Vu­ci­nic-De Ros­si re­ga­la­no al­la Ro­ma l’ul­ti­ma il­lu­sio­ne Col Chie­vo si chiu­de una sta­gio­ne su­per

Corriere dello Sport (Campania) - - Calcio - Dall’in­via­to

VE­RO­NA - Co­sa le vuoi di­re ades­so? Nien­te. Puoi so­lo ab­brac­ciar­la e strin­ger­la al cuo­re. Si­no al­la fi­ne, ci ha pro­va­to, ci ha cre­du­to. Per ven­ti mi­nu­ti lo scu­det­to è sta­to suo, poi, co­me a Ca­ta­nia, è sci­vo­la­to via. Ma­le­det­to scu­det­to. Ma una Ro­ma co­sì non può es­se­re tri­ste, non ha pro­prio nul­la da rim­pro­ve­rar­si. Era par­ti­ta tra mil­le in­ciam­pi, ha chiu­so da gran­de, te­na­ce, pro­ta­go­ni­sta. Sen­za la Ro­ma que­sto cam­pio­na­to sa­reb­be mor­to di no­ia, sen­za la Ro­ma an­che la vit­to­ria dell’In­ter ora sa­reb­be so­lo rou­ti­ne, ro­bet­ta da nien­te. Non ce l’ha fat­ta, la Ro­ma, ma non può es­se­re tri­ste. Ven­ti­mi­la ti­fo­si l’han­no se­gui­ta sin qui col cuo­re in go­la, die­tro quel so­gno gran­de e im­pos­si­bi­le. Non si era mai vi­sta una sin­to­nia co­sì for­te, to­ta­le, tra la squa­dra e i suoi ti­fo­si. An­che que­sta è una gio­ia: va­le o no quan­to uno scu­det­to?

La Ro­ma non ha tra­di­to. Le son ba­sta­ti 46 mi­nu­ti, tut­to il pri­mo tem­po, per fa­re il suo, per non ave­re rim­pian­ti ter­ri­bi­li. In quattro mi­nu­ti, dal 22' al 26', si è sca­te­na­to Tot­ti e la por­ta del Chie­vo è par­sa stre­ga­ta. Pri­ma un bo­li­de che si è stam­pa­to sull’ in­cro­cio, poi un dia­go­na­le in con­tro­pie­de re­spin­to da Squiz­zi in an­go­lo, e an­co­ra un’usci­ta di­spe­ra­ta del ve­ro­ne­se con una de­via­zio­ne di pie­de. Sem­bra­va stre­ga­ta la por­ta, ma do­po un’al­tra pal­la gol but­ta­ta via da Cas­set­ti, al 39' la Ro­ma è an­da­ta in van­tag­gio. As­si­st in pro­fon­di­tà di De Ros­si per Vu­ci­nic, stop di pet­to e de­stro in cor­sa ful­mi­nan­te del mon­te­ne­gri­no. Lo sta­dio si è ac­ce­so di gio­ia e pas­sio­ne, co­me se fos­se l’Olim­pi­co. Nes­su­no in quel mo­men­to ha pen­sa­to più all’In­ter, a quan­to suc­ce­de­va nel­la are­na di Sie­na. La Ro­ma ha cer­ca­to di met­te­re tut­to al si­cu­ro e in­fat­ti al 46', in pie­no re­cu­pe­ro, ci è riu­sci­ta. De Ros­si, do­po l’as­si­st a Vu­ci­nic, ci ha pen­sa­to da so­lo: de­stro stra­to­sfe­ri­co da li­mi­te, drit­to all’in­cro­cio.

A quel pun­to la Ro­ma si è fer­ma­ta, si è mes­sa ad ascol­ta­re con i suoi ti­fo­si le no­ti­zie da Sie­na. Lo scu­det­to è ri­ma­sto nel­le sue ma­ni ven­ti mi­nu­ti ap­pe­na. L’at­te­sa è sta­ta sner­van­te , ma è fi­ni­ta pre­sto, per­chè il gol di Mi­li­to ha spez­za­to la gran­de il­lu­sio­ne. La par­ti­ta è fi­ni­ta lì, al­la Ro­ma è pas­sa­ta la vo­glia di spin­ge­re an­co­ra e il Chie­vo non è mai riu­sci­to a met­te­re pau­ra a Ju­lio Ser­gio. Vu­ci­nic si è di­vo­ra­to una pal­la gol al 21’ tra l’in­dif­fe­ren­za ge­ne­ra­le. Tut­to lo sta­dio, qua­si tut­to cioè quel­lo ro­ma­ni­sta, ha spe­ra­to si­no al­la fi­ne che il Sie­na fa­ces­se il mi­ra­co­lo. Nien­te, l’epi­lo­go è sta­to ama­ro. Ama­ris­si­mo. Co­me a Ca­ta­nia due an­ni fa. Lo scu­det­to tra le ma­ni e poi, zac, è vo­la­to via. Quel­la vol­ta Ibra, que­sta Mi­li­to.

