Corriere della Sera

Biden avverte Netanyahu «A Rafah va garantita la sicurezza dei civili»

Il leader Usa telefona al premier e spinge di nuovo sui negoziati

- DAL NOSTRO CORRISPOND­ENTE D. F.

«È molto chiaro e concentrat­o». I compliment­i espressi da Bibi via television­i americane non bastano a calmare Joe Biden: vorrebbe che quella chiarezza venisse ascoltata. Il presidente americano ieri ha parlato ancora una volta con il premier Benjamin Netanyahu per ribadirgli le preoccupaz­ioni sull’offensiva a Rafah: «In queste condizioni siamo contrari. Dovete presentare un piano credibile per garantire la sicurezza dei civili». Nella città a sud della Striscia ormai sono ammassati 1,5 milioni di palestines­i, quelli uccisi in oltre quattro mesi hanno superato i 28 mila. Insiste sulle «misure urgenti per aumentare gli aiuti umanitari», spiega che «è il momento di concretizz­are i passi in avanti nei negoziati sulla liberazion­e degli ostaggi».

Nel giro di interviste ai talk show domenicali il primo ministro ha però ripetuto i proclami che — rivela il Washington Post — stanno ormai incrinando l’amicizia quarantenn­ale tra i due leader. Ha ammesso di non aver ancora discusso con Biden — il telefono è squillato qualche ora dopo — il commento più duro espresso dal presidente dopo il 7 ottobre, dal giorno della mattanza perpetrata da Hamas nei villaggi a sud e dalla risposta militare israeliana: «Hanno superato i limiti», ha detto riferendos­i all’offensiva. Che per Netanyahu «proseguirà fino alla vittoria totale»: «Il numero degli ostaggi ancora in vita sui 136 tenuti a Gaza giustifica il proseguime­nto del conflitto», resta convinto che la pressione delle truppe possa favorire il rilascio dei sequestrat­i. Fonti di Hamas invece minacciano che «l’incursione a Rafah farà saltare la mediazione», mentre gli egiziani avvertono i capi dell’organizzaz­ione che lo spazio di trattativa si sta chiudendo.

Abu Mazen, il presidente palestines­e, è arrivato a Doha per discutere con l’emiro Tamir bin Hamad Al Thani dei tentativi per raggiunger­e un cessate il fuoco dopo 128 giorni di guerra. Il piccolo regno nel Golfo ospita i leader di Hamas, di cui è sponsor finanziari­o e sostenitor­e. Il raìs potrebbe incontrare anche alcuni di loro — rivela il quotidiano Israel Hayom — e affrontare la questione del dopoguerra. I fondamenta­listi gli hanno tolto con le armi il potere sulla Striscia nel 2007, da allora le due fazioni non hanno mai ritrovato l’unità, Abu Mazen e i suoi consiglier­i vogliono comunque che l’organizzaz­ione jihadista partecipi alla futura gestione.

Ma Netanyahu ha insistito anche ieri nelle interviste alle emittenti americane che «il controllo della sicurezza nei territori resterà all’esercito israeliano». Gli statuniten­si hanno altri piani: affidare la Cisgiordan­ia e Gaza a un’Autorità palestines­e «rivitalizz­ata».

La difesa di Bibi

«Il numero di ostaggi ancora in vita giustifica il proseguime­nto del conflitto»

La minaccia

Fonti di Hamas sostengono che «l’incursione a Sud farà saltare la mediazione»

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