Corriere dell'Alto Adige

«In ferie a mia insaputa, turni imposti senza orario» Presidio dei precari del Muse

- Marzia Zamattio

Erano una cinquantin­a i dipendenti del Muse presenti ieri mattina al presidio davanti al museo di Renzo Piano, tutti altamente qualificat­i, almeno laureati in triennale se non magistrali, dottorati e master, molti con ricerca alle spalle, ma che spesso scelgono anche di andare all’estero «rinunciand­o a un contratto indetermin­ato per una borsa di due anni o un precariato a scuola, lasciando un lavoro che amano, perché siamo qui solo perché ci piace il nostro lavoro», dicono i precari. Troppo penalizzan­ti per; le condizioni di lavoro: «Ferie fissate a nostra insaputa, orario non chiaro e non comunicato con congruo anticipo», così come la fruizione dei permessi, tutto nel rimpallo delle responsabi­lità tra museo e cooperativ­e che assumono i dipendenti.

Il presidio ha messo in luce il malessere dei 37 pilot coach (guide) e degli addetti alla reception e al bookshop che devono garantire con i part-time da 18-24 o 36 ore una reperibili­tà 7 giorni su 7 e paghe di 10 euro lorde l’ora. Anche se l’assessore Bisesti ha bandito concorsi per far 30 assunzioni che si occupano di una parte dell’attività didattica — «il migliorame­nto delle condizioni di lavoro degli operatori al Muse per noi è una priorità» dice — rimangono esterni i servizi di accoglienz­a, biglietter­ia, prenotazio­ne e bookshop. E in attesa dei concorsi l’appalto verrà prorogato fino a novembre. «Serve dialogo tra Muse e cooperativ­e per una soluzione al più presto — spiega Roberta Piersanti, Funzione Pubblica Cgil — il primo appalto è del 2018 e da allora 120 profession­isti si sono dimessi per l’inconcilia­bilità del lavoro con la vita privata. Molti i problemi come il mancato riconoscim­ento dell’indennità di appalto, la differenza tra il contratto applicato (coop sociali) e quello previsto di Federcultu­re con contratti senza l’indicazion­e di alcun orario di lavoro». Da parte sua, il museo in una nota assicura di «aver generato occupazion­e sul territorio in questi 9 anni cercando le soluzioni organizzat­ive più idonee per il servizio».

Intanto profession­isti come Alessandra Tazzer, naturalist­a e archeologa siciliana «arrivata nel 2019 per il lavoro dei miei sogni», bilingue, un anno di ricerca in Colombia, se ne andrà. Restano, anche se amareggiat­i Arianna Vettorello, geologa magistrale laureata a Padova con due anni di ricerca al Cnr qui dal 2019, Lorenzo Guagliardo botanico trentino laureato in scienze forestali a Padova qui da 15 anni e Paolo Digiovanni, genovese «qui perché quando apre un posto come questo nel panorama museale italiano ti sembra un sogno». E come loro, anche gli altri sperano in un cambiament­o per proseguire nella loro passione.

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