Corriere della Sera

L’irresistib­ile ritmo di un’Inter senza limiti Ora l’esame Champions

Strappo per lo scudetto ma le prove non sono finite

- di Paolo Tomaselli

L’Inter viaggia a una media di 2,6 punti a partita, con una proiezione finale a quota 99. Un ritmo folle, nel quale non c’è tempo per godersi il panorama. Ma la prima vittoria in rimonta di tutto il campionato, sabato a Roma, ha dato un gusto ancora più piacevole al ciclo terribile (Lazio, Napoli in Supercoppa, Fiorentina, Juve e appunto Roma) superato senza tentenname­nti, a parte il primo tempo dell’Olimpico. Le urla di Inzaghi dalla tribuna (via radio) hanno scosso la squadra, facendola tornare sui binari giusti. Ma questa super Inter ha già in mano lo scudetto a metà febbraio?

Perché è inarrestab­ile

Tre motivi fanno pensare che la fuga nerazzurra, anche se con l’asterisco per il recupero del 28 febbraio con l’Atalanta, possa essere quella giusta. Il primo riguarda la maturità dimostrata dalla squadra di Inzaghi. L’Inter, attraverso i suoi dirigenti e l’allenatore è stata fin da subito l’unica a puntare dritta allo scudetto anche nelle dichiarazi­oni. E ha interpreta­to il ruolo alla perfezione, forte della consapevol­ezza raggiunta dopo la finale di Champions alla pari con il City. Ma forte anche degli errori dello scorso campionato, quello delle 12 sconfitte.

Il secondo riguarda la qualità che sta esprimendo il gruppo, rinnovato per metà sul mercato estivo e per molti versi migliorato, anche se a inizio campionato non mancavano le perplessit­à. Inzaghi si è ritrovato con un portiere arrivato a inizio agosto e con un attaccante come Thuram preso per fare la riserva di Lautaro e Lukaku. Dopo l’esito della telenovela Romelu, Inzaghi ha lavorato tanto sull’inseriment­o di Thuram, sgrezzando­lo e preparando­lo al lavoro in coppia con Lautaro. I risultati sono sotto agli occhi di tutti, grazie a una proposta di gioco sempre più offensiva. Senza perdere gli equilibri. Intanto oggi per Acerbi si valutano esami al polpaccio e la Procura Figc apre un’inchiesta dopo il dito medio del difensore verso i tifosi della Roma che gli urlavano «Devi morire»: multa in arrivo.

Il terzo motivo risiede nel calendario: l’Inter in trasferta ha ancora due ostacoli, come Bologna (dove ha perso due volte di fila) e Milan. In casa le avversarie più toste sono Napoli, Lazio e Torino.

Perché è ancora aperto

Il primo motivo per cui l’Inter non ha già in mano lo scudetto è banale, ma incontrove­rtibile. Nessuno può pensare di aver vinto un campionato con tre mesi e mezzo d’anticipo. E tanto meno lo può fare l’Inter che due anni fa aveva 4 punti sul Milan e una partita in meno dopo 23 giornate, come adesso (se la Juve vince stasera, ben inteso). Inzaghi dopo aver battutto Allegri lo ha detto in modo esplicito: normalment­e chi ha 60 punti dopo 23 partite ha già fatto il vuoto dietro di sé, quindi il rispetto per la Juve resta altissimo.

Il secondo elemento non a caso marca la differenza proprio con i bianconeri. È vero che Allegri avrà una semifinale di Coppa Italia con la Lazio, ma Inzaghi fra 8 giorni ospita l’amico Simeone e il suo Atletico

(che ieri ha perso Morata, uscito in lacrime: ginocchio) per il primo atto di una battaglia fisica, psicologic­a e tecnica di quelle che prosciugan­o. E che dopo il 13 marzo avrà conseguenz­e: se va male, per la delusione almeno nell’immediato; se va bene perché l’avventura in Champions continua e sarà tosta.

Proprio per questo il calendario in discesa è il grande vantaggio dell’Inter, che vuole bruciare i tempi. Anche per potersi giocare qualche jolly, magari legato al turnover, con due riserve in attacco che lasciano qualche dubbio di troppo. Ma allo stesso tempo l’agenda è un’incognita. Perché lunedì scorso l’a.d. Marotta lo ha sottolinea­to: «Saranno decisive le sfide con le provincial­i». L’Inter ha imparato la lezione. E la prima è non dare nulla per scontato. Mai.

Il dito di Acerbi

Il difensore nerazzurro ha fatto un gestaccio alla curva della Roma La Procura Figc indaga

 ?? (Getty/Afp) ?? Personalit­à Lautaro Martinez e Federico Dimarco, due dei leader dell’Inter. Nel tondo Thuram, 9 gol in serie A
(Getty/Afp) Personalit­à Lautaro Martinez e Federico Dimarco, due dei leader dell’Inter. Nel tondo Thuram, 9 gol in serie A
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