Ma la Ro­ma e la sua gen­te non pos­so­no, non de­vo­no es­se­re tri­sti. Si può ar­ri­va­re an­che se­con­di, pur­ché si ar­ri­vi con di­gni­tà, con la te­sta al­ta. Po­tran­no dir­lo tut­te, ora che la sta­gio­ne è fi­ni­ta? Ra­nie­ri è sta­to per­fet­to nel ri­met­te­re in pie­di una squa­dra che sem­bra­va bol­li­ta, sen­za or­go­glio e amor pro­prio. Le ha chie­sto uno sfor­zo mi­ci­dia­le, la squa­dra ha ri­spo­sto. L’in­se­gui­men­to all’In­ter, il cla­mo­ro­so sor­pas­so so­no sta­ti i ri­sul­ta­ti for­mi­da­bi­li di que­sta ri­co­stru­zio­ne. Cer­to, la scon­fit­ta con la Samp ha se­gna­to la svol­ta ma­le­det­ta e de­ci­si­va, ma do­po 24 par­ti­te sen­za ca­du­te, uno sci­vo­lo­ne ci può sta­re. Nes­sun rim­pian­to, dun­que. Ma la gio­ia di aver ri­tro­va­to la Ro­ma, di aver ri­tro­va­to la pas­sio­ne e la ma­gia dei gior­ni mi­glio­ri, di aver tra­sci­na­to la gen­te, i suoi ti­fo­si, di aver te­nu­to gli in­te­ri­sti sul­la cor­da si­no all’ul­ti­mo re­spi­ro. Men­tre lo sta­dio si svuo­ta in si­len­zio, gra­zie, per tut­to que­sto. Gra­zie, Ra­nie­ri. Gra­zie, ca­ra Ro­ma. Bu­scè e a si­ni­stra con Pi­sa­nu. Al mi­nu­to 33 Cos­su ha man­da­to il pal­lo­ne so­pra la tra­ver­sa di Co­lom­bo, poi Ma­tri non è ar­ri­va­to su un pal­lo­ne al ba­cio re­ga­la­to­gli da Naing­go­lan. Con il Ca­glia­ri che ha tro­va­to dif­fi­col­tà a su­pe­ra­re le due li­nee stret­te del Bo­lo­gna, at­tor­no al mi­nu­to 40 il Bo­lo­gna ha sfio­ra­to il 2-0 pri­ma con una con­clu­sio­ne di de­stro an­co­ra di Adail­ton e po­chi at­ti­mi più tar­di con Suc­ci. E non è fi­ni­ta qua, per­ché al mi­nu­to 45 Vi­go­ri­to è sta­to da ap­plau­si su una nuo­va con­clu­sio­ne da di­stan­za rav­vi­ci­na­ta di Adail­ton.

Nel­la se­con­da par­te Me­lis ha tol­to Lo­pez e fat­to en­tra­re Des­se­na, che è an­da­to a si­ste­mar­si bas­so a de­stra, con Ca­ni­ni che è pas­sa­to in mez­zo, a far cop­pia con Asto­ri. Poi al mi­nu­to 10 Laz­za­ri ha pre­so il po­sto di Naing­go­lan, men­tre la gen­te di Ca­glia­ri co­min­cia­va a fi­schia­re il Ca­glia­ri, in­ca­pa­ce di tro­va­re il ban­do­lo del­la ma­tas­sa. Ago­sti­ni ha im­pe­gna­to da fuo­ri Co­lom­bo, poi al mi­nu­to 19 Ra­ga­tzu ha ag­guan­ta­to il pa­ri, con una con­clu­sio­ne dal li­mi­te. A que­sto pun­to Co­lom­ba ha ri­chia­ma­to Pi­sa­nu e Ap­piah per ri­ta­glia­re uno spa­zio an­che a Sa­vio e Mu­ta­rel­li. Il gol di Ra­ga­tzu ha ca­ri­ca­to il Ca­glia­ri, che per qual­che mi­nu­to ha rin­chiu­so il Bo­lo­gna nel­la sua area e ha sfio­ra­to il 2-1 con Des­se­na (Co­lom­bo si è ri­tro­va­to tra le ma­ni quel pal­lo­ne av­ve­le­na­to), poi è sta­to fi­schia­to il cam­bio di Me­lis tra Ma­tri e Lar­ri­vey. Co­lom­ba ha spe­di­to in cam­po il gio­va­ne di­fen­so­re Bas­so­li (all’esor­dio in se­rie A) co­me ester­no si­ni­stro del­la di­fe­sa al po­sto di Adail­ton, di­rot­tan­do Sa­vio al­le spal­le di Suc­ci. All’at­to pra­ti­co la par­ti­ta è fi­ni­ta qua, per­ché poi in fon­do il pa­reg­gio an­da­va be­ne a tut­te e due le squa­dre. Da og­gi sa­rà già fu­tu­ro, e al­me­no quel­lo del Bo­lo­gna si pre­sen­ta an­co­ra una vol­ta ca­ri­co di an­sie, ve­le­ni e in­cer­tez­ze.

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