D’IP­PO­LI­TO «CER­CI SI RIAL­ZA TEL­LO E’ UN TOP»

«Fi­no­ra so­no i due af­fa­ri mi­glio­ri di gen­na­io Por­tai Dy­ba­la a La­zio, In­ter e Na­po­li. Nien­te...»

Corriere dello Sport Stadio (Firenze) - - Il Mercato 2016 - Di Fa­bio Mas­si­mo Splen­do­re

Non ama ar­ri­va­re se­con­do Vin­cen­zo D’Ip­po­li­to, di­cia­mo co­sì. Ha por­ta­to in Ita­lia il pri­mo su­da­fri­ca­no, i pri­mi hon­du­re­gni. E poi tan­ti uru­gua­ia­ni, la ter­ra do­ve cal­ci­sti­ca­men­te ha co­strui­to il suo bu­si­ness nel cal­cio. Ed è so­prat­tut­to lì che con­ti­nua ad ali­men­tar­lo. In Su­da­me­ri­ca, Ar­gen­ti­na com­pre­sa. Ed è lì che gen­na­io del 2012 vi­de...

Ec­co, ci racconti chi vi­de. Co­sì ca­pi­re­mo an­che il suo gran­de rim­pian­to pro­fes­sio­na­le... «Vi­di Pau­lo Dy­ba­la. A Cor­do­ba, ave­va 17 an­ni ed era la se­con­da par­ti­ta che gio­ca­va da ti­to­la­re. Una de­li­zia già al­lo­ra, agi­va da ester­no si­ni­stro. Pec­ca­to...».

Co­sa fe­ce? «Quel­lo che avreb­be fat­to chiun­que la­vo­ra nel cal­cio per pro­por­re gio­ca­to­ri. Per tan­to oro non bi­so­gna­va at­ten­de­re un at­ti­mo. Co­nob­bi la fa­mi­glia, la mam­ma. Lo pro­po­si in Ita­lia. Va­lu­ta­ro­no... Co­sta­va trop­po».

Pri­ma ci di­ca quan­to co­sta­va. «Due mi­lio­ni e mez­zo di dol­la­ri, giù di lì».

Ci di­ce an­che chi le dis­se no? «Per pri­ma la La­zio. Poi In­ter e Na­po­li. Una gran­de oc­ca­sio­ne man­ca­ta: in­nan­zi­tut­to per me!».

Co­me le sem­bra que­sto mer­ca­to di gen­na­io? «Mol­to friz­zan­te, più dei pre­ce­den­ti. Mi sem­bra che le gran­di non ab­bia­no an­co­ra fat­to mol­to, a par­te la Fio­ren­ti­na che già si è mos­sa ab­ba­stan­za e be­ne. Ma tut­te le al­tre sta­no com­pran­do, stan­no muo­ven­do». Se do­ves­se met­te­re un col­po sul po­dio del mer­ca­to di gen­na­io? «Ad ora Tel­lo».

Le pia­ce Tel­lo? «Se sta be­ne è un gran gio­ca­to­re». Un al­tro col­po di quel­li fat­ti fi­no­ra che le è pia­ciu­to? «Cer­ci al Genoa. Mi sem­bra il gio­ca­to­re in gra­do di ar­ri­va­re con la ca­ri­ca giu­sta per da­re una ma­no al­la squa­dra di Ga­spe­ri­ni».

Nei gior­ni che re­sta­no chi si muo­ve­rà di più? « Ec­co, mi aspet­to che qual­che gran­de piaz­zi il suo col­po. L’In­ter con Eder, la Ro­ma. So­prat­tut­to la Ro­ma, che ha cam­bia­to al­le­na­to­re e vor­rà da­re so­lu­zio­ni nuo­ve a Spal­let­ti».

El Shaa­rawy e Pe­rot­ti pos­so­no es­se­re so­lu­zio­ni giu­ste? Non ser­ve an­che qual­co­sa in di­fe­sa? «Ser­ve si­cu­ra­men­te qual­co­sa in di­fe­sa. Ma per me El Shaa­rawy è un si­gnor gio­ca­to­re. E an­che Pe­rot­ti può di­ven­ta­re mol­to uti­le al­la cau­sa».

Lei ne avreb­be uno di di­fen­so­re nel­la scu­de­ria che rien­tra all’in­ter­no del­le me­dia­zio­ni di mer­ca­to più re­cen­ti? « Al To­ri­no ho por­ta­to un si­gnor gio­ca­to­re, che ora Ven­tu­ra co­min­cia a far gio­ca­re e quin­di si­gni­fi­ca che si fi­da di lui. Par­lo di Ga­ston Sil­va, in que­sto mo­men­to lo schie­ra­no de­cen­tra­to a si­ni­stra, ma lui è un cen­tra­le di­fen­si­vo e sa­rà il do­po Mo­ret­ti, per in­ten­der­ci. Il club gra­na­ta non lo spo­sta».

Al To­ri­no ha por­ta­to un al­tro ra­gaz­zo che si sta ri­ta­glian­do uno spa­zio tra i pa­li, da un pa­io di par­ti­te: Icha­zo. «E’ gio­va­ne, ma lo ho por­ta­to qui che ave­va già vin­to due cam­pio­na­ti al Da­nu­bio. Quel­lo del por­tie­re è un ruo­lo de­li­ca­to, lui è ve­nu­to qui sa­pen­do che de­ve im­pa­ra­re. Per me è mol­to af­fi­da­bi­le, an­che se qual­che er­ro­re di cre­sci­ta bi­so­gne­rà met­ter­lo in con­to. De­ve im­pra­ti­chir­si con la lin­gua per­ché ama mol­to dia­lo­ga­re con i com­pa­gni di re­par­to».

