Corriere della Sera

Un documentar­io per scoprire la via dell’anima di Zucchero

- di Aldo Grasso

Iricordi infantili nella Roncocesi degli anni ’50, l’anima blues emiliana che, secondo Francesco De Gregori, ha le sue origini nei canti delle mondine, la depression­e che lo ha colto proprio nel momento di maggior successo: questi i momenti più toccanti di Zucchero - Sugar Fornaciari, un documentar­io di Valentina Zanella e Giangiacom­o De Stefano dedicato al più conosciuto bluesman italiano: Adelmo Fornaciari in arte Zucchero (Tim Vision).

A celebrare l’amico e collega intervengo­no personalit­à del calibro di Bono, Sting, Brian May, Paul Young, Andrea Bocelli, Salmo, Francesco Guccini, Roberto Baggio, Jack Savoretti, Don Was, Randy Jackson, Corrado Rustici, ma lo spettatore rimane col desiderio di saperne di più di quel viaggio intimo che unisce l’Emilia-Romagna alle rive del Mississipp­i, quando Zucchero racconta che New Orleans gli ricordava i paesaggi familiari.

Il documentar­io è più vivo quando percorre la via dell’anima, quando si serve dei filmati provenient­i da archivi privati, quando Zucchero racconta della nonna Diamante con cui è cresciuto (affida il testo della canzone a De Gregori perché la commozione gli impediva di trovare le parole giuste), quando è in gioco la fragilità dell’uomo. Meno quando esalta la vita profession­ale: di tutto rilievo, anche internazio­nale, sia chiaro. Ma è come se il racconto cambiasse tono e ne assumesse uno più ufficiale, da «World Wild Tour», il suo ultimo e trionfale tour mondiale. A rafforzare il mito ci sono già le sue canzoni, attraverso le quali ognuno esercita la propria immaginazi­one e contribuis­ce a fare di Zucchero un’icona poco scalfibile. Il cantante è conosciuto, lo è di meno l’uomo, quell’Adelmo Fornaciari, che sembra uscito dal film Novecento di Bernardo Bertolucci.

Forse bisognava inoltrarsi di più su questo sentiero. Ne avrebbe tratto giovamento anche la regia che, a poco a poco, si acquatta per lasciare spazio a una narrazione più anonima e trionfale. Insomma, sarebbe stato bello rievocare anche quella famosa serata del 2007 a Cala di Volpe quando litigò con Daniela Santanché e gli oligarchi russi che mangiavano senza ascoltarlo e lui reagì da contadino, da uomo vero.

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A Zucchero (68 anni), nome d’arte di Adelmo Fornaciari, è dedicato il documentar­io «Zucchero Sugar Fornaciari»
Voce A Zucchero (68 anni), nome d’arte di Adelmo Fornaciari, è dedicato il documentar­io «Zucchero Sugar Fornaciari»

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