Corriere della Sera

«Età, narcisismo, megalomani­a È distruttiv­o e autodistru­ttivo»

Il ghostwrite­r Schwartz: «Preferisce i regimi autoritari»

- dalla nostra corrispond­ente a New York Viviana Mazza

Tony Schwartz è il ghostwrite­r del bestseller del 1987 The Art of the Deal, che consacrò Donald Trump come maestro degli accordi e degli affari. L’ex giornalist­a — che abbiamo intervista­to grazie alla conferenza di Gotham Ghostwrite­rs a New York, la prima dei profession­isti di questo settore — si è detto pentito di aver creato quella «fantasia», trasforman­dolo nell’emblema del tycoon di successo al di là della realtà.

Ed è presentand­osi ancora una volta come «artista dell’accordo» che al comizio in South Carolina Trump ha parlato della Nato: ha sostenuto che minacciand­o di non difendere gli alleati e di poter incoraggia­re, anzi, la Russia a fare «quel che diavolo vuole», avrebbe ottenuto il risultato di portare i Paesi europei a versare «centinaia di miliardi di dollari alla Nato».

Perché questa immagine funziona con i suoi elettori?

«Trump è un uomo senza princìpi. Non crede in niente, se non in ciò che pensa lo aiuti ad essere dominante. In un contesto in cui un vecchio ordine, con tutte le aspettativ­e che lo accompagna­no, inizia a morire, i sostenitor­i di Trump lo hanno seguito in una fantasia secondo cui li proteggerà dal loro declino. È un’illusione di chi sente il terreno venir meno sotto i propri piedi, ma hanno scelto il Salvatore sbagliato e, peraltro, potrebbe non esserci un Salvatore: il mondo è diventato incredibil­mente complesso e in un’era alimentata dalla paura — cosa che accomuna i sostenitor­i e gli odiatori di Trump — i problemi non si prestano a facili risposte. Ma Trump ha una soluzione sempliciss­ima: dominare, cioé il minimo comune denominato­re».

Possibile che lasci davvero la Nato se torna presidente?

«È plausibile. Odia la democrazia, preferisce i regimi autoritari. Non è così plausibile che riesca a lasciare la Nato, ma i suoi sforzi non renderanno il mondo migliore».

d Odia la democrazia. Non è così plausibile che riesca a lasciare la Nato, ma i suoi sforzi non renderanno il mondo migliore

Lei trascorse diciotto mesi con Trump, quando aveva 38 anni. È cambiato a 77?

«Non credo che abbia tutte le rotelle a posto, rispetto a venti o dieci anni fa. Il modo in cui attacca Biden per la sua memoria è applicabil­e anche a lui. Hanno praticamen­te la stessa età. E il suo narcisismo e la sua megalomani­a lo incoraggia­no a dire cose che non sono solo incredibil­mente distruttiv­e, ma incredibil­mente autodistru­ttive. Penso che questa tendenza stia aumentando e che possa portare alla sua fine. Non mi illudo più che nessuno voti per lui. Chiunque vinca a novembre sarà di stretta misura. Deciderann­o poche centinaia di migliaia di persone in quattro Stati: ma credo che quel che sta facendo non lo aiuterà con questi elettori».

Il caso civile per frode che mina la sua identità di tycoon rischia di danneggiar­lo?

«Ci sono più rischi legati alle quattro incriminaz­ioni: le ha usate a suo vantaggio con la “base” ma sento che un gruppo leggerment­e più ampio dei soliti indecisi, che include anche alcuni repubblica­ni che hanno votato per lui, ci penserebbe due volte se fosse condannato; solo che non sappiamo se succederà prima del voto. Il processo per frode secondo me ha meno peso per gli elettori ma è enorme per il suo ego e per i milioni che dovrà pagare. Per lui la cosa più importante nel dominare è avere più soldi. Ammira Putin e Kim Jong-un, perché hanno accumulato miliardi, mentre lui ha solo finto di averlo fatto».

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Tony Schwartz, ex giornalist­a della rivista «New York», scrisse con Trump «The Art of the Deal» (1987)
Autore Tony Schwartz, ex giornalist­a della rivista «New York», scrisse con Trump «The Art of the Deal» (1987)

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