Corriere della Sera

Il piano di Gallant per gli aiuti con i clan palestines­i armati dagli 007

Il ministro della Difesa punta al ritorno degli sfollati nel nord di Gaza

- Dal nostro corrispond­ente Davide Frattini

I ministri scendono a sud tutti insieme, verso il mare e il frastuono della guerra che arriva dall’altra parte. Yoav Gallant vuole mostrare le apparecchi­ature e i documenti sequestrat­i nei cunicoli scavati da Hamas, l’attenzione di Itamar Ben Gvir resta su sé stesso, alza la voce per sentirsi meglio e se la prende con Herzi Halevi, il capo di Stato Maggiore, perché i soldati sono intervenut­i assieme ai poliziotti a rimuovere i manifestan­ti piazzati davanti ai valichi: da settimane vogliono fermare gli aiuti destinati alla Striscia. Sono i suoi ragazzi e le sue ragazze, la kippah all’uncinetto come lui, presentati dalla propaganda dell’estrema destra come «famigliari degli ostaggi» in realtà per la maggior parte coloni contrari a qualunque intesa con Hamas.

10 per cento La percentual­e dei bambini di Gaza sotto i cinque anni che risultano gravemente malnutrit i (stima Onu )

110 giorni Passati dall’inizio dell’invasione di terra della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano: le operazioni sono partite il 26 ottobre

L’organizzaz­ione Squadre di difesa locali per i commercian­ti che recuperano i pacchi da distribuir­e

Primo passo

Ancora una volta la parola aiuti viene sovrastata dalle intemperan­ze degli ultrà messianici. Perfino Yoav Gallant, che da ministro della Difesa non può essere considerat­o una colomba, tenta da mesi di presentare il suo piano per permettere il progressiv­o ritorno dei palestines­i nel nord di Gaza e gestire l’ingresso di cibo, medicinali, materiali per tirar su almeno delle tende. Le case che hanno lasciato quattro mesi fa non ci sono più, è difficile perfino orientarsi quando i punti di riferiment­o sulla mappa della memoria sono macerie. Sono allo stremo, il 10 per cento dei bambini mostra segni di grave malnutrizi­one, avvertono le Nazioni Unite.

Non è il progetto per il «giorno dopo» la fine del conflitto, che il premier Benjamin Netanyahu continua a rinviare nonostante le pressioni degli americani e in parte del consiglio di guerra. È un primo passo, l’alba di quel giorno. Gli israeliani userebbero il valico di Erez a nord — assaltato il 7 ottobre dai terroristi fondamenta­listi — e quello di Karni più giù lungo il confine.

Servizi segreti

Soprattutt­o — rivela il quotidiano Yedioth Ahronoth, il più venduto nel Paese — i servizi segreti interni, lo Shin Bet, avrebbero il compito di organizzar­e squadre di difesa locali per proteggere i commercian­ti palestines­i che recuperano i pacchi da distribuir­e. «Questi uomini verrebbero individuat­i tra i clan più potenti, non legati ad Hamas, anche tra gli ex militari dell’Autorità palestines­e», scrive

Nadav Eyal. «Lo Stato Maggiore non ha posto obiezioni all’ipotesi che possano ricevere armi per contrastar­e le milizie jihadiste ed evitare le razzie».

Gallant ha preparato il documento il 26 ottobre nell’imminenza dell’invasione via terra. L’ha ritirato fuori adesso per mostrarlo a Benny Gantz e Gadi Eisenkot, i due ex generali che hanno lasciato l’opposizion­e per partecipar­e al gabinetto ristretto. I fogli illustrano le fasi previste nelle operazioni: «In verde sono indicati gli obbiettivi raggiunti dalle truppe, in arancione quelli parziali, in rosso tutto quel che resta da fare».

Di fatto trovare una soluzione per la gestione di metà della Striscia, così da evitare che sia Hamas a ripresenta­rsi come la forza al potere anche sul piano civile. Lo Shin Bet vuole anche impedire che i materiali finiscano nelle mani dei fondamenta­listi, «come sta succedendo adesso. Per questa ragione non verrebbe usato il valico di Rafah, dove la presenza dell’organizzaz­ione è ancora forte». Il piano pilota partirebbe da Zeitoun, l’area che porta nel nome il simbolo palestines­e delle olive, anche se gli alberi non ci sono più.

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Uno sfollato palestines­e con un pacco di cibo tra le macerie degli edifici distrutti dai bombardame­nti israeliani a Rafah, nel sud della Striscia (Afp)
Cibo e macerie Uno sfollato palestines­e con un pacco di cibo tra le macerie degli edifici distrutti dai bombardame­nti israeliani a Rafah, nel sud della Striscia (Afp)
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Primo ministro, 74 anni, in carica dal 2022
Benjamin Netanyahu Primo ministro, 74 anni, in carica dal 2022
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Ex ministro della Difesa, 64 anni, ora nel gabinetto di guerra
Benny Gantz Ex ministro della Difesa, 64 anni, ora nel gabinetto di guerra
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Ministro della Difesa dal 2022, 65 anni
Yoav Gallant Ministro della Difesa dal 2022, 65 anni

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