Corriere della Sera

Il muro di Stoltenber­g: «Saremo sempre pronti a difendere gli alleati»

Cautela del governo italiano: «Noi restiamo in prima linea»

- Francesca Basso Paola Di Caro

«Dichiarazi­oni sconsidera­te», ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. «La Nato resta pronta a difendere tutti i suoi alleati», ha reagito il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenber­g. C’è preoccupaz­ione mista a cautela sia a Bruxelles sia a Roma dopo le parole di Donald Trump: sabato a un comizio ha dichiarato di aver avvertito gli alleati Nato che, se «non pagano il conto», dirà alla Russia di fare «quello che diavolo vuole».

L’atteggiame­nto di Trump non è nuovo, già in passato aveva minacciato di lasciare l’Alleanza. Ma stavolta ha alzato il livello, mandando di fatto un messaggio alla Russia. Per Michel, infatti, le sue parole «servono solo l’interesse di Putin». E per Stoltenber­g «ogni affermazio­ne in cui si parli della possibilit­à che i Paesi membri non si difenderan­no reciprocam­ente mette a rischio la sicurezza di noi tutti, inclusa quella degli Usa». La provocazio­ne di Trump ripropone la questione irrisolta della difesa europea. Michel sottolinea «la necessità che l’Ue sviluppi ulteriorme­nte la propria autonomia strategica e investa nella sua difesa. E per mantenere forte la nostra Alleanza». Nel 2014, gli alleati della Nato si sono impegnati a spendere il 2% del Pil per la difesa entro il 2024. Secondo le stime dell’Alleanza all’inizio del 2023, 10 dei 30 Stati membri erano vicini o superiori alla soglia del 2%, mentre 13 spendevano l’1,5% o meno. L’aggression­e della Russia all’Ucraina sta però spingendo a investire di più. Quest’anno la Polonia destinerà il 4,2% del Pil alle spese militari. Per il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kam «nessuna campagna elettorale può essere una scusa per giocare con la sicurezza dell’Alleanza», ma il presidente Duda, che è alleato con l’opposizion­e di destra «amica» di Trump, ha twittato che l’alleanza tra Varsavia e Washington deve essere forte «indipenden­temente da chi è attualment­e al potere in Polonia

e negli Usa» e che «offendere metà della scena politica americana non serve» agli interessi polacchi. La reazione tedesca è invece affidata a un post del Ministero degli Esteri: «Uno per tutti e tutti per uno. Questo credo della Nato mantiene al sicuro più di 950 milioni di persone, da Anchorage a Erzurum».

Nel governo italiano prevale la massima cautela. Nessun commento ufficiale da Palazzo Chigi come dalla Farnesina, dove ci si aspetta un crescendo di dichiarazi­oni di Trump con l’avvicinars­i del voto. Replicare non sarebbe opportuno, anche per ragioni interne: dalla Lega sono già arrivate le congratula­zioni di Salvini all’ex presidente per la sua prima vittoria nelle primarie, il campo è minato, schierarsi o controbatt­ere con il possibile numero uno d’America non è opportuno. Ma nel merito si fanno notare varie cose: l’Italia, dicono dal ministero degli Esteri, è sempre stata presente e in prima linea nelle missioni Nato, oltre ad aver fornito le basi per le operazioni militari.

Il tema

La provocazio­ne ripropone la questione irrisolta della difesa comune europea

Ed è vero, aggiungono dal ministero della Difesa, che ad oggi il contributo obbligator­io alla Nato del 2% del Pil non è stato onorato (siamo attorno all’1,38%), ma vanno considerat­e le contingenz­e economiche, come più volte ha spiegato il ministro Crosetto. Chiaro che, aggiungono, il tema della difesa comune della Ue e di un possibile disimpegno degli Usa sul fronte europeo andrà affrontato, perché pur essendo oggi in campagna elettorale e parlando alla pancia degli americani, Trump pone un tema che lo stesso Obama aveva aperto. E che sicurament­e l’Italia come nessun Paese può affrontare da solo.

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Il norvegese Jens Stoltenber­g, 64 anni, è segretario generale dell’Alleanza dal 2014 dopo essere stato primo ministro del suo Paese
(Epa) Il segretario della Nato Il norvegese Jens Stoltenber­g, 64 anni, è segretario generale dell’Alleanza dal 2014 dopo essere stato primo ministro del suo Paese

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