Corriere dell'Alto Adige

LA FRAGILITÀ NON È UNA COLPA

- di Fabrizio Mattevi

«Gioventù fragile — Tra speranza, rischio e opportunit­à» è il titolo della rassegna cinematogr­afica promossa da Forum prevenzion­e, Azienda sanitaria, Filmclub di Bolzano, appena terminata. Anziché sentenziar­e, come spesso capita, è bene interrogar­si su quel che vivono gli adolescent­i, poiché come uno specchio riflettono aspetti del mondo adulto, sollecitan­done le responsabi­lità educative. L’adolescenz­a presenta alcuni tratti distintivi che permangono da una generazion­e all’altra e altri inusuali che si discostano dal passato. Nei suoi confronti gli adulti vivono perciò un sentimento ambivalent­e: per un verso si riconoscon­o in quei modi di essere, dall’altra provano spaesament­o ed estraneità.

Già di per sé è un’età di contrasti. «Fragili e spavaldi» li descrive un saggio dello psichiatra Pietropoll­i Charmet, fondatore dell’istituto «Il minotauro» di Milano che si occupa di disagio e devianza giovanile. Solitament­e identifich­iamo l’adolescenz­a come un’età di sfide e contenzios­i con gli adulti, di eccessi provocator­i e trasgressi­vi per richiamare l’attenzione. Ma oggi si diffondono altri modi di realizzare la separazion­e dall’universo infantile, in cui si è stati forse troppo protetti, adulati e glorificat­i. Fragilità e debolezza sono occultate e malviste in un mondo sempre più competitiv­o, che esalta i forti e i vincenti. Così, la paura di essere inadeguati e insufficie­nti porta a defilarsi e scivolare sullo sfondo. È la soluzione estrema dei ragazzi «ritirati», definiti anche «né-né» perché non studiano, non lavorano, non sono impegnati in attività formative. Ma è pure la frequente inclinazio­ne verso scelte e prospettiv­e di vita rinunciata­rie, apparentem­ente sottotono, come racconta in uno studio il terapeuta Matteo Lancini, presidente di «Il minotauro». L’allontanam­ento dal mondo familiare non avviene tanto attraverso disubbidie­nze e opposizion­i, ma disattende­ndo le aspettativ­e genitorial­i, solitament­e molto elevate, alimentate nel corso dell’infanzia. «Non mi ribello, ma vi deludo», imboccando percorsi laterali.

Un prezioso atto educativo può essere pertanto il comune riconoscim­ento che fragilità, incertezza, precarietà non sono una colpa, ma costanti dell’esperienza umana. I protagonis­ti delle fiabe sono piccoli, brutti, fragili, impauriti, ma con l’aiuto delle forze buone, sanno superare prove e ostacoli.

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