Fio­ra­van­ti «I co­stu­mi ora li ven­do»

L’olim­pio­ni­co a rana: «Al­tri han­no de­ci­so al po­sto mio»

Corriere dello Sport Stadio (Firenze) - - BOXE - FA­BIO ON­GA­RO EX RUG­BI­STA, RI­STO­RA­TO­RE

Il buio da un gior­no all’al­tro. E poi di nuo­vo la lu­ce con la sua crea­tu­ra, Akron. Do­me­ni­co Fio­ra­van­ti non ha avu­to la for­tu­na (o sfor­tu­na) di de­ci­de­re il gior­no in cui smet­te­re, il gior­no in cui di­re ba­sta: un’iper­tro­fia car­dia­ca ha in­ter­rot­to la sua car­rie­ra bru­sca­men­te, do­po due me­da­glie d’oro ai Gio­chi (100 e 200 rana a Syd­ney 2000: i pri­mi trion­fi olim­pi­ci del nuo­to az­zur­ro) e un’al­tra va­go­na­ta di ri­co­no­sci­men­ti in am­bi­to eu­ro­peo e Ita­lia­no. E’ ri­ma­sto nel mi­cro­co­smo del nuo­to: ades­so pro­du­ce co­stu­mi per le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni.

«E’ un’azien­da a con­du­zio­ne fa­mi­lia­re, il fat­tu­ra­to non lo ri­ve­lo, ma pos­so di­re che sin­te­tiz­za tut­ta la mia vi­ta a li­vel­lo la­vo­ra­ti­vo. Non mi so­no mai po­sto il pro­ble­ma del do­po, di­cia­mo che nel­la sfor­tu­na so­no sta­to un po’ for­tu­na­to per­ché al­la fi­ne han­no de­ci­so al­tri per me, mi so­no tro­va­to un po’ spiaz­za­to a non po­ter più nuo­ta­re sen­za ave­re un’idea chia­ra del fu­tu­ro».

I so­gni pe­rò so­no sem­pre gli stes­si. «Ve­de­re un ita­lia­no vin­ce­re le Olim­pia­di con un co­stu­me Akron. Una bel­la im­pre­sa è sta­ta già cen­tra­ta a Do­ha con Mar­co Or­si ai Mon­dia­li in va­sca cor­ta: è ar­ri­va­to al se­con­do po­sto. So­no sod­di­sfa­zio­ni per noi che sia­mo un pic­co­lo brand ri­spet­to a dei co­los­si». Da lì an­che lo slo­gan: “Il co­stu­me ita­lia­no più ve­lo­ce del mon­do”. Ci vuo­le fan­ta­sia, vo­glia, su­do­re. Ele­men­ti che non ha mai ab­ban­do­na­to. Fio­ra­van­ti.

Ha la­scia­to Ro­ma per oc­cu­par­si del­la sua azien­da, che ha se­de in pro­vin­cia di Ve­ro­na. E’ sta­to un per­cor­so len­to, non im­me­dia­to. «Mi sen­to più ric­co den­tro, so più co­se, an­che se mi oc­cu­po po­co di nu­me­ri. E’ na­to tut­to co­sì per gio­co, so­no in so­cie­tà con un al­tro ra­gaz­zo che nuo­ta­va con me e con il pa­dre che ha la­vo­ra­to in que­sto set­to­re per qua­si trent’an­ni. Un gior­no ab­bia­mo pen­sa­to di fa­re qual­co­sa di no­stro ed è na­to tut­to, sen­za gran­di pro­gram­mi . Do­po die­ci an­ni ab­bia­mo una bel­la azien­da, una bel­la at­ti­vi­tà nel­la qua­le cre­dia­mo. E’ un pro­dot­to ma­de in Ita­ly». Il mon­do si è ca­po­vol­to. «Si­cu­ra­men­te la­vo­ro più ades­so, pe­rò è una fa­ti­ca di­ver­sa. Quan­do sei atle­ta de­vi pen­sa­re so­lo a quel­lo, so­lo ad al­le­nar­ti be­ne e ad an­da­re for­te in ga­ra. Ades­so la fa­ti­ca è men­ta­le».

«Con un com­pa­gno di squa­dra ab­bia­mo aper­to due lo­ca­li L’idea è al­lar­gar­si»

Do­me­ni­co Fio­ra­van­ti, 38 an­ni

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