Corriere della Sera

Prodi pressa il leader dem: non bastano i diritti, ora una proposta forte

«Dica qualcosa sul lavoro». Letta: lo ascolto sempre

- Fabrizio Caccia

«Le speranze di un Paese sono un frutto delicato — dice Romano Prodi —. E se un partito esce con una proposta che renda questa speranza uno strumento di ascesa duratura, è importanti­ssimo. Se c’è una proposta forte verso il popolo, verso gli elettori, poi anche le correnti si adattano...». Il partito a cui si riferisce il padre dell’Ulivo, ospite ieri di Lucia Annunziata su Rai Tre, è proprio il Pd e l’ex premier manda un messaggio preciso al segretario, Enrico Letta, che lui considera «il più adatto ad essere un federatore» e a cui sembra indicare una direzione di marcia per costruire in futuro un’alleanza più larga.

E allora ecco che «il consiglio principale — dice Prodi a Mezz’ora in più — è quello che ci vuole una cosa sul lavoro, sulla crescita, su come riorganizz­are la società nel post pandemia, che acquisti fascino anche fuori, che parta dalla gente. Letta giustament­e ha ritenuto così importanti i diritti individual­i, però non bastano. Adesso bisogna coinvolger­e la gente».

«Il programma attuale del Pd è un po’ troppo ristretto, l’ho detto a Letta...», rivela il

Professore. La conduttric­e, allora, lo stuzzica sul programma monstre del suo governo, nel 2006: ben 281 pagine. E lui non si tira indietro: «Il Paese è complicato e un programma di 88 punti è meglio di un tweet...».

Le parole verso il leader del Pd rimangono comunque affettuose: «Con Letta ci siamo sentiti già parecchie volte. Insomma: era il mio sottosegre­tario... E quando uno mette come sottosegre­tario un ragazzo come allora era Enrico, vuole dire che si fida», dice Prodi, presentand­o la sua autobiogra­fia, Strana vita, la mia, scritta con il giornalist­a del Corriere Marco Ascione per Solferino. Letta, dal canto suo, che a 40 anni fu sottosegre­tario alla presidenza del Consiglio durante il governo Prodi II, tra il 2006 e il 2008, ieri sera intervenen­do a Catanzaro alla Festa regionale dell’Unità gli ha risposto subito, ricambiand­o l’affetto: «Quando parla Prodi va sempre ascoltato, sono un grande fan di quello che dice, delle sue riflession­i. Sicurament­e sarà così anche stavolta». Con Lucia Annunziata, il Professore affronta diversi temi e solo quando la giornalist­a accenna alla corsa al Quirinale e alle sue potenziali chance, ecco che glissa: «Lasciamo stare questo...».

Ma sul resto ha molto da dire. L’alleanza Pd-5 Stelle? «Il pane si fa con la farina che si ha. Io ho fatto tante alleanze con la fatica di farle. Oggi ho un buon rapporto con Conte».

E positivo è il suo giudizio sul governo Draghi: «Questo governo, in fondo, ha creato l’ottimismo» per cui oggi «è possibile lanciare il messaggio: Ce la facciamo!». E ancora: «È un governo di necessità e ha risposto benissimo alla necessità, ma la democrazia esige governi eletti e lì dobbiamo tornare. Per i partiti avere Draghi che risolve tutto è un’utilità. Se fossero forti, la necessità sparirebbe». A Berlusconi, infine, Prodi riconosce che «fino a ora ha rappresent­ato una destra prudente», anche se «non ha un ruolo molto forte verso le due destre imprudenti», che per lui sono Lega e Fratelli d’Italia.

Allargare il campo

Il programma attuale del Pd è un po’ troppo ristretto, bisogna coinvolger­e la gente

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