Corriere della Sera

Il saluto «ai cari» che imbarazza

- di Giusi Fasano

Se non fosse una storiaccia nera ci starebbe una risata. La formula classica che annuncia al mondo i funerali (domani) di Santina Delai, uccisa il 7 febbraio a 78 anni, dice: «È mancata all’affetto dei suoi cari». Sì, ma quali «cari»? Giacomina, Morena, Daniele, i fratelli, le sorelle, i nipoti, i cognati, le cognate e i parenti tutti. Ma proprio tutti. Compreso Mauro. Che compare per primo nella lista dei nomi ed è un nome quantomeno imbarazzan­te, perché lui è il figlio di Santina, sì, ma è anche il suo assassino (ora in carcere). Quindi Mauro e tutti gli altri «danno il triste annuncio», è scritto sul manifesto funebre. E a Puegnago del Garda, una manciata di case in provincia di Brescia, i manifesti funebri sono diventati punto di partenza per il chiacchier­iccio locale. Chi avrà sbagliato? La verità, come sempre, è che si può sbagliare anche facendo cose terribilme­nte serie come occuparsi di un funerale. E comunque lo sappiano quelli delle agenzie funebri, o chiunque abbia commesso l’errore a Puegnago: esaltare il dispiacere di chi sarebbe meglio non citare nemmeno nell’elenco degli affranti non è una loro esclusiva. Nei tribunali si fa anche di peggio. Ce lo ha raccontato in una intervista l’avvocato degli avvocati d’Italia, Franco Coppi. Che non a caso dice «con il dovuto rispetto: i luoghi della giustizia spesso sono gabbie di matti» e che «Eduardo De Filippo in molte delle sue commedie ha preso spunto dalla realtà nelle aule dei tribunali». Coppi ci rivela che «nella vita ho assistito a difese diciamo bizzarre, per usare un eufemismo». E cita un esempio che ha molto a che vedere con l’annuncio funebre di Santina: «Ricordo tanti anni fa l’arringa straordina­ria di un collega che cercò di convincere tutti con un discorso aulico: “La vita di questo povero ragazzo è stata già messa duramente alla prova” disse indicando il suo assistito. E poi cose tipo: “Vivrà il resto dei suoi giorni senza avere più accanto i suoi genitori”. Erano parole accorate». Domanda: e cosa c’era di bizzarro in quella difesa? Risposta: «C’era che il presidente a un certo punto disse: ma avvocato, i genitori li ha ammazzati lui! E la risposta del collega fu: “E che c’entra? Rimane pur sempre orfano”. Indimentic­abile». Ecco. Come dicevamo: se quella di Santina non fosse una storiaccia nera ci starebbe una risata.

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