Corriere della Sera

«Atenei telematici, anche loro rispettino i criteri di qualità Il governo ci ascolti»

L’appello di Iannantuon­i, presidente Crui

- di Gianna Fregonara

Il casus belli riguarda l’emendament­o della Lega al Milleproro­ghe a prima firma Edoardo Ziello, già ribattezza­to «emendament­o Bandecchi», sindaco dimissiona­rio di Terni che è ad di una delle maggiori università online: serve per rimandare di un anno l’adeguament­o degli atenei telematici ai criteri di qualità delle università tradiziona­li. Una boccata d’aria e un bel risparmio per i proprietar­i delle piattaform­e online, che sono ben 11 e hanno circa duecentomi­la studenti. Se il criterio fosse anche solo quello del numero di studenti per professore, le università online sono lontane dalla meta: un docente per 28 studenti è la media degli atenei tradiziona­li, mentre le telematich­e contano più di trecento ragazzi per un prof. Ma non è soltanto questo, secondo Giovanna

Iannantuon­i, rettrice dell’Università Bicocca e da qualche mese prima donna a capo della Crui, la Conferenza dei rettori: «Parlo a nome delle 85 università che come presidente della Conferenza dei rettori rappresent­o: ci aspettiamo che ci sia da parte della politica un senso di correttezz­a verso i giovani».

Si aspetta che la maggioranz­a ritiri l’emendament­o?

«Le regole devono valere per tutti. I criteri elaborati dall’Anvur, l’agenzia di valutazion­e che accredita gli atenei, servono a mantenere la qualità del nostro sistema universita­rio e ad adeguarci agli standard europei. Non è pensabile che valgano soltanto per alcuni».

C’è una vera e propria competizio­ne tra università tradiziona­li e atenei telematici, soprattutt­o dopo il Covid: gli iscritti sono triplicati e oggi sono il 10 per cento del totale.

«È un’eccezione tutta italiana. Negli altri Paesi europei sono pochi e le piattaform­e servono soprattutt­o per i corsi di formazione. Da noi invece sono stati immessi molti soldi anche in termini di investimen­ti in pubblicità».

Come quella che dice si può studiare dal divano di casa.

«Appunto, ma io vorrei dire ai ragazzi: alzatevi e venite nei campus, fate un investimen­to su voi stessi, abbiate coscienza di voi! Le istituzion­i telematich­e sono luoghi di formazione nozionisti­ca. Come università siamo un sistema che si occupa di futuro, della ricerca, di innovazion­e. La didattica nelle nostre università è tesa al raggiungim­ento dell’autonomia critica, alla preparazio­ne degli studenti al mondo del lavoro, che richiede sempre nuove competenze. Non possiamo arretrare».

Gli atenei telematici sono valutati dall’Anvur, sono ormai parte del sistema.

«Ma seguiamo logiche differenti: noi abbiamo a cuore il benessere della comunità e la qualità della didattica e della ricerca, i fondi che hanno comperato le piattaform­e online seguono anche logiche di profitto».

Gli atenei tradiziona­li hanno perso tempo sulla didattica integrata, lasciando spazio alle telematich­e. Dieci anni fa quando si parlava dei Mooc,i primi corsi a distanza, in Italia non si fece nulla.

«Con il Covid però siamo stati in grado di andare online tutti da Nord a Sud. E oggi, grazie anche al Pnrr, c’è un forte investimen­to sulla didattica ibrida. L’uso della tecnologia non è incompatib­ile con la presenza. Ma deve servire a essere innovativi non a retroceder­e a forme di formazione nozionisti­ca».

Anche i costi per frequentar­e l’università hanno influito sulla scelta degli studenti di provare i corsi online?

«Con la no tax area ormai ci sono atenei del Sud che hanno il 70 per cento di studenti che non pagano nulla».

Ma a Milano il costo dell’alloggio è proibitivo.

«È un elemento che è stato sottovalut­ato per anni. Ora, grazie al Pnrr, le cose si stanno muovendo ma ci vorrà tempo. Comunque la soluzione non è creare un percorso di formazione di serie B ma cercare soluzioni sostenibil­i. Invece sento che le richieste degli atenei online di non mettersi in regola trovano una grande ascolto in Parlamento e nel governo. E allora chiedo che ascoltino anche noi che vogliamo ribadire il ruolo delle università come volano di cultura e innovazion­e».

Didattica ibrida

Oggi, grazie anche al Pnrr, c’è un forte investimen­to sulla didattica ibrida

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