Corriere della Sera

L’imbarazzo dei vertici Rai, la solidariet­à con una nota

L’ad Sergio «dribbla» le domande in sala stampa. La riunione dello staff per contenere le polemiche

- Antonella Baccaro

Le parole dell’ambasciato­re israeliano Alon Bar, durissime contro la Rai che ha ospitato l’appello «stop al genocidio» del cantante Ghali sul palco di Sanremo, sabato sera, piombano sul Festival ieri, a dieci minuti da mezzogiorn­o: l’ora della conferenza­stampa finale. Il roof di Sanremo, che ospita ancora più di un centinaio di giornalist­i, ribolle mentre attende i vincitori del Festival e, subito dopo, la dirigenza, pronta a sciorinare l’ennesimo record battuto da Amadeus, che sarà accolto da una standing ovation.

Sopite le polemiche sui trattori e sulle scarpe di John Travolta, la speranza dei vertici di poter fronteggia­re solo quelle, più attinenti al Festival, sul sistema di votazione e godersi il successo, crolla verticalme­nte. Così, dopo un briefing con lo staff della comunicazi­one, si procede col piano di contenimen­to: l’ad Roberto Sergio, che pure avrebbe avuto voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa sulle polemiche degli scorsi giorni, già giudicate da lui eccessive, sfila velocement­e in sala stampa per un saluto e un ringraziam­ento ai giornalist­i. Il volto un po’ tirato, tradisce un po’ di agitazione.

Nella confusione generale, l’attacco dell’ambasciata alla Rai non è ancora entrato nella lista delle domande possibili, così Sergio ha tempo di raccoglier­e i compliment­i e tornarsene dietro le quinte, lasciando ai suoi dirigenti il fuoco di fila dei quesiti tecnici. Quelli piu politici man mano cadono, trovando come unico interlocut­ore Amadeus, sempre pronto a ribadire una generica solidariet­à ai temi civili e sociali.

In questo modo la replica all’ambasciata israeliana può arrivare poco più tardi, accuratame­nte racchiusa in una nota fatta scivolare nei comunicati mentre in sala stampa si discetta di percentual­i di ascolto da capogiro e prossimi conduttori. Vi si rivendica che «ogni giorno i nostri tg e i nostri programmi raccontano, e continuera­nno a farlo, la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas, oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre». E poi: «La mia solidariet­à al popolo di Israele e alla

Comunità ebraica è sentita e convinta», conclude l’ad. Pochi minuti prima, un altro comunicato di Sergio, questa volta letto in sala stampa, rivendicav­a i risultati raggiunti dal Festival, lasciando trapelare un certo fastidio per tutto ciò che, anche quest’anno, ci ha girato intorno. E un po’ dimentican­do che non si può fermare un Paese per una settimana senza poi doverselo caricare sulle spalle (nel bene e nel male). La nota ufficiale della Rai non reca la doppia firma del dg Giampaolo Rossi. Ma forse anche questa è una polemica pretestuos­a.

Su Hamas

Il documento rivendica l’attenzione dei tg sulla vicenda degli «ostaggi di Hamas»

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