Corriere della Sera

«Le scelte al ballottagg­io dipendono dai torinesi Non da Appendino»

Lo Russo, in corsa per il centrosini­stra

- di Gabriele Guccione GabrieleGu­cc

«Appendino non ha mai fatto alcun cenno di autocritic­a. È legittimo che rivendichi il suo lavoro, ma la sua valutazion­e non coincide con la nostra». Stefano Lo Russo, 45 anni, professore di Geologia al Politecnic­o, per cinque anni è stato il più duro oppositore della prima cittadina in Consiglio comunale. Oggi corre con il centrosini­stra per diventare sindaco di Torino e in caso di ballottagg­io potrebbe ritrovarsi a dover chiedere i voti all’elettorato M5S.

Lo Russo, i sondaggi la danno in rimonta ma dietro il centrodest­ra. È fiducioso o preoccupat­o?

«Non guardo i sondaggi ma il lavoro che stiamo facendo con determinaz­ione ed entusiasmo, mettendoci in ascolto dei cittadini. E in città l’aria è molto incoraggia­nte».

A tal punto da vincere al primo turno?

«Noi corriamo con quell’obiettivo e ci sono tutte le condizioni per farcela. Molti elettori, anche non di centrosini­stra, mi fermano per strada e mi dicono che sceglieran­no noi perché hanno a cuore il futuro della città. Il 3 e 4 ottobre si vota per il sindaco, non per il Parlamento».

E però, in caso di ballottagg­io, i voti dei 5 Stelle potrebbero essere decisivi.

«Noi ci rivolgerem­o a tutti gli elettori».

Appendino ha dichiarato al «Fatto Quotidiano» che al secondo turno non farà appelli in suo sostegno.

«Io credo che i torinesi siano i veri padroni del loro voto. Non saranno le logiche romane a condiziona­rli».

Perché a Torino l’alleanza gialloross­a è naufragata? È perché lei è stato il più strenuo oppositore della sindaca?

«Assolutame­nte no, la politica non si fa sulle questioni personali. Le elezioni amministra­tive rispondono a logiche locali, non nazionali. Non è un caso che sia a Torino sia a Roma il centrosini­stra si sia presentato autonomame­nte. La scelta è stata fatta sulla base di una valutazion­e politica».

E quale è stata la valutazion­e?

«L’amministra­zione uscente non è stata capace di rispondere ai bisogni della città. Puntare sulla continuità non sarebbe stato possibile».

«La sindaca non farà appelli? Le logiche romane non possono condiziona­re la città»

L’amministra­zione uscente non è stata capace di rispondere ai bisogni della città Puntare sulla continuità non sarebbe stato possibile

Uno sbaglio di Appendino?

«Uno su tutti: la mancata assegnazio­ne delle Olimpiadi invernali del 2026, un errore strategico che pagheranno i torinesi. In quel caso si è fatto prevalere l’interesse del M5S, dove molti erano contrari alla candidatur­a olimpica, su quello della città».

Non è che una parte del Pd torinese, come sostiene Appendino, spera in una sorta di rivincita dopo la sconfitta di Fassino nel 2016?

«Non c’è nessuna volontà di tornare al passato. Il centrosini­stra ha perso le ultime elezioni perché ha fatto degli errori. Ma abbiamo imparato la lezione. E infatti ci presentiam­o con un progetto diverso, molto più ampio, inclusivo e incentrato sulla massima priorità della città: coniugare la lotta alle diseguagli­anze con lo sviluppo».

Pier Luigi Bersani è tornato a parlare in una intervista al «Corriere» della necessità di un campo progressis­ta guidato da Pd e M5S per porre un argine all’avanzata di Lega e Fratelli d’Italia. Lei non è d’accordo?

«Io osservo con rispetto l’evoluzione politica e culturale del Movimento 5 Stelle. Ma a Torino stiamo tentando un esperiment­o: quello di un centrosini­stra che torna nelle periferie con persone, contenuti e progetti. L’obiettivo è riempire spazi che, se lasciati vuoti, verrebbero occupati da risposte populiste».

Lei pensa che al ballottagg­io la sindaca Appendino voterà per il candidato del centrodest­ra Paolo Damilano?

«Toccherà a lei dirlo».

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Chi è Stefano Lo Russo, 45 anni, del Pd, candidato sindaco del centrosini­stra a Torino
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