Corriere della Sera

Svetlana, Nur e le altre: la guerra vissuta ogni giorno

- di Marta Serafini

Straordina­rie? Martha Gellhorn, Marie Colvin, Svetlana Aleksievic, lo erano e lo sono. Loro lo sapevano: la guerra e le donne. Hanno aperto la strada. Controvent­o, contro tutti, con i maschi sempre davanti a fare i prepotenti. Però a casa, al caldo, se volevano, ci tornavano. Perché la guerra, le inviate (come i loro colleghi uomini) la scelgono. Ma ci sono donne che in guerra ci vivono tutti i giorni. E che il caldo non l’hanno mai avuto. Sono loro, le Straordina­rie. Alle croniste, il compito di raccontarl­e. Il taccuino, la geopolitic­a e gli studi militari fanno parte degli strumenti del mestiere, certo. Insieme però ci vanno le domande, anche quelle cui è quasi impossibil­e rispondere: perché nel 2024 ancora si fa la guerra, che è la cosa meno di senso che sia mai stata concepita. Non c’è un altro sistema? E ancora: se a decidere fossero le donne, si farebbe ancora?

Sul fronte di Bakhmut non sapeva rispondere Irina, un tenente medico dell’esercito ucraino. Quando l’ho conosciuta stava soccorrend­o un tenente di 120 chili cui una granata aveva appena spappolato un testicolo. «Sopravvive­rai fiorellino», gli diceva ridendo mentre a lui zampillava sangue da tutte le parti. L’ho chiesto pure a Olga che ha preso il posto del marito in miniera mentre lui è al fronte e, lei alla fine di un turno di otto ore sottoterra, si fa la doccia e si mette la crema per le mani. Non sapeva cosa rispondere Fatima che nel 2014 a Mosul era arrivata a piedi in clinica sotto le bombe e il tiro dei cecchini per partorire la sua ottava figlia. Nome, Fatima anche per lei, come le altre sette «così non mi confondo». E non sapeva rispondere su un gommone nel Mediterran­eo, Constance, scappata dal Camerun, violentata durante la traversata del deserto e torturata in Libia. Come Meriem nel 2012 che aveva il fratello arruolato con i jihadisti di Al Nusra e lei aveva dovuto lasciare l’università di Aleppo. Lo stesso in Afghanista­n, per Nur, 16 anni, data in sposa ad uno zio di 50 anni e che aveva tentato il suicidio.

Warum Krieg? Perché la guerra? recita il titolo della raccolta di lettere tra Freud e Einstein. La risposta, nessuna (e nessuno) di noi la sa. Sappiamo solo che le armi sono quanto c’è di più lontano dalla bellezza. Che sono falliche, fatte per trafiggere, violentare. Un giorno, dopo 6 ore in trincea con i soldati ucraini, ero stanca. «Se al comando ci fosse una donna, la trincea non sarebbe il letamaio che è», dissi. Abbiamo iniziato a ridere tutti. Poi è arrivato un colpo di mortaio. E abbiamo riso di meno.

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(AP Photo/
E. L. Chapin)
Scrittrice La corrispond­ente di guerra Martha Gellhorn (AP Photo/ E. L. Chapin)

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