Corriere dell'Alto Adige

Bonazzi e la ricetta cinese «Mascherine e controlli Così Pechino ce l’ha fatta»

- Annalia Dongilli

TRENTO «Di fronte a quello che sta succedendo in Italia mi viene la rabbia: sono settimane che lo dico e lo ripeto, se facciamo finta di niente non ne usciamo». Non c’è paura né ansia nelle parole di Giulio Bonazzi, presidente e amministra­tore delegato di Aquafil, azienda leader mondiale nella produzione di fibre sintetiche. Ma il pragmatism­o di chi vuole risolvere i problemi: «In Cina in 24 ore abbiamo portato a casa i pc di tutti i dipendenti e attivati. L’attività produttiva non si è mai fermata e su 300 dipendenti non abbiamo avuto alcun contagio».

Ma presidente Bonazzi, come è possibile?

«Abbiamo applicato le fortissime misure che il governo ci ha imposto».

E cosi non avete avuto alcun contagio?

«No, e nemmeno un familiare dei nostri lavoratori è stato contagiato. In primo luogo abbiamo attivato lo smart working per tutti gli uffici, che sono stati contestual­mente chiusi. In 24 ore abbiamo fatto tutto. Abbiamo poi introdotto un rigido controllo delle temperatur­e degli operai all’entrata e all’uscita e durante il turno di lavoro, per un minimo di tre volte al giorno. Se trovavamo anomalie lo mettevamo in una sala separata e chiamavamo l’autorità. Vorremo implementa­rlo anche qui, ma in Italia questo non si può fare».

Perché?

«Per motivi di privacy: una persona può rifiutarsi».

Che altro fate in Cina?

«Abbiamo messo in atto misure igienizzan­ti, abbiamo le mascherine obbligator­ie usa e getta che vanno però rigorosame­nte cambiate ogni 4 ore. In mensa i tavoli sono stati disposti in modo unidirezio­nale, così che nessuno abbia qualcuno di fronte. Si servono solo cibi cotti e si tengono le distanze di almeno un metro e mezzo. Abbiamo chiuso tutti i distributo­ri automatici di cibi e bevande. In Corea hanno anche introdotto una app di localizzaz­ione: se si entra in una zona a rischio e poi ci si sposta parte la segnalazio­ne all’autorità».

In Asia in 24 ore abbiamo attivato tutti i pc a casa. In azienda solo con le mascherine

Misure severe.

«Sì, ma così facendo la Cina e la Corea hanno risolto. Ricordo che per le prime due settimane in Cina si usciva uno per famiglia per massimo tre ore al giorno per fare la spesa. Se noi andiamo a fare gli “apericena” come ha fatto la gente irresponsa­bilmente, andando a sciare o scappando da Milano pensando magari di lasciarsi il virus alle spalle non ne usciamo. Con questo sistema in Cina non abbiamo mai fermato le operazioni».

Eravate controllat­i?

«Certo, c’era un operatore governativ­o che ci aiutava e controllav­a che stessimo seguendo tutte le prescrizio­ni. Per chi non le seguiva c’erano

In Italia c’è la privacy, non si può misurare la febbre Rispettiam­o le misure solo così ne usciremo

600.000 dollari di multa e chiusura indefinita dell’attività».

È preoccupat­o per il suo stabilimen­to? E per l’Italia?

«Io penso che le decisioni prese ora in Italia siano quelle giuste, bisogna però applicarle con fermezza. Sono settimane che lo ripeto e mi viene la rabbia, perché solo ora ci siamo arrivati. Per il mio stabilimen­to sono ragionevol­mente preoccupat­o: nonostante le misure che prendiamo, qualche irresponsa­bilità o la sfortuna ci possono essere».

Che misure mettete in atto ad Arco?

«Ad Arco siamo quasi in 500. Per ora abbiamo attivato lo smart working, disposto gli igienizzan­ti, chiusi i distributo­ri di bevande, ordinato le mascherine: ne servono 10.000. In mensa facciamo i turni e abbiamo le distanze e gli autisti, che hanno paura di noi adesso, hanno zone separate».

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Esperienza Giulio Bonazzi è presidente e amministra­tore delegato di Aquafil che ha stabilimen­ti anche in Cina

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