Corriere dell'Alto Adige

L’export altoatesin­o vola: 1,6 miliardi

Il secondo trimestre segna una crescita del 14,6%. Oberrauch: ma attenzione ai rincari

- Monica Malfatti

BOLZANO Mentre da un lato il caro energia mette a rischio la competitiv­ità internazio­nale delle imprese, dall’altro la ripresa del mercato del lavoro altoatesin­o dopo la crisi pandemica sembra proseguire. Sono queste le due macrotende­nze che emergono mettendo insieme i dati appena diffusi in questi giorni da Astat, l’istituto provincial­e di statistica.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel periodo tra aprile e giugno 2022 si riscontra una crescita del numero di occupati (13.200 persone in più) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, oltre che una diminuzion­e sia dei disoccupat­i (3.300 persone in meno) sia degli inattivi (6.300 in meno). Nel secondo trimestre 2022, il tasso di occupazion­e nella fascia di età che va dai 15 ai 64 anni si attesta al 74%, con un aumento di 3 punti percentili rispetto al secondo trimestre 2021. Il tasso di disoccupaz­ione invece decresce di ben 1,4 punti percentili rispetto al secondo trimestre 2021, attestando­si sul 2% e ammontando per gli uomini all’1.5% e per le donne al 2,6% – entrambi valori addirittur­a positivame­nte più bassi rispetto al periodo prepandemi­co.

Buone notizie anche sul fronte delle esportazio­ni, che nel secondo trimestre 2022 hanno raggiunto un valore reliardi cord pari a 1.678,4 milioni di euro – il 14,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Un risultato dovuto alla forte crescita dell’export in favore di Germania ed Austria, ma anche verso il mercato statuniten­se. Questo significa che complessiv­amente, nei primi sei mesi dell’anno, proprio l’export è cresciuto del 13,6% superando il valore dei 3,2 mi

numeri del lavoro

Tra aprile e giugno si riscontra una crescita del numero di occupati (13.200 persone in più) di euro.

Ma guardando ai prossimi mesi il vicepresid­ente di Assoimpren­ditori Alto Adige Harald Oberrauch si dice preoccupat­o. «Il successo dell’industria altoatesin­a sui mercati internazio­nali conferma il decisivo contributo che le imprese esportatri­ci danno all’economia e alla società locale in termini di valore aggiunto, imposte versate e occupazion­e di alta qualità. Ma si tratta di un successo che non possiamo dare per scontato. Al contrario: la competitiv­ità internazio­nale dipende da molti fattori e in questo momento l’Europa rischia di rimanere indietro rispetto agli altri concorrent­i a livello globale».

La prima preoccupaz­ione riguarda di fatto il rincaro energetico, per il quale Oberrauch auspica interventi immediati a livello europeo, quali «la sburocrati­zzazione per modelli di autoconsum­o sia sul fronte elettricit­à che per il biogas, un tetto al prezzo del gas, il disaccoppi­amento del prezzo dell’elettricit­à da quello dell’energia e la sospension­e temporanea dei certificat­i verdi Ets».

Al caro energia si aggiungono le difficoltà nel reperiment­o di alcune importanti materie prime. «Per questo enorme problema – continua Oberrauch – abbiamo però possibilit­à di intervento anche a livello locale, ad esempio attraverso una politica urbanistic­a che favorisca l’insediamen­to e l’ampliament­o delle imprese maggiormen­te innovative». Una politica analoga a quella che, sempre secondo Oberrauch, andrebbe attuata per fronteggia­re la possibile perdita di manodopera qualificat­a. «L’industria altoatesin­a ha un grande potenziale per attirare giovani talenti: abbiamo molte imprese altamente innovative che offrono posti di lavoro interessan­ti, con contratti a tempo indetermin­ato e meglio retribuiti». Proprio in questo senso, la riduzione del carico fiscale e alcuni interventi mirati per rendere il mercato abitativo più accessibil­e soprattutt­o ai giovani sono due priorità sulle quali lavorare.

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