Corriere dell'Alto Adige

UNA TERRA DAVVERO FORTUNATA

- Di Toni Visentini

Siamo una terra fortunata, comunque la si pensi. Immaginate un po’ cosa sarebbe successo se a Bruxelles il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si fosse trovato di fronte come principale avversario nella estenuante vicenda del Recovery Fund non il premier olandese Mark Rutte, ma quello austriaco Sebastian Kurz. Lo scontrotra­ttativa nella Ue, come tutti hanno visto e capito, è stato durissimo e drammatico con l’Italia messa sotto attacco dai cosiddetti Paesi frugali. Così per un bel po’ di giorni Rutte e l’Olanda sono inevitabil­mente diventati per noi quasi una sorta di nemico pubblico numero uno, simbolo dell’egoismo nazionale e della mancanza di solidariet­à europea. Il tutto mentre noi italiani siamo stati presentati in Europa come appartenen­ti ad un Paese inaffidabi­le e incapace, spendaccio­ne e magari truffaldin­o, di cui non fidarsi ma da tenere sempre e comunque sotto controllo. In questo festival dei luoghi comuni e dei pregiudizi inevitabil­mente si sono cercati precedenti storici di rivalità ItaliaOlan­da. Ma, per fortuna di tutti, i rapporti diretti tra i due Paesi in passato sono stati modesti e mai particolar­mente conflittua­li. Così non si è andati più in là dell’evocazione di una partita di calcio OlandaItal­ia in un qualche campionato europeo.

Ebbene, provate a pensare cosa poteva succedere se l’austriaco Kurz non si fosse fortunatam­ente limitato a fare da spalla al suo amico Rutte.

Efosse stato lui a presentars­i direttamen­te ed in prima persona come l’antitalian­o nella trattativa di Bruxelles. Apriti cielo! Da rivangare ci sarebbero stati secoli di «inimicizia storica» a partire dalle guerre di indipenden­za sino al primo conflitto mondiale e magari pure alla «annessione» del Südtirol. Insomma nemici atroci fortunatam­ente diventati amici proprio grazie alla tanto bistrattat­a Ue. In mezzo a questa tempesta politica-storicacul­turale ma soprattutt­o drammatica­mente emotiva ci saremmo finiti noi e la nostra minoranza austriaca in italia, con effetti dirompenti imprevedib­ili. La Svp e tanti sudtiroles­i si sarebbero ritrovati come stretti tra due fuochi, tra l’incudine e il martello, costretti ancora una volta a dire: ma voi da che parte state? Da una parte la fedeltà sempre e comunque verso la madrepatri­a Austria, dall’altra il comprensib­ile interesse a sostenere le ragioni italiane che avranno significat­ive ricadute economiche positive anche sul Südtirol e che da noi con la consueta efficienza già si comincia a quantifica­re. Kompatsche­r, bontà sua, a cose fatte e a intesa raggiunta, al nostro giornale ha detto che il comportame­nto di Kurz comunque non gli è piaciuto — diciamo così — per il modesto spirito europeista. Invece, con Kurz in seconda fila, siamo stati fortunati e ci è andata bene.

Ma c’è stata anche un’altra vicenda a dirci che viviamo, magari non tutti ma sicurament­e molti, in una terra baciata dalla fortuna tanto da apparire persino fuori dal mondo. È la vicenda del direttore dell’azienda di soggiorno di Badia, decisament­e una figura importante per un territorio altamente qualificat­o, che avrebbe violato le regole della quarantena anti-Covid. Ebbene, non tutti forse ci hanno fatto caso, ma il protagonis­ta è un giovane di 24 anni. Si, avete letto bene, 24anni: un ragazzo insomma, come diciamo nel linguaggio comune. Ebbene, non solo in Italia, ma in gran parte del mondo, dove si trova un ragazzo di 24 anni a dirigere un qualcosa di così importante? Nel resto del mondo a quell’età i più fortunati studiano o fanno lavori pagati poco, se non vivono con qualche contratto da stagista senza retribuzio­ne. Ci sono ragazzi più grandi, magari fior di laureati, che campano come pony rider portando in giro sulla bici pizze a domicilio per un paio di euro. Nella vallata ladina — terra benedetta e fortunata — a 24 anni si è magari ancora ragazzi ma si può fare il direttore.

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Il legame Sebastian Kurz e Arno Kompatsche­r

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