Corriere della Sera

Misseri lascia il carcere: «Dentro mi sentivo più libero»

Taranto, zio Michele non torna (per ora) ad Avetrana. Ma va in tv e ripete: ho ucciso io Sarah

- DAL NOSTRO INVIATO Alfio Sciacca

Eccolo zio Michele. Alle 7.15 lascia il carcere di Lecce a bordo della Renegade bianca del suo avvocato. Finestrino abbassato, sguardo fisso in avanti, non cede alla pressione di fotografi e giornalist­i neanche con una smorfia del viso. Dopo quasi 7 anni in carcere non si presenta più come il contadino sprovvedut­o che straparlav­a e faceva entrare in casa le troupe televisive per raccontare le sue tante verità sulla fine della nipote Sarah Scazzi.

Oggi sembra un altro uomo che si gestisce (o si fa gestire) con precisione chirurgica, anticipand­o interviste nel giorno stesso in cui lascia il carcere e programman­do esclusive per la television­e. Se di circo mediatico si tratta, questa volta non è per tutti. Ma la pressione è forte e alla fine confessa al suo avvocato: «Mi sentivo più libero dentro, fuori mi sento invece incarcerat­o».

A vuoto anche il tentativo di attenderlo nella villa di via Deledda ad Avetrana, dove comunque sono state riattivate le utenze e dove qualcuno è andato a fare pulizie. Segno che Michele Misseri in quella casa dovrebbe tornarci, anche se nessuno sa bene quando. «L’ho lasciato da un conoscente — dice in tarda mattinata il suo legale Luca La Tanza —, non tornerà ad Avetrana né oggi, né domani e nemmeno nei prossimi giorni. Attende che si calmino le acque». E e poi annuncia: «Mi ha detto che per un po’ di giorni non vuole parlare con nessuno».

Ma quasi in contempora­nea Misseri registrava un’intervista per Rete 4 mandata in onda ieri sera. Nulla di nuovo. «Ho ucciso io Sarah, ma da assassino sono fuori e Cosima e Sabrina da innocenti sono in carcere — ripete—. Dico a loro di avere pazienza perché prima o poi sarete fuori». E ancora: «Scusatemi se ho detto tante bugie, vi ho chiesto tante volte perdono, ma non mi avete risposto». Ha raccontato di avere scritto anche alla mamma di Sarah: «Le ho scritto due lettere ma non mi ha risposto. Voglio dirle che sono solo io a dover pagare, e invece ci sono due innocenti che stanno piangendo lacrime amare in carcere».

Zio Michele, ormai sulla soglia dei 70 anni, era stato condannato a 8 anni per occultamen­to e soppressio­ne di cadavere. È tornato in libertà con 696 giorni di anticipo, per il cumulo di buona condotta e sconti di pena. Dal carcere ha cercato più volte di scrivere o avere un contatto con la moglie Cosima e la figlia Sabrina, condannate all’ergastolo per morte di Sarah. Ma loro si sarebbero sempre negate. Indifferen­ti anche alla notizia della scarcerazi­one. «Non vogliono avere più niente a che fare con lui», dice il loro legale. Eppure Misseri continua dirsi l’unico colpevole.

Avetrana intanto lo attende con un misto di fastidio e indifferen­za. In via Deledda non c’è più la folla di curiosi e tutti vorrebbero «non essere più etichettat­i come i compaesani di zio Michele». «Del resto — dicono gli anziani sulle panchine in piazza Vittorio Veneto — lui ha pensato solo alla campagna e in giro non si vedeva neanche prima». Mentre don Mimmo Starnativo chiede che «alla nostra cittadina venga data la possibilit­à di ritrovare la propria serenità».

Chi non ha mai lasciato Avetrana è la mamma di Sarah che continua a vivere nella casa di via Verdi. Il citofono squilla in continuazi­one, ma non risponde nessuno. «La vediamo poco anche noi — dicono i vicini —, è stata sempre molto chiusa e riservata».

Nulla sembra essere cambiato ripercorre­ndo la via crucis della povera Sarah. Il pozzo in contrada Mosca dove venne gettato il corpo è coperto da alcuni massi e tronchi. Accanto l’altarino con dei fiori appassiti e, ben visibile, la foto della 15enne. In tanti continuano invece a portare fiori freschi sulla grande tomba di Sarah, proprio all’ingresso del cimitero di Avetrana.

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(Ansa) Fine pena ll momento in cui Michele Misseri ha lasciato il carcere di Lecce ieri mattina

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