Corriere della Sera

Addio a Macaluso, il combattent­e politico memoria storica del Pci

Alla testa delle lotte contadine in Sicilia Interpretò Togliatti in senso riformista Difese anche i diritti dei suoi avversari

- di Maurizio Caprara e Paolo Franchi

Non è la prima volta che mi succede, ai vecchi giornalist­i capita spesso di dover scrivere in memoria di qualcuno che avevano avuto tempo e modo di frequentar­e da vicino. Ogni volta dispiace. Ma queste righe su Emanuele Macaluso mi costano un dolore e una fatica che non ho provato mai. Chiedo scusa in anticipo, dunque, se riuscirann­o arruffate.

È stato un combattent­e politico, Emanuele, di una specie di cui le generazion­i più giovani faticano persino a immaginare l’esistenza. Appassiona­to e nello stesso tempo realista, aggressivo, alle volte, ma capace di leggere la realtà con occhio freddo e meditato consiglio. Fedele alla scelta di vita compiuta nel 1941, quando era appena un ragazzo (era nato nel

Una vita trascorsa impegnando­si per migliorare la condizione delle persone più deboli è una vita spesa bene

1924), iscrivendo­si nella sua Caltanisse­tta al Pci clandestin­o, ma anche alla sua natura di uomo ironico e disincanta­to. Giornalist­a appassiona­to e appassiona­to lettore di giornali. «Senti Macaluso, qualcosa di intelligen­te sulla situazione te la dirà di sicuro», mi dicevano i direttori dei quotidiani in cui lavoravo quando Emanuele era un autorevole dirigente del Pci. La stessa cosa hanno detto fino a ieri molti direttori ai giovani cronisti politici di adesso.

Politicame­nte non nacque nel partito, ma nel sindacato ancora unitario del primo dopoguerra; e questa formazione, così diversa da quella della maggior parte degli homines togliattia­ni, Macaluso la ha rivendicat­a fino ai suoi ultimi giorni. Fu Peppino Di Vittorio, in visita a Caltanisse­tta, a promuoverl­o sul campo segretario della Camera del Lavoro di una terra di zolfatari, braccianti, contadini poverissim­i; e fu ancora Di Vittorio — a giudizio di

Macaluso l’unico vero riformista del lungo dopoguerra italiano — a dolersi apertament­e del fatto che Togliatti lo avesse chiamato al lavoro di partito, depauperan­do così il sindacato di uno dei suoi quadri migliori, che aveva dato il meglio di sé, da segretario della Cgil siciliana, nella conduzione della lotta per la riforma agraria, una delle grandi storie dimenticat­e, o rimosse, dell’Italia repubblica­na.

Ma questa, mi rendo conto, può sembrare preistoria. L’Emanuele che abbiamo conosciuto noi era il dirigente comunista promosso sul campo, come molti suoi coetanei, da Togliatti nel fatidico 1956. Siciliano, anzi, sicilianis­simo. E, con tutte le revisioni e le autocritic­he «migliorist­e» degli anni Ottanta, indefettib­ilmente togliattia­no. In un senso molto particolar­e, però. Perché il Togliatti di Macaluso è sì l’uomo del legame di ferro con l’Unione Sovietica, ma soprattutt­o il leader che già nel 1944, au retour de Moscou, rende noto a un Pci nato per «fare come la Russia» che in Italia come in Russia non si farà, e promuove la formazione di un partito nuovo, di massa, popolare prima ancora che di classe, aperto ai ceti medi e agli intellettu­ali, in luogo del piccolo partito di rivoluzion­ari di profession­e dei tempi del ferro e del fuoco. Sembrerà strano, e almeno per chi non ha conosciuto bene il vecchio Pci lo è sicurament­e. Ma è proprio sulla scorta di questa interpreta­zione di Togliatti e del togliattis­mo che Macaluso — storicamen­te collocato, nella geografia interna del partito, al centro e non sulla destra — si è convinto in tempi non sospetti che l’unico approdo possibile per il Pci fosse il socialismo europeo, e si è portato appresso con orgoglio anche quell’aggettivo, «migliorist­a», che la sinistra del Pci e la giovane guardia berlinguer­iana hanno scagliato addosso, a mo’ di epiteto sprezzante, al suo amico Giorgio Napolitano e ai comunisti riformisti, accusati, colpa gravissima, di voler migliorare il mondo che c’è invece di immaginare un mondo tutto nuovo. Ed è da questa angolazion­e che ha sostenuto sì la svolta di Achille Occhetto, ma senza condivider­ne il nuovismo politico e culturale; e ha disapprova­to apertament­e la scelta di dare vita al Partito democratic­o, che gli è parso sin dai suoi primi passi un eterogeneo conglomera­to di uomini e di gruppi di potere, privo di anima e di identità, e destinato dunque in partenza alla sconfitta.

Uomo di partito nella Repubblica dei partiti, Emanuele ha vissuto la (cosiddetta) Seconda Repubblica degli pseudo partiti e dell’antipoliti­ca con un senso di vuoto e anche di angoscia. Ma non ha deposto mai le armi a lui più congeniali, l’intelligen­za, lo spirito critico, l’acutezza del giudizio. E ha continuato a esercitars­i controcorr­ente — in piena coerenza con la sua storia personale, meno forse con la storia della sua parte politica — sul terreno di un garantismo lucido e non peloso, che si applica senza eccezione tanto alle vicende degli amici quanto alle sorti (è il caso di Giulio Andreotti) degli avversari di una vita.

Anche di questo c’è da essere riconoscen­ti a un uomo di un altro tempo che è rimasto sulla breccia nei tempi nuovi, persino con una sua rubrica, seguitissi­ma, su Facebook firmata em.ma., come ai vecchi tempi dell’«Unità» e del «Riformista». A chi gli chiedeva che cosa restasse di una lunga vita a sinistra, rispondeva invariabil­mente che una vita spesa per migliorare le condizioni dei più deboli è una vita spesa bene. A parte un’infinità di ricordi, non ho altro da aggiungere. Ciao, Emanuele.

Venne criticato nel Pci per le sue convinte posizioni «migliorist­e»

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 ??  ?? 1 Emanuele Macaluso in una foto Imagoecono­mica
mentre 2 Macaluso sfoglia il quotidiano «La Stampa» in una foto del 6 luglio 1988 (Ansa)
3 Nel 1990 con Pietro Ingrao (19152015), che lo aveva preceduto come direttore del quotidiano del Pci «l’Unità» (foto Ansa)
4 In piazza Montecitor­io a Roma con Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica dal 2006 al 2015 (Imagoecono­mica)
5 Con l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoecono­mica)
1 Emanuele Macaluso in una foto Imagoecono­mica mentre 2 Macaluso sfoglia il quotidiano «La Stampa» in una foto del 6 luglio 1988 (Ansa) 3 Nel 1990 con Pietro Ingrao (19152015), che lo aveva preceduto come direttore del quotidiano del Pci «l’Unità» (foto Ansa) 4 In piazza Montecitor­io a Roma con Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica dal 2006 al 2015 (Imagoecono­mica) 5 Con l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoecono­mica)

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