Corriere della Sera

Milei a Roma s’inchina al Papa (dopo i vecchi insulti)

Bergoglio: «Bello vederti». Il capo di Stato argentino oggi da Mattarella e Meloni

- Gian Guido Vecchi

«Posso darle un bacio?». «Sì, figlio, sì!». Il prologo, ieri mattina, dice molto di quella che sarà l’udienza di oggi: il presidente argentino Javier Milei, nella Basilica di San Pietro, si avvicina al connaziona­le che aveva definito «affine ai comunisti assassini», un «personaggi­o nefasto» e «imbecille» nonché «rappresent­ante del Maligno» in Terra, insomma si accosta a papa Francesco che lo aspetta sulla sedia a rotelle alla fine della Messa e si china a salutarlo, gli stringe la mano e infine lo abbraccia con l’aria commossa mentre il pontefice sorride accoglient­e come fosse il figliol prodigo.

Jorge Mario Bergoglio, del resto, ne ha viste tante e lo aveva detto: «In campagna elettorale si dicono cose che servono per creare un po’ di attenzione, ma poi svaniscono. Bisogna distinguer­e molto tra ciò che dice un politico in campagna elettorale e quello che farà dopo, perché poi arriva il momento della concretezz­a».

Oggi Milei incontrerà a metà giornata il presidente Sergio Mattarella al Quirinale e nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni. Ma è l’udienza con Bergoglio, nel frattempo definito «l’argentino più importante della storia», che attendeva con maggiore apprension­e. Certo il Papa lo ha accolto con familiarit­à: «Ti sei tagliato i capelli? È bello vederti, che Dio ti benedica». Lui ha diffuso un «muchas gracias!» via social. Ma non è un mistero che la distanza tra i due sia siderale. Francesco pensa il peggio dei populismi e poco prima delle elezioni, a un’agenzia argentina che gli chiedeva della crescita delle «forze di estrema destra», aveva risposto che a volte «ci si aggrappa ai miracoli, ai messia», anche se «il Messia è uno solo» e gli altri «sono tutti pagliacci del messianism­o, pifferai magici».

Ora però si tratta del realismo secolare della Chiesa, e anche di quello di Milei. Dopo l’elezione, si sono sentiti al telefono per gli auguri di rito. Stamattina il presidente ripeterà di persona al Papa l’invito in Argentina già rivolto per lettera. Un viaggio atteso da undici anni che finora Bergoglio ha evitato. Milei spera di comporre la frattura, per Francesco «il dialogo si deve fare sempre». Restano le preoccupaz­ioni dell’episcopato argentino, e di Bergoglio, per i tagli alla spesa pubblica e perfino alle mense dei poveri.

Ieri Milei era presente alla canonizzaz­ione di «Mama Antula», la prima santa argentina. Nell’omelia, Francesco ha messo in guardia dalla «lebbra dell’anima» che «rende insensibil­i alla compassion­e» e scarta i più deboli: «Quante persone sofferenti incontriam­o sui marciapied­i delle nostre città!».

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(Afp) Il saluto Il presidente argentino Javier Milei stringe le mani a papa Francesco

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