Corriere della Sera

La contesa sull’Irpef nella maggioranz­a Frecciate a Giorgetti, un po’ san Sebastiano

Il ministro tiene il punto sulle coperture

- di Federico Fubini

Specie di fronte ai più complicati negoziati europei, Giancarlo Giorgetti spesso ama schermirsi: «Ma che volete, sono solo un commercial­ista di provincia». Ovviamente il ministro dell’Economia lo dice per sottolinea­re che almeno lui non ha perso il senso pratico; e semmai che se qualcosa risulta evidente a lui, allora non si capisce perché agli altri no. Ma poche volte come nell’intricata vicenda dei trattori il mestiere d’origine torna comodo all’ex commercial­ista (con laurea alla Bocconi) figlio di un pescatore e di un’operaia tessile di Cazzago Brabbia, ottocento abitanti sul Lago di Varese.

Perché, francament­e, basta fare due conti. E Giorgetti, nel silenzio dietro cui si è trincerato, deve averli fatti da parecchio. In agricoltur­a l’Istat stima un milione e 59 mila «imprendito­ri o aziende individual­i o familiari» in Italia e il gettito atteso in legge di bilancio dalla fine per loro dell’esenzione sull’imposta sui redditi personali (Irpef) è di 140 milioni di euro. Significa che, in media, ciascuno dovrebbe — o avrebbe dovuto, vedremo — versare meno di 140 euro di tasse in più. I quali ovviamente non sono da trascurare, anche perché non tutti gli imprendito­ri agricoli possono contare sui ricavi da centinaia di migliaia o da milioni di euro, come alcuni di quelli che hanno ettari sfruttati con le colture più redditizie. C’è chi produce mais o grano, che alle cooperativ­e si vende a cifre più basse. Eppure la rendita catastale («dominicale») del terreno sulla quale si dovrebbe pagare l’Irpef è la stessa rispetto a quella dei pregiati prodotti da esportazio­ne dell’alimentare italiano.

Ma queste, appunto, sono consideraz­ioni dal mondo reale. A Roma interessan­o forse a Giorgetti e pochi altri. Perché, non per la prima volta, il ministro leghista vede deflagrare attorno a sé una battaglia largamente simbolica. Cioè, politica: fra il vicepremie­r Matteo Salvini, leader della Lega e fautore di un ritorno totale dell’esenzione Irpef sui — bassi, bassissimi — redditi catastali ufficiali degli agricoltor­i; e la premier Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranz­a che vorrebbe limitare il ritorno dell’esenzione Irpef fino a diecimila euro di reddito (catastale, non effettivo).

Ora, nel mondo reale la differenza fra le posizioni di Salvini e di Meloni francament­e è minima, al massimo poche decine di milioni di euro di gettito in un Paese da duemila miliardi di reddito, perché gli agricoltor­i con rendite catastali oltre i diecimila euro in Italia sono pochissimi: e anche al di sotto di quella soglia, del resto, si possono avere ricavi reali netti astronomic­i oppure bassi, secondo la coltura.

Ma, si sa, la politica queste battaglie simboliche le adora. Specie a pochi mesi dalle europee. E Giorgetti, un po’ San Sebastiano preso a frecciatin­e da ogni dove, un po’ ministro «tecnico» più per forza di cose che per vocazione, è probabilme­nte uno dei pochi che riesce ancora a misurare la distanza tra il Paese e l’agone romano. Dove il suo partito lo pressa sulle coperture e FdI lo chiama in causa per dire che la scelta sull’imposta agricola è anche leghista, perché leghista è il ministro dell’Economia. Forse è per questo che lui se ne resta zitto, in questa baruffa da campagna elettorale scatenata principalm­ente dal suo leader di partito Salvini.

Per Giorgetti del resto i paletti restano sempre gli stessi: fosse anche solo per 140 milioni di entrate perdute o persino meno, la Costituzio­ne dice che le coperture vanno trovate; anche perché allargare il deficit ora, quando l’inchiostro della sua firma sul nuovo Patto di Stabilità è ancora fresco, non sarebbe certo il modo migliore per avviare il difficile negoziato sui conti che aspetta il ministro a Bruxelles nei prossimi mesi. Dunque Giorgetti tace e, dietro porte chiuse, tiene il punto. A meno, naturalmen­te, che la decisione di un nuovo «liberi tutti» sull’Irpef agricola — ben oltre il generoso regime attuale — non arrivi da altri ai quali lui non può opporsi: il Parlamento o la premier stessa.

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Giancarlo Giorgetti, 57 anni, è ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo presieduto da Giorgia Meloni
In carica Giancarlo Giorgetti, 57 anni, è ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo presieduto da Giorgia Meloni

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