Co­sì si è ar­ri­va­ti al pa­ra­dos­so di un pre­mier che agi­sce at­tra­ver­so i Dpcm ma poi sul de­li­ca­tis­si­mo te­ma del Mes sca­ri­ca ogni re­spon­sa­bi­li­tà sul Par­la­men­to: «De­ci­de­rà il Par­la­men­to», ri­pe­te or­mai da set­ti­ma­ne, co­me se l’ese­cu­ti­vo non deb­ba pre­sen­tar­si al­le Ca­me­re con una po­si­zio­ne.

I pro­ble­mi di me­to­do han­no in­gar­bu­glia­to le trat­ti­ve sul de­cre­to Ri­lan­cio. Per­ché al ver­ti­ce di mag­gio­ran­za, in­ve­ce di ri­cer­ca­re un com­pro­mes­so po­li­ti­co, il go­ver­no si è pre­sen­ta­to con l’ar­ti­co­la­to del prov­ve­di­men­to, pro­vo­can­do il ma­lu­mo­re dei mi­ni­stri per nul­la di­spo­sti a fa­re i pas­sa­car­te. Ri­sul­ta­to: do­po due set­ti­ma­ne, an­che ie­ri Con­te ha do­vu­to rin­via­re a og­gi. E agli er­ro­ri di me­to­do si uni­sco­no «gra­vi man­can­ze di me­ri­to», de­nun­cia­te in mo­do bi­par­ti­san dai de­mo­cra­ti­ci e dai gril­li­ni, che han­no mes­so nel mi­ri­no an­che il mi­ni­stro Gual­tie­ri: l’ac­cu­sa è che le norme non espri­mo­no una li­nea di politica eco­no­mi­ca ma so­no «l’af­fa­stel­la­men­to dei fondi di ma­gaz­zi­no dei di­ret­to­ri ge­ne­ra­li dei va­ri di­ca­ste­ri».

Il caos at­tor­no al de­cre­to Ri­lan­cio è ta­le che ri­schia di pre­giu­di­ca­re il va­ro del de­cre­to Li­qui­di­tà al­la Ca­me­ra: l’esa­me dell’au­la è sta­to ca­len­da­riz­za­to per mer­co­le­dì del­la pros­si­ma set­ti­ma­na, ma il mi­ni­ste­ro dell’eco­no­mia ha fat­to sa­pe­re che tut­te le for­ze del Mef so­no im­pe­gna­te, e fi­no a ve­ner­dì nes­su­no po­trà an­da­re in com­mis­sio­ne a Mon­te­ci­to­rio, do­ve si de­vo­no esa­mi­na­re i quat­tro­cen­to emen­da­men­ti presentati al prov­ve­di­men­to. Tan­to ba­sta per ca­pi­re che il brac­cio di fer­ro sul­la re­go­la­riz­za­zio­ne dei brac­cian­ti è so­lo la fac­cia il­lu­mi­na­ta del­la lu­na, die­tro cui si in­tui­sco­no le om­bre dei par­la­men­ta­ri che su­bi­sco­no le pres­sio­ni dei ter­ri­to­ri e som­ma­no le in­vet­ti­ve pri­va­te con le pro­te­ste pub­bli­che: do­po i flash mob dei ri­sto­ra­to­ri a Milano, ie­ri so­no ap­par­si i ma­ni­fe­sti dei com­mer­cian­ti a Ro­ma.

La cri­si è in at­to, ma da­to che è una cri­si di con­sun­zio­ne do­vrà pri­ma con­su­mar­si, sic­co­me «nes­su­no avrà il co­rag­gio di muo­ver­si», di­co­no nel Pd: «E tut­ti re­ste­ran­no in at­te­sa di un even­to ester­no, che sa­rà il fat­to­re sca­te­nan­te». Ma men­tre si re­gi­stra­no i fal­li­men­ti di ta­sk for­ce sem­pre più ple­to­ri­che e di com­mis­sa­ri sem­pre più in af­fan­no, il go­ver­no tro­va il tem­po per di­vi­der­si (an­che) sul­le no­mi­ne. E la sfi­da sui ver­ti­ci dei ser­vi­zi sa­rà un’an­ti­ci­pa­zio­ne del­la re­sa dei con­ti tra Di Ma­io, il Pd e il pre­mier, che — ri­ve­la­no fon­ti di mag­gio­ran­za — «sull’ai­se si sta gio­can­do una par­ti­ta per­so­na­le. Ed è mol­to pre­sen­te, in sti­le Dpcm». Finché c’è no­mi­na c’è spe­ran­za.

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