A pro­po­si­to di portieri, le pia­ce Alis­son, che la Ro­ma si è as­si­cu­ra­ta per giu­gno? «Sì. I portieri bra­si­lia­ni han­no di­mo­stra­to di sa­per es­se­re mol­to af­fi­da­bi­li quan­do par­lia­mo di pri­ma fa­scia».

Una ope­ra­zio­ne del pas­sa­to a cui si sen­te mol­to le­ga­to? «Per for­tu­na ce ne so­no di­ver­se. Con­te al­la Ju­ven­tus, Gargano al Na­po­li... Se me ne chie­de una le di­co Mo­rie­ro all’In­ter: per co­me ma­tu­rò».

Co­me ma­tu­rò? « Il 1° giu­gno 1997 Mo­rie­ro pas­sò dal­la Ro­ma al Mi­lan. Poi In­ter e Mi­lan do­ve­va­mo si­ste­ma­re qual­co­sa ri­fe­ri­ta al bra­si­lia­no Cruz. Io par­lai con Si­mo­ni, vo­le­va un ester­no of­fen­si­vo e... ma­tu­rò il cla­mo­ro­so pas­sag­gio. In un me­se e mez­zo, per­ché all’In­ter ci an­dò a me­tà lu­glio, lo pre­sen­ta­ro­no due vol­te, ros­so­ne­ri e ne­raz­zur­ri. Cla­mo­ro­so no? Era l’In­ter di Ro­nal­do, poi Fran­ce­sco fe­ce il Mon­dia­le».

Lei è sta­to il ma­na­ger di An­to­nio Con­te cal­cia­to­re. Ce lo rac­con­ta? « Pos­so di­re che da gio­va­ne cal­cia­to­re era vo­li­ti­vo, ap­pli­ca­to, pun­ta­va sem­pre al mas­si­mo. E co­sì è da al­le­na­to­re. Già a 22-23 an­ni i di­ce­va di pen­sa­re a un fu­tu­ro in pan­chi­na. Si è lau­rea­to all’Isef con il mas­si­mo dei vo­ti. Con­te fa tut­to al mas­si­mo».

Do­po l’Eu­ro­peo la­sce­rà la Na­zio­na­le? «Lo de­ci­de­rà lui. Io di­co una co­sa: se vin­ce sì, se non vin­ce po­treb­be an­che ri­ma­ne­re. Per­ché lui vuo­le vin­ce­re sem­pre».

Un rim­pian­to? «Non è esat­ta­men­te un rim­pian­to. So­no mol­to di­spia­ciu­to di co­me è fi­ni­ta la sto­ria pro­fes­sio­na­le con Cri­stian Le­de­sma». Per­ché? «Lo ho por­ta­to in Ita­lia, è sta­to da me nei me­si in cui pro­va­va in gi­ro per l’Ita­lia. Gli ho or­ga­niz­za­to 7-8 pro­vi­ni, tra Co­mo, Chie­vo, Udi­ne­se, Pa­ler­mo. Per ca­ri­tà, era quel­lo il mio la­vo­ro. Ma dav­ve­ro si era in­stau­ra­to un rap­por­to straor­di­na­rio. Poi nel­la pas­sa­ta sta­gio­ne lui ave­va il so­gno de­gli Sta­tes, la trattativa con il Kan­sas Ci­ty è sal­ta­ta e da lì è sca­tu­ri­to qual­co­sa da par­te sua che io de­fi­ni­sco sen­za mez­zi ter­mi­ni una in­com­pren­sio­ne. La trattativa sal­tò, fi­gu­rar­si se po­te­vo non aver mes­so tut­to me stes­so per man­dar­la a buon fi­ne. Si è al­lon­ta­na­to».

Lei è un pun­to di ri­fe­ri­men­to in Su­da­me­ri­ca, so­prat­tut­to in Uru­guay. Ha avu­to un ruo­lo an­che nel­la vi­cen­da Ca­va­ni... «Ci ho mes­so set­te an­ni per ve­der­me­lo ri­co­no­sciu­to dal Da­nu­bio. Ho do­vu­to fa­re una cau­sa al Tas per ave­re quel che mi spet­ta­va da quel­la me­dia­zio­ne».

Co­sa han­no gli uru­gua­ia­ni che li ren­de qua­si sem­pre su­bi­to pron­ti per il no­stro cam­pio­na­to? Vin­cen­zo D’Ip­po­li­to, 55 an­ni, da 30 ma­na­ger di cal­cia­to­ri. Da 10 svol­ge il ruo­lo di me­dia­to­re ed è un pun­to di ri­fe­ri­men­to per i tra­sfe­ri­men­ti dei gio­ca­to­ri tra Uru­guay e Ita­lia

Quel gen­na­io 2012... «Vi­di Pau­lo, ave­va 17 an­ni, il club vo­le­va 2,5 mi­lio­ni di dol­la­ri. Per l’Ita­lia era­no trop­pi»

I col­pi in­ver­na­li «Bra­va la Fio­ren­ti­na l’ex Mi­lan aiu­te­rà il Genoa. Ora la Ro­ma be­ne El Shaa­rawy Pe­rot­ti? An­che»

L’affare del cuo­re «Mo­rie­ro al Mi­lan e poi all’In­ter nel­la stes­sa ses­sio­ne di mer­ca­to: era l’esta­te del 1997»

Il ma­na­ger di Con­te «Lo por­tai al­la Juve da gio­ca­to­re e già a 22 an­ni pen­sa­va a un fu­tu­ro da vi­ve­re sul­la pan­chi­na»

Consigli «In Uru­guay han­no la gar­ra, la grin­ta: Da noi ve­drei be­ne Ga­ston Fa­ber Alex Sil­va e Viña»

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Sal­va­dor Icha­zo, 23

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