IN­GHIL­TER­RA «Ter­ry? Per quel­lo che ha fat­to in Ar­gen­ti­na sa­reb­be già mor­to»

Corriere dello Sport (Nazionale) - - Calcio - di Ga­brie­le Mar­cot­ti

LONDRA - Cre­sce la ten­sio­ne in­tor­no a John Ter­ry, ca­pi­ta­no del Chel­sea di An­ce­lot­ti e, fi­no a po­co tem­po fa, del­la na­zio­na­le in­gle­se. Ter­ry, do­po la no­ti­zia del rap­por­to con Va­nes­sa Per­ron­cel ex-com­pa­gna di Way­ne Brid­ge, è sem­pre più so­lo. Mer­co­le­dì è sta­to bec­ca­to da una par­te del pub­bli­co di Wem­bley du­ran­te l'ami­che­vo­le. E ie­ri ha do­vu­to in­cas­sa­re le con­si­de­ra­zio­ni di Car­los Te­vez, com­pa­gno di Brid­ge al Ci­ty e tra i pri­mi a schie­rar­si a fian­co del ter­zi­no tra­di­to.

Se­con­do quan­to scri­ve il ta­bloid "The Sun", l'ar­gen­ti­no avreb­be di­chia­ra­to: «Uno che si com­por­ta co­sì in Ar­gen­ti­na sa­reb­be già mor­to. E' com­pli­ca­to di­re ciò che pen­so di quel­lo che Ter­ry ha fat­to a Brid­ge. Ma non si fan­no cer­te co­se con la don­na di un com­pa­gno. E' sba­glia­to. Per me, Ter­ry non ha al­cun sen­so del­la mo­ra­le do­po quel­lo che ha fat­to a Brid­ge. Ri­pe­to, do­ve so­no cre­sciu­to io, per una co­sa del ge­ne­re, pe­rdi le gam­be. An­zi, pe­rdi la vi­ta».

Che Ter­ry sia in dif­fi­cool­tà lo si è ca­pi­to an­che sa­ba­to, du­ran­te la ga­ra che op­po­ne­va il suo Chel­sea pro­prio al Ci­ty di Brid­ge. Du­ran­te il se­con­do tem­po è sta­to pun­ta­to da Te­vez e, con un po' di me­stie­re, lo ha fer­ma­to, pro­vo­can­do una du­ra rea­zio­ne dell'ar­gen­ti­no che gli è ve­nu­to in­con­tro mi­nac­cio­so. In ca­si del ge­ne­re, è nor­ma­le che in­ter­ven­ga­no i com­pa­gni, un po' per fa­re da pa­cie­ri, un po' per pre­sta­re soc­cor­so. Ma se Te­vez è sta­to su­bi­to cir­con­da­to da com­pa­gni, Ter­ry è sta­to rag­giun­to da un so­lo gio­ca­to­re del Chel­sea, Iva­no­vic, il qua­le, pe­ral­tro, ha abbracciato Te­vez, cer­can­do di cal­mar­lo e lo ha con­dot­to via.

Se­gna­li pre­oc­cu­pan­ti, sia per An­ce­lot­ti, che per Ca­pel­lo. Fi­no­ra Ter­ry ha di­mo­stra­to di es­se­re im­per­mea­bi­le agli scan­da­li che lo han­no toc­ca­to (dal­la ma­dre che ru­ba­va nei gran­di ma­gaz­zi­ni, al pa­dre che spac­cia­va dro­ga in un pub, al­lo stes­so Ter­ry che or­ga­niz­za­va - die­tro pa­ga­men­to - vi­si­te gui­da­te non au­to­riz­za­te) al cen­tro spor­ti­vo del Chel­sea. Ma ades­so si ha la sen­sa­zio­ne che qual­co­sa sia cam­bia­to. E non in me­glio.

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