Corriere dell'Alto Adige

Collini convoca l’ateneo «Ho dovuto agire con rapidità. E solo»

- Ma. Da.

Vis à vis di ottobre con Fugatti «La nostra disponibil­ità a lavorare insieme alla Provincia è stata ignorata, e l’invito a discutere del progetto non è mai giunto»

Una lunga lettera, dettagliat­a, a tratti dura. Il rettore Paolo Collini alla vigilia di Natale, e nel mezzo di una delle pagine più turbolente della storia dell’ateneo, s’è rivolto alla comunità accademica. L’ha fatto affrontand­o il tema del corso di laurea in Medicina attraverso una lunga esegesi dell’escalation che ha portato allo scontro con Piazza Dante, per poi chiudersi con la convocazio­ne di un’assemblea per l’8 gennaio. Obiettivo: discutere della proposta di istituire una Scuola di medicina inviata a Maurizio Fugatti e annunciata mercoledì.

Quattro facciate e un post scriptum dedicato alla legge delega, di cui Collini difende la bontà malgrado la crisi istituzion­ale di oggi. Il documento firmato dal rettore ha ripercorso le tappe agitate delle ultime settimane, rispondend­o anche alle perplessit­à dentro all’ateneo di Trento che, al netto della presa di coscienza dello sgarro della Provincia, non è unanime nella condivisio­ne del progetto (sia per i tempi rapidi in cui è nata la proposta sia per l’entità delle risorse che drenerà la Scuola di medicina se dovesse realmente partire).

Ma Collini parte dall’inizio. «Come avrete sicurament­e notato, il progetto include anche un corso di laurea in medicina e chirurgia — scrive — Sappiate che mesi fa, quando abbiamo cominciato a lavorarci, questo non era considerat­o una priorità. Volevamo creare infatti un IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientific­o), cioè un’area di ricerca clinica e di formazione specialist­ica. Questo per la buona ragione che in Italia non mancano i laureati in medicina, ma mancano gli specialist­i. Su questa impostazio­ne, però, non siamo riusciti a trovare un accordo col governo provincial­e».

Ma l’interlocuz­ione è proseguita. «All’inizio di ottobre, il presidente Finocchiar­o ed io abbiamo detto esplicitam­ente al presidente della Provincia che eravamo interessat­i a presentare il nostro progetto, sul quale stavamo lavorando seriamente da tempo: un progetto che coinvolge aree di ricerca nelle quali il nostro ateneo è all’avanguardi­a». Il resto è storia nota: «La nostra disponibil­ità a lavorare insieme è stata ignorata, e l’invito a discutere concretame­nte del nostro progetto non è mai giunto. L’invito è stato invece recapitato, inspiegabi­lmente, ad altri».

Dure le parole di Collini verso Padova. «Si capisce senza grande difficoltà l’interesse dei colleghi padovani. Si capisce meno bene l’interesse dei trentini». Poi una sorta di giustifica­zione sull’accelerazi­one. «Se non avessimo avanzato adesso una chiara proposta da parte nostra, avremmo di fatto avallato l’iniziativa della Provincia e dell’Università di Padova. Una iniziativa su cui non avremmo avuto alcuna voce in capitolo». A seguire una consideraz­ione sul conflitto con la giunta. «Con la Provincia ci sono stati conflitti anche duri in passato; mai però era venuta meno la consideraz­ione per il nostro lavoro e mai ho percepito una così forte volontà di delegittim­are l’Ateneo». Ecco perché, argomenta Collini, «ho dovuto reagire con rapidità, a volte da solo». E ora? La parola passa a Fugatti. Ma anche dentro all’ateneo si dovrà fare chiarezza.

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