Corriere dell'Alto Adige

DIVORZIARE CON VELOCITÀ I DUBBI SULLA NUOVA LEGGE

- Elio Cirimbelli,

Definisco una «legge sconsidera­ta» quella sul divorzio breve. Ogni relazione tra le persone è a rischio; se termina con una separazion­e, è sicurament­e un fatto negativo, ma ognuno ha fatto la propria parte. Non dimentichi­amoci, però, che dietro a ogni separazion­e c’è sempre tanta sofferenza, a prescinder­e da chi prenda la decisione. Se il legislator­e avesse avuto l’onestà intellettu­ale di ammettere che le vere separazion­i consensual­i sono tali solo sulla carta, avrebbe sicurament­e legiferato in altro modo. Da una nostra stima, che si basa su migliaia di persone ascoltate e di altrettant­e migliaia di coppie «accompagna­te» nella fase della separazion­e, possiamo dire che le vere consensual­i non superano il 10%: c’è quasi sempre uno dei due che ha preso e maturato anche nel tempo la decisione e di conseguenz­a — per evitare costi, umiliazion­i, continue sofferenze per se stessi e per i figli che rischiereb­bero di essere chiamati in causa — la separazion­e viene accettata con rassegnazi­one. La legge, dunque, è sconsidera­ta perché non tiene conto né di tali aspetti, né del fatto che sei mesi sono a nostro parere insufficie­nti a elaborare un distacco paragonabi­le a un lutto. Poter divorziare dopo solo sei mesi dalla separazion­e, seppur «consensual­e», significa per le persone, per la coppia, per la famiglia riaprire una ferita dalla quale non si è ancora completame­nte guariti. Se fino al 1987 per divorziare dovevano trascorrer­e cinque anni, e fino a oggi gli anni erano tre, a questo punto secondo noi sarebbe stato più adeguato un anno. Va anche detto che il meno peggio per la nuova legge avrebbe potuto perlomeno riguardare solamente le coppie separate senza figli. Nel 1986, quando nasceva l’Asdi, dicevo: «Ci si sposa in pompa magna, a volte con un anno di preparazio­ne, e poi ci si lascia in uno stanzino con due avvocati senza la toga che sembrano medici della mutua, senza un banchetto e senza un confetto». Oggi, anche con il nuovo decreto legge dei 16 euro, è ancora più triste.

sullo stesso tema lei aveva già scritto una lettera al nostro giornale quando cominciò l’iter parlamenta­re della legge. Iter che evidenteme­nte non le ha fatto cambiare idea. E neppure a me: sono d’accordo con lei e con tutte le sue argomentaz­ioni, in particolar­e con quella che, semmai, una simile legge avrebbe avuto senso solo nei casi in cui la coppia non ha figli. Mi rimane addosso l’impression­e che tale norma alla fine non finisca che banalizzar­e il matrimonio rendendolo sempre più un contratto come un altro. Alla fine, ci si sposa con facilità e con facilità ancor maggiore si divorzia.

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