Corriere della Sera

Stadio & social, l’armata Geolier

Milioni di fan sul web, in vetta agli ascolti Spotify Il rapper disinnesca le polemiche sulla finale «E i fischi nella serata delle cover? Nun fa nient’»

- di Barbara Visentin

Afiamme e scintille, ha preferito contrappor­re educazione e pacatezza: «Nun fa nient’» se ci sono stati i «buu», se alcuni spettatori dell’Ariston, nella serata delle cover, se ne sono andati. Geolier disinnesca le polemiche, sia sulla sua vittoria nel venerdì dei duetti sia sul mancato trionfo finale, nonostante una percentual­e record del televoto, il 60%, fosse compatta su di lui. A protestare, tanto, ci pensa il suo esercito di fan, una vera e propria armata che lo sostiene a gran voce sui social e lo aspetta live negli stadi.

Il rapper napoletano, ieri ospite a Domenica In, ha preferito parlare di «momenti che aiutano a crescere» e di «una bella esperienza che porterò a Napoli», dove è tornato in serata. In conferenza stampa, ha ricacciato anche le ombre di antimeridi­onalismo nei suoi confronti: «Forse negli Anni 50, ma io sono nato nel Duemila». Il suo secondo posto con «I p’ me, tu p’ te» conta come una vittoria: «Ho portato il napoletano e quindi ho realizzato i miei obiettivi. Sul palco ero con Angelina Mango, una ragazza di 20 anni come me, ed è bellissimo vedere due giovani sul podio». Nell’abbraccio con la vincitrice, dà un’ulteriore lezione di stile da cui dovrebbero prendere spunto sia quelli che se ne sono andati dall’Ariston sia chi, in sala stampa, l’ha accusato di aver «rubato» la vittoria di venerdì o si è vantato di non sapere chi fosse.

Roba da boomer, viene da dire, perché non sapere chi sia Geolier vuol dire ignorare uno dei più grossi fenomeni musicali degli ultimi anni e ignorare il tifo da stadio che, da ben prima di Sanremo, lo accompagna in tutto quel che fa. A proposito di stadio: il 23enne di Secondigli­ano, all’anagrafe Emanuele Palumbo, a giugno sarà il primo artista di sempre a fare tre concerti al Diego Armando Maradona di Napoli. La prima data è andata sold out in meno di 48 ore, spingendo ad annunciare la seconda e poi, esaurita quella, anche la terza: ancora neanche si sapeva che avrebbe partecipat­o al Festival. Ma il suo disco «Il coraggio dei bambini» è stato l’album più venduto del 2023 ed è stato accompagna­to da una miriade di altre certificaz­ioni.

Dietro di lui, insomma, c’è un pubblico pronto a tutto per sostenerlo. E se lui placa gli animi, affermando che la discrimina­zione contro i napoletani è un fenomeno superato, l’armata che l’ha votato in massa in questi giorni è di ben altro avviso. Sui social, ieri, la polemica continuava a infuriare, con tanti fan che hanno visto nel ribaltone finale un’ingiustizi­a bella e buona. Per votarlo si erano organizzat­i in grande, a colpi di cinque sms per telefono, come aveva invitato lui stesso a fare in un «tutorial» che ha fatto un po’ discutere, insieme alle stories in cui i follower (ne ha 2 milioni e mezzo solo su Instagram) mostravano le tante sim card o i tanti telefoni approntati per lui: una tifoseria ben istruita che ha portato una mitragliat­a di voti, ma che, di per sé, non ha fatto nulla di irregolare.

La realtà è che Geolier, per una fetta tutt’altro che irrilevant­e del Paese, a partire da Napoli, ma certamente non solo a Napoli, è una star assoluta. E da star si comporta: è arrivato a Sanremo con un jet privato (galeotta la foto postata su Instagram e subito rimossa, non prima però che Selvaggia Lucarelli la intercetta­sse), ha sfilato sul green carpet con una tuta del SSC Napoli (prima volta che il club calcistico collabora con un personaggi­o della musica, facendogli disegnare una collezione) e per la serata cover ha sfoderato un trio d’assi, da Guè a Luchè (rapper fondamenta­li nella sua formazione) fino al «king» Gigi D’Alessio.

Il suo successo, aveva detto, è «per Napoli, per i ragazzi, per la mia famiglia». Ed è proprio l’identifica­zione con i ragazzi, l’essere uno di loro e il parlare come loro, la chiave per comprender­lo. «Io arrivo da Secondigli­ano, a 7-8 anni lavoravo a casa a montare viti e bulloni. Agg’ faticato veramente», aveva raccontato. Una storia di riscatto non nuova che però andrebbe analizzata per la portata generazion­ale e sociale, non relegata a fenomeno regionale.

Nato nel 2000 «Antimeridi­onalismo? C’era forse negli Anni Cinquanta ma io sono nato nel 2000»

 ?? ?? Con la tuta Geolier, nome d’arte di Emanuele Palumbo (Napoli, 23 marzo 2000) ha sfilato sul green carpet con la tuta del SSC Napoli
Con la tuta Geolier, nome d’arte di Emanuele Palumbo (Napoli, 23 marzo 2000) ha sfilato sul green carpet con la tuta del SSC Napoli
 ?? ?? Tifo Nella foto sopra, i fan a Napoli delusi per la mancata vittoria di Geolier. Sotto, a sinistra, il rapper mostra i meccanismi del televoto in una story su Instagram. Accanto la foto nel jet privato con cui è arrivato a Sanremo, postata e poi cancellata, ma rilanciata da Selvaggia Lucarelli
Tifo Nella foto sopra, i fan a Napoli delusi per la mancata vittoria di Geolier. Sotto, a sinistra, il rapper mostra i meccanismi del televoto in una story su Instagram. Accanto la foto nel jet privato con cui è arrivato a Sanremo, postata e poi cancellata, ma rilanciata da Selvaggia Lucarelli
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