E’ un Mon­dia­le agli an­ti­po­di

Pri­ma del­la “fi­na­lis­si­ma” di Abu Dha­bi due ga­re di­vi­se da 12 ore di fu­so ora­rio e all’op­po­sto per mol­te al­tre co­se

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Formula 1 - Servizi di Marco Evangelist­i

L’ul­ti­ma cor­sa è ad Abu Dha­bi, all’om­bra del par­co di­ver­ti­men­ti del­la Fer­ra­ri, al­la lu­ce can­gian­te dell’al­ber­go a for­ma di ba­le­na il cui tet­to cam­bia con­ti­nua­men­te co­lo­re. E sa­re­mo a no­vem­bre inol­tra­to. Più vi­ci­no all’in­ver­no che al­la pri­ma­ve­ra. Quel­lo sa­rà pre­su­mi­bil­men­te uno sho­w­do­wn ve­ro, una bat­ta­glia a una so­la usci­ta. Una di quel­le sfi­de in cui si en­tra nell’are­na con pa­ri ar­mi e si ve­de chi re­sta in pie­di. In teo­ria den­tro quell’are­na do­vreb­be­ro pre­sen­tar­si Fer­nan­do Alon­so con la sua Fer­ra­ri e Mark Web­ber e Se­ba­stian Vet­tel con la lo­ro Red Bull. Ma nei gior­ni scor­si il ca­po del­la McLa­ren, Mar­tin Whit­mar­sh, ha ri­cor­da­to co­me «non sa­reb­be sag­gio» con­si­de­ra­re Lewis Ha­mil­ton e Jen­son But­ton ta­glia­ti fuo­ri del­la lot­ta per il ti­to­lo. Per ar­ri­va­re a quel­la sfi­da de­fi­ni­ti­va, tut­ta­via, bi­so­gna pas­sa­re at­tra­ver­so al­tri due GP e so­no gran pre­mi le­ga­ti da un rap­por­to stra­no. Agli an­ti­po­di nel Mon­dia­le. Dal pun­to di vi­sta geo­gra­fi­co ma an­che tec­ni­co, am­bien­ta­le, cul­tu­ra­le. Lun­go una li­nea ret­ta che pas­sa pra­ti­ca­men­te per il cen­tro del­la Ter­ra si de­ci­de il cam­pio­na­to più equi­li­bra­to del­la sto­ria o qua­si. Do­me­ni­ca si cor­re­rà in Co­rea, su un cir­cui­to mai vi­sto. Il 7 no­vem­bre si va in Bra­si­le, nell’au­to­dro­mo più ma­lan­da­to del Mon­dia­le, do­ve una vol­ta si sol­le­va l’asfal­to e un’al­tra pre­ci­pi­ta­no le te­le­ca­me­re ap­pe­se sul­la cor­sia box. Da Yeon­gam a San Pao­lo pas­sa­no 12 ore di fu­so ora­rio. Nel pri­mo ap­pun­ta­men­to è fa­vo­ri­ta net­ta­men­te la Red Bull, nell’al­tro la Fer­ra­ri spe­ra di rac­co­glie­re la vit­to­ria che le ser­ve per con­ti­nua­re a spe­ra­re. C’è an­che que­sto con­tra­sto nel­la pro­fon­da bel­lez­za del Mon­dia­le in cor­so. Una vol­ta pas­sa­te da un ca­po all’al­tro del pia­ne­ta, le squa­dre avran­no ap­pe­na il tem­po di im­pac­chet­ta­re tut­to e tra­sfe­rir­si nel Gol­fo Per­si­co per lo sho­w­do­wn. Tre set­ti­ma­ne in apnea. Chi vin­ce­rà il ti­to­lo se lo sa­rà su­da­to, e an­che chi lo per­de­rà.

I PROS­SI­MI DUE GRAN PRE­MI

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