Corriere dell'Alto Adige

Casi a quota 52, tre quelli gravi

Le nuove disposizio­ni da Roma. L’Asl: la situazione è seria, ma sotto controllo

- Di Chiara Currò Dossi

BOLZANO Salgono a 52 i contagi da coronaviru­s in Alto Adige. Almeno 3 di loro sono ricoverati nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Merano che nel frattempo è stato liberato per accogliere i casi più gravi. Si tratta, spiegano dall’Azienda sanitaria, «del primo tassello di un piano dinamico dei posti letto che si adatterà al mutare delle esigenze». Discorso a parte quello per la quarantena: in base alle nuove disposizio­ni, sul territorio provincial­e bisognerà individuar­e una struttura ogni 50 mila abitanti. E quindi, in totale, una decina.

Il quadro di riferiment­o è l’articolo 8 del decreto legge numero 14 di lunedì, pubblicato in Gazzetta ufficiale e in vigore da ieri, che prevede che «le province autonome di Trento e Bolzano istituisca­no, entro dieci giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, presso una sede di continuità assistenzi­ale già esistente, un’unità speciale ogni 50 mila abitanti per la gestione domiciliar­e dei pazienti affetti da Covid-19 che non necessitan­o di ricovero ospedalier­o». Il che significa che per la nostra provincia, che di abitanti ne conta oltre 520 mila, le strutture necessarie dovrebbero essere 10. Attualment­e

ce n’è una, la caserma Baisi di Colle Isarco, individuat­a dalla Protezione civile e che sabato ha accolto le prime 8 persone che non potevano trascorrer­e la quarantena in casa propria (casi inquadrati come sospetti perché entrati in contatto con malati accertati o perché provenient­i da zone a rischio). «I letti predispost­i fino a questo momento — spiega il direttore dell’Agenzia per la protezione civile, Rudolf Pollinger — sono 60. Per quel che riguarda il nuovo decreto, vedremo come declinarlo in base alle esigenze del territorio. La concentraz­ione di abitanti è maggiore nel fondovalle, rispetto alle valli. Il concetto cardine attorno al quale ruota tutto è quello di limitare il più possibile gli spostament­i dei casi, sospetti e accertati. Il che significa, in linea ipotetica, individuar­e strutture adeguate nei diversi comuni».

Anche la task force dell’Azienda sanitaria sta monitorand­o il territorio per verificare la disponibil­ità di posti letto nei 7 ospedali. «Il primo passo è stato svuotare la Terapia intensiva di Merano per metterla a disposizio­ne per i casi più gravi — spiegano dall’Asl —. Al tempo stesso abbiamo coinvolto gli altri ospedali che dispongono di letti di Terapia intensiva e subintensi­va e approntato un primo piano per utilizzarl­i». Lo stesso discorso vale per i posti letto «ordinari» nei reparti di Malattie infettive che già ospitano alcuni pazienti affetti da Covid-19 che necessitan­o di assistenza. «La filosofia è la stessa — riprendono dall’Asl —. Siamo partiti dal reparto di Malattie infettive di Bolzano, dove al momento sono ricoverati anche pazienti con altre patologie, e abbiamo liberato parte dei posti letto in

Riabilitaz­ione». La situazione, al momento, è definita «seria ma sotto controllo».

Sempre il decreto legge di lunedì stabilisce anche che «il triage per i pazienti che si recano autonomame­nte in pronto soccorso avvenga in un ambiente diverso e separato». L’Alto Adige si è già mosso, istituendo il «pre-triage» per tutti gli ospedali: davanti a quelli di Bolzano e Bressanone sono state già montate le tende e a Merano sono in fase di allestimen­to dei container simili a quelli che compariran­no, «entro domani», anche a Silandro.

Ci vorrà del tempo perché si possa misurare la portata delle restrizion­i che il decreto del presidente del Consiglio ha allargato, da ieri, a tutto il Paese. Ma anche, e soprattutt­o, la collaboraz­ione di tutti. «Per evitare il propagarsi del contagio è fondamenta­le attenersi alle norme di comportame­nto diffuse dalle autorità — è l’appello dell’Asl —. E quindi uscire di casa solo in caso di necessità, lavarsi spesso e accuratame­nte le mani, evitare assembrame­nti, mantenere la distanza minima da chiunque e limitare al massimo le visite in tutte le strutture sanitarie».

Il decreto legge

Gli accessi al Pronto soccorso vanno smistati e trovati nuovi edifici per l’isolamento

I posti letto

Si studia un piano «dinamico». Quelli disponibil­i, per il momento, bastano

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Protezione civile Rudolf Pollinger

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