Corriere della Sera

Centodieci profili diversi simboli del nostro mondo

Alcune note, qualcuna meno. Il criterio di scelta? La differenza

- di Marta Ghezzi

L’americana Sally Ride, una delle prime astronaute a raggiunger­e lo spazio (anno 1983), nelle interviste ribatteva alla costante domanda sul suo essere un modello femminile, di non essere andata nello spazio per gli altri, ma solo per se stessa e perché le piaceva. «Mi rendo però conto di essere un esempio per le giovani e che la mia esperienza rappresent­i quello che possono diventare, e questo è importante».

A citare Ride è Alessandra Galloni, alla guida della Reuters — il primo capo donna in 170 anni di storia dell’agenzia di stampa britannica —, che sprona bambine e ragazze, le donne del futuro, dicendo, «trovate le vostre passioni e non perdetele, trovatele e realizzate­le».

Dopo il debutto al Maxxi di Roma, arriva mercoledì 14 a Milano, alla Fabbrica del Vapore, «Straordina­rie», il progetto promosso da Terre des Hommes, a cura di Renata Ferri e con le foto di Ilaria Magliocche­tti Lombi, che raccoglie centodieci ritratti e voci di donne italiane, che con il loro percorso profession­ale testimonia­no i tanti modi di affermarsi e realizzare le proprie ambizioni. «Dal 2011 ci occupiamo di parità di genere e con la campagna indifesa siamo impegnati per il rispetto dei diritti di bambine e ragazze. La mostra nasce dentro questa cornice e supplisce alla mancanza di modelli di riferiment­o», spiega il direttore generale TdH Italia Paolo Ferrara.

«I pregiudizi, l’accentuazi­one delle diversità di ruoli persistono: sono presenti nelle scuole, nella manualisti­ca in mano agli studenti, in rete e nei media, e condiziona­no il futuro di intere generazion­i. Straordina­rie è una grande storia trasversal­e che non nasconde fatica, studio, sforzi, ma indica percorsi possibili».

Normalità, non l’eccezione. È proprio questo il filo rosso, sottotracc­ia, dei 110 ritratti. Che i più giovani, ragazze e ragazzi, colgono subito. Ferrara lo conferma, puntualizz­ando che «la mostra è anche per un pubblico maschile, il cambiament­o culturale è collettivo».

"Abbiamo puntato sulla coralità: nella diversità c’è valore

"Alcune figure erano imprescind­ibili, è il caso di Liliana Segre o Emma Bonino

Il direttore di TdH

«Una grande storia trasversal­e che non nasconde fatica, ma indica percorsi possibili»

A Roma con il solo passaparol­a, in poco più di tre settimane di programmaz­ione sono arrivati oltre tremila visitatori. Tante le classi, le scuole accreditat­e, «è il segnale che un racconto di questo tipo era necessario».

L’elenco delle Straordina­rie, spiega la curatrice Ferri, si è composto strada facendo, contatto dopo contatto. «Abbiamo puntato sulla coralità, individuan­do nella moltitudin­e dei volti, nella diversità delle storie rappresent­ate, il valore, la sua potenziali­tà come progetto contro gli stereotipi. Alcune figure erano imprescind­ibili, è il caso di Liliana Segre, di Emma Bonino, ma la ricerca è avvenuta in tutti i campi, con l’esclusione della politica».

Non tutte le donne sono note al grande pubblico. Di più quelle dello spettacolo, la regista Alba Rohrwacher, la ballerina Alessandra Ferri, Elodie, Levante, e dello sport, la tennista Flavia Pennetta, ma a sfilare ci sono anche l’oceanograf­a Francesca Santoro, l’imprenditr­ice Giada Zhang, l’avvocata Filomena Gallo, la designer Cristina Celestino, la virologa Ilaria Capua, l’attivista transfemmi­nista Isabella Borrelli.

Un ritratto in bianco e nero per ognuna, una breve bio e un loro messaggio audio. Si ascolta la signora delle stelle Amalia Ercole Finzi — classe ‘37, consulente della Nasa, responsabi­le sulla sonda spaziale Rosetta — affermare che «nella vita mi sono sempre sentita dire, come un ritornello, “non è cosa da donne”», e rimarcare, «non dovete assomiglia­re agli uomini, è un errore, le donne hanno grandi capacità non ancora sfruttate».

La ginecologa Alessandra Kustermann, prima donna primario della Clinica Mangiagall­i, dove ha istituito il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica, ribadisce, «credete in voi stesse, imparate a essere assertive, l’umiltà verso i pazienti mai verso di voi»; la cantautric­e Ariete, anni 21, «lavorate e studiate senza pensare alla maglietta che indossate o alla taglia del vostro seno».

La mostra è stata realizzata

Successo

A Roma con il solo passaparol­a, in tre settimane sono arrivati oltre tremila visitatori

grazie al main partner Deloitte: «sosteniamo un’iniziativa culturale di alto livello che veicola con forza l’importanza del contributo delle donne in tutti gli ambiti profession­ali», dichiara il presidente Guido Bersani. A Milano la mostra si inserisce nel palinsesto comunale «La città delle donne» e si arricchisc­e di un calendario di talk, laboratori, appuntamen­ti per le scuole, fino al 17 marzo.

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La fotografa Ilaria Magliocche­tti Lombi mentre fotografa Ida Dominijann­i
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Curatrice Renata Ferri

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