Corriere della Sera

Eredità Agnelli, si allarga l’inchiesta L’ipotesi dei pm sui fondi all’estero

Oggi in Procura ascoltati nuovi testimoni sulla effettiva residenza di Marella

- Di Simona Lorenzetti e Massimilia­no Nerozzi

Se la presenza s’era fatta residenza, quella di Marella Agnelli in Italia, è una delle prime cose che sta cercando di accertare l’inchiesta della Procura di Torino, avviata un anno fa in seguito a un esposto della figlia Margherita. Così oggi, il procurator­e aggiunto Marco Gianoglio e i pubblici ministeri Mario Bendoni e Giulia Marchetti continuera­nno ad ascoltare altri testimoni: personale in servisegue­nti zio, o che lo è stato, a Villa Frescot, sulle colline torinesi, dove la moglie di Gianni Agnelli avrebbe trascorso più di 183 giorni all’anno, almeno nel 2018, un intervallo temporale dalla ricaduta legale, appunto. Farebbe infatti scattare la residenza fiscale in Italia, e non più in Svizzera, con conobbligh­i fiscali.

Va da sé, i magistrati — che coordinano l’indagine della Guardia di finanza — sono anche interessat­i a scoprire se Marella avesse milioni di euro all’estero, insomma capitali capaci di produrre interessi o utili: ovvero, redditi potenzialm­ente sottratti alla tassazione dell’erario italiano. Consideran­do ovviamente il patrimonio ereditato dopo la morte dell’Avvocato, nel 2003. Per dire, se Gianni Agnelli avesse custodito oltre frontiera un Caravaggio, amen. Ma i capitali sono un’altra storia, per ciò di cui si devono occupare i pm. Gli investigat­ori sono partiti prendendo in esame gli anni 2018 e 2019 perché ritengono di avere maggiori elementi e documenti in grado di dimostrare sia la presenza di Marella in Italia, sia la cornice disegnata dai cosiddetti «interessi vitali»: come lo sono i rapporti di famiglia, quelli di amicizia, di lavoro o anche solo il medico di fiducia.

Per ora, stando alla contestazi­one presente sul decreto di perquisizi­one, gli investigat­ori ipotizzano un’Irpef evasa per 3,5 milioni nel 2018; e per 244 mila euro nel 2019, vista la scomparsa della donna il 23 febbraio di quest’ultimo anno. In ballo ci sono le imposte sulla «rendita vitalizia» che Margherita doveva pagare alla madre, in virtù degli accordi successori, sui 580 mila euro al mese, attorno agli 8 milioni in questione. Da qui, l’ipotesi d’accusa di «dichiarazi­one fraudolent­a», per la quale sono indagati John Elkann, presidente di Exor (estranea all’indagine), Gianluca Ferrero, storico commercial­ista della famiglia e numero uno della Juve, e Urs Robert Von Gruenigen, il notaio incaricato dall’autorità giudiziari­a svizzera di amministra­re l’eredità di Marella Agnelli. Ferrero avrebbe curato le denunce dei redditi, l’amministra­tore elvetico le avrebbe sottoscrit­te.

E il primogenit­o — sempre secondo l’accusa — li avrebbe agevolati, assumendo personale, direttamen­te o attraverso alcune società fiduciarie: tutta gente che, in realtà, avrebbe lavorato presso la nonna. Tant’è che già venerdì scorso, alcuni impiegati erano stati sentiti come persone informate sui fatti nella caserma del nucleo di polizia economico finanziari­a. Su una situazione che, per gli investigat­ori, sarebbe andata avanti per anni.

Dopodiché, agli inquirenti interessa solo il profilo fiscale della vicenda. Che potrebbe avere sviluppi da saga dinastica, a partire dal patto successori­o del 2004 e il cui articolo 1 suonava grossomodo così, indirizzan­do la storia: «La signora Marella Caracciolo Agnelli dichiara che il suo testamento sarà esclusivam­ente e interament­e regolato dalla legge svizzera». Un’affermazio­ne che potrebbe essere travolta dagli eventuali esiti dell’inchiesta penale. Detto che gran parte dei documenti sequestrat­i non sono stati ancora esaminati, i militari della Guardia di finanza cercano anche gli atti successori originali relativi al patrimonio di Gianni Agnelli: al momento, non sono saltati fuori.

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Margherita Agnelli e il padre Giovanni Agnelli, scomparso a Torino il 24 gennaio 2003

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