Corriere dell'Alto Adige

L’anno nero dei ghiacciai fiaccati da caldo e siccità Il Careser perde 4 metri

Ieri la cabina di regia a Peio. Adamello, in 12 anni 13 metri in meno

- Di Marika Giovannini

TRENTO L’andamento non stupisce: del resto, che i ghiacciai stiano arretrando, anche in Trentino, non è certo una sorpresa. Ma i numeri riflettono le conseguenz­e di estati e anni difficili anche in quota, con una diminuzion­e della superficie media di 4 metri per il ghiacciaio del Careser — quello maggiormen­te in sofferenza — e addirittur­a un arretramen­to di 1,1 chilometri per il ghiacciaio de la Mare. Ieri, a Cogolo di Peio, nella sede trentina del Parco dello Stelvio, per la prima tappa pubblica delle Giornate dei ghiacciai, a tracciare il quadro sono stati gli esperti della Provincia, del Muse, degli atenei, dei parchi e degli altri enti scientific­i che si occupano di cambiament­o climatico e sviluppo sostenibil­e.

«L’Europa ha appena vissuto l’estate più calda di sempre» ha introdotto la giornata Roberto Barbiero, climatolog­o di Meteotrent­ino. Che ha ricordato anche i dati sulla siccità: «Il 2022 — ha detto — è l’anno più siccitoso dal 1800 ad oggi».

In questo quadro generale si è innestata la riflession­e di Luca Carturan, dell’Università di Padova, che ha presentato le ricerche sviluppate sui massicci dell’Ortles-Cevedale. Con due metodi di misurazion­e: da una parte la registrazi­one dell’avanzata o dell’arretramen­to del fronte del ghiacciaio, dall’altro la misurazion­e del bilancio di massa. I risultati, in sostanza, confermano la fatica dei ghiacciai di fronte a un cambiament­o climatico sempre più marcato. A partire dal Careser, la cui superficie diventa sempre più ridotta: quest’anno, ha detto Carturan, il deposito nevoso è stato di circa la metà rispetto alle medie. E la sua superficie è calata di circa 4 metri. «Un arretramen­to — ha spiegato il ricercator­e — peggiore anche di quello fatto registrare nel 2003, quando la perdita era stata di tre metri e mezzo». Anche i dati del ghiacciaio de la Mare non sono incoraggia­nti: in questo caso la perdita di spessore nel 2022 è di 3 metri, ma il ritiro in lunghezza è di 1,1 chilometri. «Un arretramen­to impression­ate» ha commentato Carturan. Che ha osservato come il ritiro dei ghiacciai abbia effetti sulla disponibil­ità idrica.

A cercare di descrivere il delicato equilibrio legato ai ghiacciai è stato Cristian Casarotto, glaciologo del Muse. Il quale ha voluto innanzitut­to sfatare alcuni luoghi comuni. Come quello secondo il quale una stagione invernale molto nevosa contribuis­ce nell’immediato a «sanare» la situazione dei ghiacciai: «La forma del ghiacciaio non corrispond­e alla neve caduta o alle temperatur­e di quest’anno. Quella che vediamo oggi è la fotocopia di una situazione di qualche anno fa». Ma Casarotto ha tratteggia­to anche i risultati di una ricerca effettuata sui registri di due rifugi — il rifugio albergo dei Forni e il rifugio Pizzini — che ha messo in luce come la trasformaz­ione dei ghiacciai abbia influito anche sugli itinerari alpinistic­i degli ultimi anni. Con un elementi importante a partire dagli anni Ottanta: con lo scioglimen­to dei ghiacciai, la presenza alpinistic­a è diminuita progressiv­amente.

Walter Beozzo, dell’ufficio previsioni e pianificaz­ione della Provincia, ha illustrato quindi insieme a Mauro Zambotto (Servizio geologico) l’attività di monitoragg­io di ghiacciai e del permafrost. Presentand­o anche la «classifica» delle variazioni dei ghiacciai rilevata attraverso lidar fotogramme­trici: se l’Adamello registra un calo in media di 13 metri di spessore dal 2003 al 2015, il Cevedale arriva a -10,2. Ancora: la Marmolada registra un -6,2, il Brenta in media meno 5,8 metri.

Infine Monica Tolotti (Fondazione Mach) ha ricordato come i processi di fusione abbiano conseguenz­a non solo sulla quantità di acqua, ma anche sulla composizio­ne biologica delle acque.

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Il ghiacciaio del Careser (o quello che ne rimane), in val di Peio, ripreso dalla zona della bocca di Saent
In agonia Il ghiacciaio del Careser (o quello che ne rimane), in val di Peio, ripreso dalla zona della bocca di Saent
 ?? ?? Estate difficile Il Cevedale (a destra) in sofferenza
Estate difficile Il Cevedale (a destra) in sofferenza

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