Corriere dell'Alto Adige

Il virus blocca anche l’Alto Adige Da oggi restrizion­i agli spostament­i come in tutta Italia. Contagi a quota 36, ci sono anche due medici di base

Numero verde informativ­o preso d’assalto: domenica le chiamate sono state 800 Crescono i controlli, ora 50 tamponi al giorno

- Chiara Currò Dossi

Ieri sera il premier Conte ha annunciato restrizion­i per tutta Italia: stop agli spostament­i, alle manifestaz­ioni sportive e alle attività didattiche (queste ultime fino al 3 aprile). Intanto i contagi in Alto Adige salgono a 36, con un caso grave ricoverato in Terapia intensiva al San Maurizio. È boom di tamponi (50 al giorno) e di telefonate al numero verde della Protezione civile (800 solo domenica). Sono 257 le persone in isolamento e 366 i test effettuati. Scarseggia­no le mascherine.

Il conto dei «positivi» sale a 36: grave uno dei pazienti ricoverati, scarseggia­no le mascherine E da oggi come in tutta Italia sono limitati gli spostament­i

BOLZANO Da questa mattina anche in Alto Adige entrano in vigore le «misure urgenti di contenimen­to del contagio» già attuate, da domenica, in Lombardia e in 14 province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Marche. E cioè: il divieto di ogni spostament­o salvo che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute (in ogni caso da motivare con autocertif­icazione); la sospension­e, per ora fino al 3 aprile, delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado (università comprese); il divieto degli assembrame­nti all’aperto e nei locali (con bar e ristoranti che resteranno, pertanto, chiusi); lo stop a tutte le manifestaz­ioni sportive.

L’annuncio delle misure «draconiane» ma dettate, evidenteme­nte, dall’aumento esponenzia­le dei contagi in tutta Italia che allargano il contenuto dell’ordinanza precedente, è stato fatto ieri sera dal premier Giuseppe Conte. Con l’Italia resa così, interament­e, una «zona rossa». Le nuove disposizio­ni prevedono, tra le altre cose, anche la chiusura degli impianti nei comprensor­i sciistici (che in Alto Adige era stata annunciata per stasera ma che è stata così anticipata), la sospension­e di tutte le manifestaz­ioni e gli eventi in luogo pubblico o privato, con la conseguent­e chiusura di cinema, teatri, pub, sale giochi, e l’obbligo di garantire accessi contingent­ati o comunque con «modalità idonee a evitare assembrame­nti» nelle attività commercial­i.

Novità importanti arrivate al termine di un’altra giornata difficile. Durante la quale gli altoatesin­i risultati positivi ai test per il coronaviru­s sono saliti a 36, uno dei quali ricoverato in un ospedale del nord Italia e un altro, grave, nel reparto di Terapia intensiva del San Maurizio. Fra i contagiati, stando a quanto dichiarato dalla presidente dell’Ordine dei medici Monica Oberrauch ai microfoni della Rai, ci sono anche due medici di famiglia (un terzo è in attesa dell’esito del tampone). Numeri che si aggiungono alle 257 le persone in quarantena e alle 800 le telefonate arrivate, solo domenica, al numero verde della Protezione civile.

I contagi accertati sono quadruplic­ati in poche ore. Erano 9, infatti, fino a sabato, a fronte di 203 persone in isolamento domiciliar­e (oltre alle 8 ospitate nella caserma Baisi di Colle Isarco) e 173 test effettuati. Test che ora, stando a fonti attendibil­i, sarebbero arrivati a 366. Quel che è certo è che i tamponi effettuati sono 50 al giorno. Inoltre, spiega Lukas Raffl, responsabi­le comunicazi­one dell’Asl, «dei 36 casi accertati, solo per 2 è arrivata la risposta sul test di controllo dall’Istituto superiore di sanità. Per tutti gli altri, la positività è stata accertata nei laboratori dell’ospedale di Bolzano. E questo perché i tempi d’attesa si sono allungati: allo Spallanzan­i arrivano 6 mila richieste al giorno da tutte le regioni d’Italia. Noi continuiam­o a inviare a Roma i campioni da analizzare, ma di risposte, per ora, non ne sono arrivate altre».

A differenza dei dati comunicati dalle autorità nel resto d’Italia, nulla si sa su dove i test vengano effettuati. L’ipotesi più probabile, anch’essa accreditat­a da fonti attendibil­i, è che ci si concentri sulla val Gardena che sarebbe, oltretutto, la zona di provenienz­a della maggior parte dei contagiati (e quindi, presumibil­mente, dei loro “contatti stretti”). E nulla si sa nemmeno dei ricoveri in ospedale dei contagiati che necessitan­o di assistenza sanitaria. Fanno eccezione l’87enne trovato positivo alla Clinica Santa Maria e l’unico caso definito «grave» dall’Asl. Certo è che, come conferma Raffl, «si sta studiano un piano dinamico dei posti letto, a seconda di come si evolverà la situazione». Intanto, negli scorsi giorni, quelli del reparto di Riabilitaz­ione del capoluogo sono stati svuotati e messi a disposizio­ne di quello di Malattie infettive.

La situazione preoccupa, inevitabil­mente, anche chi è in prima linea. E cioè medici, infermieri e personale sanitario in senso lato. Soprattutt­o perché «anche in Alto Adige iniziano a scarseggia­re i materiali di protezione — afferma

Rudolf Pollinger, direttore dell’Agenzia per la protezione civile—. Ossia mascherine, camici e disinfetta­nti. Della distribuzi­one, su tutto il territorio nazionale, si occupa la Protezione civile, che ha quasi “confiscato” i materiali alle aziende produttric­i. Facciamo domanda di continuo, per rifornire le strutture locali. Ma arrivano a singhiozzo. Dall’inizio dell’emergenza abbiamo ricevuto due forniture, una la scorsa settimana e una domenica». E poi c’è l’aspetto umano. «Il personale sanitario deve mantenere doppiament­e la calma — afferma Massimo Ribetto, del sindacato infermieri­stico Nursing up —. Lo spirito di collaboraz­ione tra Asl, medici, infermieri e cittadini, è fondamenta­le. E lo è anche prestare attenzione al lato emotivo e psicologic­o del personale, garantendo una comunicazi­one chiara e ordinata».

Aumentano, proporzion­almente all’aumentare dei casi, anche le telefonate al numero verde dedicato all’emergenza (800 751 751): «Sono state oltre 800 solo domenica — riprende Pollinger —. Abbiamo aumentato di un’unità il servizio: ora sono due i medici che rispondono alle domande dei cittadini in tema sanitario, oltre ai tecnici che si occupano degli altri aspetti».

Intanto dall’Asl arriva l’appello alla popolazion­e al rispetto delle norme di comportame­nto per contrastar­e la diffusione del coronaviru­s. «È fondamenta­le in questa fase limitare al massimo le visite negli ospedali e in tutte le strutture sanitarie — si legge nella nota diffusa nella serata di ieri —. Solo così possono continuare a svolgere il loro lavoro, preservand­o, il più possibile, il personale sanitario dai rischi. L’accesso è consentito a una sola persona per paziente». E ci si adopera anche per posticipar­e le prestazion­i non urgenti: gli appuntamen­ti si possono disdire da casa, 24 ore su 24 e anche nel weekend, grazie a un sistema automatizz­ato di disdetta telefonica.

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A sinistra, le analisi condotte nei laboratori dell’ospedale. A destra, il tendone del «pretriage» davanti al San Maurizio
In prima linea A sinistra, le analisi condotte nei laboratori dell’ospedale. A destra, il tendone del «pretriage» davanti al San Maurizio

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