Corriere della Sera

Allegri: «Così non va Io ho sbagliato i cambi ma serve attenzione» Pioli: «Gara positiva»

- Massimilia­no Nerozzi

Fila subito via nel tunnel Massimilia­no Allegri e non per il brutto secondo tempo, ma perché fa sempre così, anche se, potendo, avrebbe voluto fare come Giampiero Boniperti: via dopo il primo tempo, ben giocato e vincente. Invece: «Sono abbastanza arrabbiato, per quel che è successo. Abbiamo perso attenzione e determinaz­ione, sul pareggio». Poi c’è anche l’autocritic­a: «Io, poi, ho sbagliato i cambi, dovevo farli più difensivi, la partita ormai era al sicuro. Però queste gare bisogna portarle a casa». Eppure, l’incipit della Juve non era stato male, anzi. Allegri inizia infatti facendo il suo calcio, con speranza e senza disperazio­ne. Quando fin qui, in campionato, la Juve era stata fragile di fisico, anima e schemi. Non stavolta, almeno nel primo tempo.

Possesso, pressing, scambi di posizioni, progressio­ne per triangoli: pare quasi la Juve di Manchester, casa United, ottobre 2018, forse una delle ultime belle griffate Allegri.

Sul contropied­one del vantaggio non fa una piega. Non i fedelissim­i che stanno poco dietro in tribuna: «Tre tocchi e siamo in porta: Allegri insegna calcio». In effetti, alla vigilia era parso più pimpante delle ultime volte: «Ma dovevo solo rifarci l’abitudine», diceva l’altra sera a un amico. A scrutarlo dall’alto è già ampiamente a suo agio. Se ne sta in piedi, al solito, un passo fuori dall’area tecnica, ma più che apprension­e è partecipaz­ione. Alzando il braccio suggerisce i cambi di gioco, detta qualche passaggio, dà indicazion­i a Cuadrado. Nessun problema dall’altra parte, per Alex Sandro, che fin dall’avvio è in versione sambodromo. Ci sono consigli anche per Dybala, che proprio il tecnico se lo inventò tuttocampi­sta e che funziona, sacrifican­dosi, anche in ampiezza. L’allenatore bianconero si fa sentire ancora di più nella ripresa, quando accompagna Chiesa al cambio: «Oh, duro eh. Andiamo», lo sprona, poco prima di metterlo dentro al posto di Cua

drado. Ma è già un’altra Juve, con meno controllo palla e più trincea. Difatti, arriva il pareggio. Lui non si scompone: si gira svelto, beve un sorso d’acqua, alza gli occhi al cronometro e butta dentro Kulusevski.

Dall’altra parte, Stefano Pioli esulta e, dalle movenze ai suoi, fa un pensierino alla vittoria. Come racconterà alla fine: «Eravamo venuti qui per vincere, ma all’inizio abbiamo trovato una Juve molto motivata. Però ci abbiamo provato. Insomma, una prestazion­e positiva, abbiamo avuto coraggio». Da lì in poi si sbraccerà invece Allegri, tra indicazion­i e urlacci. Fino a una scenetta vagamente comica, dentro al campo a sbattere i piedi, per un contropied­e (sciupato), la sua passione.

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