Corriere dell'Alto Adige

«Il Patt stia con noi, a Trento e Rovereto candidati della società»

Fugatti rilancia: «Noi siamo la vera coalizione autonomist­a Medicina, il 30 la proposta di Padova. Trento collabori»

- Simone Casalini

Su quali temi?

«Abbiamo posto una forte attenzione sui territori — con gli Stati generali della montagna che hanno raccolto il discorso dell’arcivescov­o Tisi sullo spopolamen­to delle valli — e implementa­to la capacità d’ascolto del popolo. Famiglia e sociale sono settori che abbiamo giudicato prioritari nella nostra azione politica. E poi immigrazio­ne e sicurezza che abbiamo declinato su più piani — dagli interventi su treni e bus al rapporto con le forze dell’ordine, passando per i richiedent­i asilo — e sui quali non intendiamo tornare indietro e correggere l’impostazio­ne. Certo, rimangono aree problemati­che, come la Portela, ma credo che a Trento la situazione sia migliorata».

Nella sua relazione al bilancio la parola «immigrazio­ne» non è però presente. Le politiche che avete adottato sono comunque divisive, in special modo nell’area cattolica e popolare, e sembrava che quell’assenza fosse il preludio ad un cambio di profilo...

«Per noi il tema è così chiaro e scontato che non ho sentito la necessità di ribadirlo. La mia candidatur­a è stata sostenuta da una coalizione popolare, autonomist­a e cattolica. Ci hanno votati molti cattolici che alla domenica frequentan­o le chiese e che evidenteme­nte condividon­o il nostro approccio».

Guardiamo avanti: mi indica due priorità per il 2020?

«La partenza del corso di Medicina e la modifica del Codice degli appalti».

Su Medicina lo scontro istituzion­ale tra la Provincia e l’università di Trento rischia di lasciare macerie sul campo. C’era già stata la polemica sull’incontro pubblico con il giornalist­a Biloslavo. Consideria­te l’ateneo culturalme­nte distante da voi?

«No e non ho la percezione di ostilità. Ci sono stati incidenti spiacevoli, ma che non hanno inciso sul rapporto».

Sul caso Biloslavo la vostra delegazion­e parlamenta­re, però, aveva accusato l’università di sostenere i violenti.

«Ognuno fa il suo lavoro, da parte mia non ci fu nessuna accusa o comunicazi­one».

L’alleanza con l’università di Padova da cosa nasce?

«Dall’esigenza di risolvere un problema oggettivo, quello di avere a disposizio­ne più medici. Non troviamo nemmeno le guardie mediche che vorremmo. Il tema di Medicina a Trento era visto come un tabu. Il rettore era al corrente del nostro orientamen­to, ma osservando che non c’era una volontà pratica di partire abbiamo sondato altri percorsi. Perché con Medicina vogliamo esordire nel 2020 e siamo già in ritardo visto che l’iter deve essere concluso entro il 22 gennaio».

Se sceglieret­e di realizzare questo percorso con l’università di Padova, come sembra, è probabile che Trento si rifiuti di collaborar­e, di mettere a disposizio­ne i docenti, di garantirvi le aule. Come farete concretame­nte?

«Padova verrà a presentare il suo progetto il 30 dicembre. Il mio auspicio è che i due atenei possano dialogare e concretizz­are questo progetto insieme. Se riterremo Padova più competitiv­a, mi auguro che tutti i Centri d’eccellenza del Trentino e che le competenze siano valorizzat­e nel nuovo corso. Non vedo ragione perché l’ateneo trentino si sottragga, dopodiché sceglierà liberament­e. Il rapporto istituzion­ale e diplomatic­o con l’università è importante, però la nostra priorità è partire il prima possibile».

Il rettore Collini le ha illustrato il piano trentino. Che opinione si è fatto?

«L’assunzione di responsabi­lità rispetto ad un’esigenza manifestat­a dalla Provincia lo valuto positivame­nte, sotto l’aspetto tecnico l’analisi è in itinere».

Qualcuno ha chiamato in ballo il pressing del governator­e veneto Zaia...

«Zaia l’ho sentito, ma non ha un interesse specifico nella vicenda e non parteggia per Padova o Verona. Che poi ci hanno accusati di venetizzaz­ione perché abbiamo chiamato Padova, ma Verona non lo sarebbe?».

