Tra due gior­ni si cor­re sul­la nuo­vis­si­ma pi­sta co­rea­na do­ve gli ad­det­ti av­vi­ta­no gli ul­ti­mi se­di­li

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Formula 1 - Servizi dell’in­via­to Marco Evangelist­i

MOKPO - Lo show va avan­ti, men­tre si av­vi­ta­no gli ul­ti­mi se­di­li e si in­col­la lo stra­to su­pe­rio­re del­le as­si­cel­le di le­gno sul­le in­fra­strut­tu­re di un cir­cui­to che più del­la Co­rea evo­ca Di­sney­land. I pi­lo­ti se ne fre­ga­no. Per lo­ro c'è so­lo un na­stro d'asfal­to ne­ro che si di­sten­de all'oriz­zon­te in ma­nie­ra di­ver­sa dal so­li­to. Han­no co­min­cia­to a sco­prir­lo e a man­dar­lo a me­mo­ria ie­ri not­te al­le tre, quan­do il se­ma­fo­ro del­la cor­sia box (ie­ri an­co­ra in­gom­bro di ter­ra am­muc­chia­ta, pe­ral­tro) è di­ven­ta­to ver­de. Quel­lo è sta­to il pri­mo round del­la vo­la­ta fi­na­le. Va­le per la co­no­scen­za del­la pi­sta e per nient'al­tro. Con­ta­no mol­to di più le qua­li­fi­ca­zio­ni del­le set­te di do­mat­ti­na e ov­via­men­te la pri­ma del­le tre ga­re man­can­ti. A ogni at­to qual­cu­no to­glie­rà il di­stur­bo. Per ades­so stan­do all'arit­me­ti­ca so­no in cin­que a es­se­re in cor­sa per il cam­pio­na­to. Quel­li del­la McLa­ren, Ha­mil­ton e But­ton, han­no vi­va­ce­men­te pro­te­sta­to per es­se­re sta­ti mes­si da par­te. I com­men­ta­to­ri so­no ma­li­gni e rea­li­sti­ci, i pi­lo­ti di­fen­do­no l'amor pro­prio. D'ac­cor­do, fac­cia­mo che si gio­chi in cin­que. Ge­rhard Ber­ger, te­sta raf­fi­na­ta e lin­gua aci­da, di­ce che la Red Bull è la mac­chi­na mi­glio­re ma che al­la fi­ne vin­ce­rà Alon­so per­ché «è più egoi­sta de­gli al­tri». Ana­li­si non ba­na­le, che com­pren­de an­che la per­ce­zio­ne di una cer­ta mag­gio­re fa­ci­li­tà del­lo spa­gno­lo di tro­va­re ra­pi­da­men­te il ban­do­lo di una pi­sta sco­no­sciu­ta. Met­to­no i cin­que l'uno ac­can­to all'al­tro co­me fos­se­ro i so­li­ti so­spet­ti. Nes­su­no con­ce­de in­di­zi, tran­ne But­ton che ri­dac­chia iro­ni­co con la fac­cia aper­ta di sem­pre e dà l'idea di es­se­re sta­to in­vi­ta­to in una com­pa­gnia del­la qua­le non ha vo­glia di far par­te. Gli al­tri si met­to­no in vi­so l'espres­sio­ne più se­ria che han­no. Que­sto è il lo­ro pal­co­sce­ni­co e po­co im­por­ta che il tea­tro an­co­ra non ci sia.

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