Tut­to ini­ziò con i sol­di del­le se­men­ti

Ry­der era un com­mer­cian­te ap­pas­sio­na­to di que­sto sport

Corriere dello Sport Stadio (Firenze) - - Golf - Di Ste­fa­no Se­me­ra­ro

La Ry­der Cup è la Cop­pa Da­vis del golf: un tro­feo ma­gi­co ca­pa­ce di si­rin­ga­re un uno sport da in­di­vi­dua­li­sti sfre­na­ti il bri­vi­do dell'emo­zio­ne di grup­po, la ten­sio­ne che esplo­de quan­do in bal­lo c'è l'ono­re e l'or­go­glio di una squa­dra, di una pa­tria spor­ti­va, non so­lo un'ego so­li­ta­rio.

Le ori­gi­ni, i fon­da­to­ri, lo spi­ri­to, le ri­va­li­tà, sto­ria dei tro­fei del re­sto si as­so­mi­glia­no, qua­si si so­vrap­pon­go­no, con 27 an­ni di scar­to: Dwight Da­vis, mi­liar­da­rio del Missouri, man­dò a fon­de­re la sua zup­pie­ra d'ar­gen­to Se­con­da Guer­ra Mondiale, e an­che al­la ri­pre­sa su­bi­ro­no sem­pre (con l'ec­ce­zio­ne del '57), fi­no a quan­do nel 1973 al­la squa­dra fu­ro­no as­so­cia­ti gli ir­lan­de­si. Ma la ve­ra ri­vo­lu­zio­ne scat­tò nel '79 quan­do il gran­de Jack Nic­klaus sug­ge­rì al Con­te di Der­by, pre­si­den­te del­la PGA in­gle­se, di apri­re a tut­ti gli eu­ro­pei. Era­no gli an­ni di Bal­le­ste­ros e Lan­ger, la pie­na dei ta­len­ti del Vec­chio Con­ti­nen­te rin­fre­scò la Ry­der estraen­do­la dal­la nic­chia an­glo­sas­so­ne per far­ne un fe­no­me­no in­ter­na­zio­na­le, una lec­cor­nia per gli ap­pas­sio­na­ti e una tor­ta ghiot­ta per le tv.

Da al­lo­ra an­che l'al­bo d'oro si è rie­qui­li­bra­to, un­di­ci vit­to­rie eu­ro­pee - le ul­ti­me tre di fi­la - su quin­di­ci edi­zio­ni e la Ry­der è di­ven­ta­ta spet­ta­co­lo fa­mi­lia­re an­che a chi il golf lo fre­quen­ta con par­si­mo­nia. Og­gi si gio­ca su tre giornate, con squa­dre da do­di­ci (se­le­zio­na­te dal ran­king e dai ca­pi­ta­ni) e un formato che me­sco­la sem­pre in­con­tri sin­go­li e a cop­pie, esal­tan­do ago­ni­smo e spi­ri­to di squa­dra spes­so mol­to ac­ce­so: nel 1969 si ar­ri­vò qua­si al­lo scon­tro fi­si­co e fu Nic­klaus a scio­glie­re la ten­sio­ne con­ce­den­do con ma­gna­ni­mi­tà il putt fi­na­le da 7 me­tri a To­ny Jac­klin che de­cre­tò il pri­mo pa­reg­gio del­la sto­ria (tan­to per re­go­la­men­to gli Usa avreb­be­ro man­te­nu­to il tro­feo...).

Il pri­mo ita­lia­no a gio­ca­re in Ry­der è sta­to Co­stan­ti­no Roc­ca fra il 1993 e il '97, au­to­re di una me­mo­ra­bi­le “bu­ca-in-uno” a Ro­che­ster, men­tre nel 2010 a New­port è toc­ca­to ai fra­tel­li Edoar­do e Fran­ce­sco Mo­li­na­ri par­te­ci­pa­re ad­di­rit­tu­ra tut­ti e due. Il se­con­do par­te­ci­pò poi nel 2012 nel fa­mo­so “mi­ra­co­lo a Me­di­nah” (Me­di­nah nell'Il­li­nois), quan­do gli eu­ro­pei ca­pi­ta­na­ti da Ola­za­bal riu­sci­ro­no in una ri­mon­ta fa­vo­lo­sa vin­cen­do ot­to scon­tri nel­la ter­za gior­na­ta e fu pro­prio il pa­reg­gio strap­pa­to da “Chic­co” Mo­li­na­ri a Ti­ger Woods ad as­si­cu­ra­re il mez­zo pun­to ne­ces­sa­rio per bat­te­re gli Usa.

Ri­pe­te­re il mi­ra­co­lo a Ro­ma, ec­co il nuo­vo tra­guar­do.

Nel 1927 in­ve­stì 250 ster­li­ne in un tro­feo in oro per la sfi­da tra Usa e Gran Bre­ta­gna

Dal ‘79 il con­fron­to con l’Eu­ro­pa, Roc­ca e i due Mo­li­na­ri pro­ta­go­ni­sti fra gli ita­lia­ni

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