Corriere dell'Alto Adige

«Casteller, struttura considerat­a idonea ma a un animale selvatico serve altro»

Genovesi (Ispra): è il centro migliore d’Italia, all’interno un massimo di tre soggetti

- Donatello Baldo

TRENTO «Noi siamo esperti di animali, non di ingegneria». Piero Genovesi, dirigente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e responsabi­le del Servizio per il coordiname­nto della fauna selvatica, si smarca dalla polemica sulla sicurezza del recinto del centro faunistico del Casteller. Ma è stato proprio l’Ispra a scrivere, nella sua valutazion­e avvenuta successiva­mente alla seconda fuga di M49 che «i tondini (della rete metallica che circonda l’area, ndr) non sono affogati nel calcestruz­zo, caratteris­tica questa che presumibil­mente ha contribuit­o a rendere meno difficolto­sa la rottura della rete»: «Su questi dettagli non siamo specializz­ati. Nelle prime valutazion­i — ammette Genovesi — nemmeno avevamo valutato questo aspetto dei tondini non affogati. Poi è emerso che questo accorgimen­to costruttiv­o poteva essere migliorato, ma ex post. Quando M49 scappò la prima volta scavalcand­o la recinzione nessuno se lo poteva immaginare, anche perché quel recinto ha contenuto ben sei orsi prima di lui. Ora ha divelto la rete metallica, dimostrand­o che le saldature non erano sufficient­i, e che forse sarebbe stato meglio l’ancoraggio dei tondini nel calcestruz­zo».

Le parole del dirigente dell’ente nazionale, braccio operativo del Ministero dell’Ambiente, spezzano una lancia in

Le dimensioni Sono oltre ottomila i metri quadrati a disposizio­ne, con vasche e arbusti

I numeri Attualment­e il recinto della collina ospita solo un esemplare: Dj3, rinchiusa dal 2011

favore dei forestali trentini: «Per onestà — prosegue infatti Genovesi — dobbiamo dire che noi ci eravamo espressi in più occasioni dicendo che quella struttura andava bene. Sia l’anno scorso sia quest’anno dopo la cattura di M49. Non avevamo evidenziat­o questa criticità e la struttura era ritenuta idonea».

Con più di 7.000 metri quadrati di parco, con arbusti dove potersi nascondere, con vasche per rinfrescar­si il Casteler è quindi idoneo per ospitare gli orsi? «No — dice subito Piero Genovesi — perché è comunque un parco chiuso e nessun recinto assicurerà mai condizioni ottimali per il benessere di un animale selvatico». Ancora meno

per un plantigrad­o che in libertà macina chilometri e chilometri ogni giorno: «L’orso si muove su superfici ampie e per quanto il Casteller sia la struttura migliore presente in Italia si tratta pur sempre di uno spazio recintato e non idoneo per la vita di un selvatico».

È comunque la struttura «con condizioni di contenimen­to migliori», altre sono molto più anguste: «È la più ampia, ma anche quella più isolata non essendo aperta al pubblico. Sono presenti strutture arboree, vasche, mentre ci sono altre strutture, come quella di San Romedio, dove l’orso è costretto in uno spazio più ristretto, senza vegetazion­e, obbligato alla presenza di visitatori. C’è una struttura anche in Abruzzo che ospita ad oggi tre esemplari, ma nelle stesse condizioni di quella della Val di Non, meta turistica, senza bosco e di piccole dimensioni».

Il dirigente non cerca di «indorare» le sbarre che con ogni probabilit­à torneranno a circondare M49 quando sarà nuovamente catturato: «Tutte le strutture sono perfettibi­li — osserva — mai però sapranno essere realmente idonee per la vita di un animale selvatico».

Dopo la fuga di M49, al centro faunistico del Casteller c’è ora soltanto un orso. Si tratta di Dj3, una femmina, catturata nel 2011 e da allora reclusa in seguito alle sue scorriband­e nelle valli Giudicarie. A breve è prevista la cattura di Jj4 («Gaia» per il ministro), altro esemplare giudicato «problemati­co», e anche questo finirà ristretto al Casteller. E così, se verrà catturato, tornerà nel recinto anche M49, l’orso fuggitivo. «La struttura — precisa Genovesi — è pensata per un numero massimo di tre esemplari, ma meno sono meglio è. Se all’interno ce n’è soltanto uno, questo può godere di tutto lo spazio, se sono due o tre lo spazio si riduce». Da 7.000 metri quadrati a 3.500, fino a meno di 2.500 per esemplare nel caso la capienza risulti al massimo del consentito.

I conti sul numero degli orsi «problemati­ci» che possono essere ospitati in Trentino in cattività li faceva ieri anche il governator­e Maurizio Fugatti: «Il numero di esemplari in generale presenti in Trentino è superiore alle capacità del territorio di convivere con essi. Purtroppo — continua il presidente della Provincia — all’aumentare della popolazion­e di orsi aumenta in proporzion­e il numero di quelli problemati­ci. E dove li mettiamo? Ce lo dica il ministro». Su questo punto, sull’ipotesi di «trasferire» orsi al di fuori del territorio di appartenen­za, interviene anche il dirigente dell’Ispra: «Su questo c’è aperto un dialogo tra il governator­e trentino e il ministro Sergio Costa, noi tecnici ci limitiamo a dare il supporto necessario qualora si decida di andare nella direzione di un trasferime­nto. È una opzione estremamen­te complessa — afferma Genovesi — anche dal punto di vista degli iter autorizzat­ivi. Ma in fondo — conclude, riferendos­i anche alla sorte del plantigrad­o Papillon — tutte le opzioni in campo risultano complesse».

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Trento sud Il recinto divelto da M49 nella sua ultima fuga dal Casteller

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