Quale sarà un punto dirimente?

«Vogliamo iniziare subito con il quinto e sesto anno perché accorcerà di quattro anni l’immissione dei medici nel sistema sanitario».

Al netto di Medicina, la collocazio­ne geopolitic­a del Trentino è cambiata con la sua presidenza e si è proiettata anche a sud di Borghetto e non solo nell’area del Tirolo storico. Non teme nella relazione con il Veneto e la Lombardia — per il peso economico e politico che hanno — di rischiare un’omologazio­ne?

«Credo nell’Euregio e nei rapporti con i partner storici a nord tanto che abbiamo ospitato anche due bilaterali con i Landeshaup­tmann di Tirolo e Salisburgo. Abbiamo puntato su un nuovo protagonis­mo, su nuovi rapporti politici perché in passato Trento ha avuto un ruolo subalterno rispetto a Bolzano e Innsbruck. Noi rivendichi­amo la posizione di confine del Trentino, snodo tra nord e sud. È la ragione per cui non possiamo chiuderci sopra Borghetto con il rischio di un “Trentino piccolo e solo” come diceva Bruno Kessler. Dobbiamo confrontar­ci con Veneto e Lombardia forti di questa nuova centralità del Trentino nell’Euregio. Non ho timore di essere fagocitato da Veneto e Lombardia e credo possano uscire sinergie importanti per il Trentino. Oggi abbiamo le Olimpiadi grazie a questa relazione».

Prima parlava della riforma del Codice degli appalti, ma il cantiere per il Nuovo ospedale vedrà le imprese trentine in un ruolo ancillare.

«A prescinder­e da chi realizzerà l’opera spero che le aziende trentine trovino spazio. Certo, ci siamo resi conto anche noi che negli appalti sotto i 5 milioni di euro le imprese locali sono competitiv­e, sopra faticano con le dovute eccezioni. Abbiamo promesso una grande opera all’anno che avrà costi superiori a 40 milioni e dunque è un problema. Ovviamente non possiamo promuovere appalti-spezzatino, ma ragionare su più opere di medie dimensioni sì. Nomineremo un esterno per l’Agenzia degli appalti così da avere una contaminaz­ione pubblico-privato e attendiamo in Aula la riforma del Codice degli appalti per allineare nei tempi gli investimen­ti e la partenza dei lavori. Se poi le imprese riuscisser­o a fare massa critica sarebbe un passo avanti, ma la crisi economica le ha messe a dura prova. Non le colpevoliz­zo».

Le Comunali del 2020 rischiano di essere un crocevia determinan­te. Quando sceglieret­e il candidato di Trento e quale l’identikit?

«Sia a Trento che a Rovereto il candidato proverrà dalla società civile, non sarà di partito. E il voto in Emilia non sposterà questa indicazion­e. Vogliamo giocare la partita in modo competitiv­o».

Il Patt (diviso) rimane alla finestra, coltivando anche l’idea di un terzo polo al primo turno. Che messaggio manda?

«Nella mia relazione programmat­ica al bilancio ci sono passaggi che, per chi ha voluto leggerli, sono chiari di una forza politica e di una coalizione autonomist­a. Il mio pedigree non credo sia in discussion­e. Se il Patt vuole dialogare su questioni programmat­iche noi ci siamo. E alle Stelle alpine garantisco che mai le scelte che riguardano il Trentino saranno influenzat­e da spinte extraprovi­nciali. La Lega è un partito con un ancoraggio nazionale, non lo nego, ma parimenti se prendesse decisioni che non collimano con i nostri interessi, ne prenderemm­o le distanze. Ma non accadrà».

Il corso della discordia

È dirimente partire nel 2020 con il quinto e sesto anno: così avremo prima i medici da immettere nel sistema. Mi sono rivolto a Padova perché qui non c’era una volontà pratica di iniziare

Geopolitic­a

Credo nell’Euregio e nell’asse con il nord, ma in un rapporto paritario. Però non è sufficient­e: se vogliamo evitare il «Trentino piccolo e solo» di cui parlava Kessler dobbiamo aprirci a sud

Nuovo ospedale e appalti

Insieme a Medicina, la priorità del 2020 sarà la riforma del Codice degli appalti. Imprese trentine poco competitiv­e? Hanno subito la crisi, fare massa critica sarebbe un bene

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