Ma­le­sa­ni: Spot per sal­va­re il club

«E’ una squa­dra con gran­di qua­li­tà mo­ra­li, ne­gli spo­glia­toi i pri­mi com­pli­men­ti a chi non ha gio­ca­to. La de­di­ca? Ai ti­fo­si»

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Calcio - Dall’in­via­to

Pal­la in re­te, Fran­ce­sco An­to­nio­li guar­da Marco Di

Va­io sta per esul­ta­re. Fuo­ri­qua­dro c’è Mi­guel An­gel Bri­tos che ha mes­so a se­gno uno straor­di­na­rio gol di te­sta con un tuf­fo da ve­ro can­no­nie­re di razza. A cen­tro pa­gi­na Ga­ston Ra­mi­rez, 20 an­ni, una gior­na­ta da pro­ta­go­ni­sta

(Fo­to Ap) CE­SE­NA - Il ve­ro pro­mo­to­re sen­ti­men­tal­fi­nan­zia­rio, l’uni­co se­rio, qui è Al­ber­to Ma­le­sa­ni, co­stret­to com’è a cer­ca­re di ven­de­re ogni do­me­ni­ca il suo pro­dot­to, que­sto Bo­lo­gna al di so­pra di tut­te le aspet­ta­ti­ve. «Spe­ro che que­sto sia uno spot per sal­va­re il Bo­lo­gna», spie­ga con la vo­ce ro­ca ma gli oc­chi che bril­la­no an­co­ra, quan­do si pre­sen­ta per il con­sue­to gi­ro di gio­stra in sa­la stam­pa. Lo spot è un Bo­lo­gna che vin­ce, una squa­dra di «gran­di qua­li­tà uma­ne e mo­ra­li», co­me spie­ga il Ma­le che ri­ve­la: «Quan­do so­no rien­tra­to nel­lo spo­glia­to­io i pri­mi a cui ho fat­to i com­pli­men­ti so­no quel­li che non han­no gio­ca­to: gli esclu­si, tut­ti quei ra­gaz­zi che han­no in­co­rag­gia­to chi an­da­va in cam­po e in set­ti­ma­na si so­no al­le­na­ti con gran­de pro­fes­sio­na­li­tà». Esclu­si dal­la par­ti­ta, da Krhin ad Ek­dal, da Ru­bin a Pa­po­ni; che van­no a fa­re il pa­io con gli esclu­si dal Ma­nuz­zi, quei tre­cen­to ti­fo­si che so­no ri­ma­sti nel piaz­za­le del­lo sta­dio a fa­re il ti­fo. «E la vit­to­ria vo­glio de­di­car­la pro­prio a lo­ro. L’ho det­to e lo ri­pe­to: ci stia­no vi­ci­ni, ci aiutino. Lo­ro, con noi, so­no la par­te sa­na di tut­ta la fac­cen­da».

RI­SVOL­TI - Il pro­ble­ma del Bo­lo­gna, og­gi, è che de­ve gio­ca­re ogni vol­ta due par­ti­te. Quel­la che du­ra no­van­ta mi­nu­ti e quel­la che si pro­trae ol­tre: la par­ti­ta del fu­tu­ro, la più im­por­tan­te. «E’ sta­ta una vit­to­ria dai tan­ti ri­svol­ti - di­ce Ma­le­sa­ni - In cam­po ab­bia­mo vin­to me­ri­ta­ta­men­te, e non c’è nien­te da di­re. Ab­bia­mo do­mi­na­to, sfrut­tan­do be­ne il pres­sing e gio­can­do, mi pa­re, un buon cal­cio. E poi c’è l’aspet­to uma­no. Que­sti ra­gaz­zi so­no ec­ce­zio­na­li. Sot­to il pro­fi­lo pro­fes­sio­na­le noi non sia­mo man­ca­ti mai. Spe­ro che que­sta squa­dra sia la mi­glior pub­bli­ci­tà per chi vuo­le da­re una ma­no a que­sto Bo­lo­gna, bi­so­gna fa­re uno sfor­zo pri­ma che suc­ce­da­no co­se sgra­de­vo­li. Ba­sta con le chiac­chie­re, noi la no­stra par­te l’ab­bia­mo fat­ta, ora toc­ca ad al­tri. Io ho la cul­tu­ra del la­vo­ro, so­no a po­sto con la co­scien­za. E so­no ot­ti­mi­sta: non pos­so pen­sa­re che il Bo­lo­gna ven­ga man­da­to all’in­fer­no». E an­co­ra, una sot­to­li­nea­tu­ra sul­le te­le­fo­na­te ri­ce­vu­te e sul pat­to d’ono­re del­la squa­dra. «Io vo­glio es­se­re lim­pi­do. Una set­ti­ma­na fa mi ha te­le­fo­na­to Por­ced­da, di­cen­do che tut­to si sa­reb­be ri­sol­to; poi mi ha te­le­fo­na­to Mar­ras, ri­pe­ten­do la stes­sa co­sa. In­fi­ne ho sa­pu­to che i gio­ca­to­ri so­no sta­ti con­vo­ca­ti da Con­sor­te. Il pat­to? Ab­bia­mo de­ci­so di la­sciar­ci al­le spal­le i no­stri pro­ble­mi. Poi, se non suc­ce­de nien­te, sap­pia­mo che ognu­no an­drà avan­ti per la pro­pria stra­da. Al­la mes­sa in mo­ra, co­mun­que, io non ci ho mai pen­sa­to».

LE SCEL­TE - Espo­si­to per Ga­rics sul­la de­stra, il de­but­tan­te as­so­lu­to Mor­leo sul­la si­ni­stra al po­sto di Ru­bin, Bu­scè pre­fe­ri­to a Meg­gior­ni sul­la de­stra per chiu­de­re il tri­den­te, Del­la Roc­ca in cam­po e Mu­ta­rel­li in pan­chi­na («Ma su Mu­ta­rel­li ci ho pen­sa­to fi­no al­la fi­ne»): tut­te az­zec­ca­te, le scel­te di Ma­le­sa­ni. Che, tra le al­tre co­se, ha vin­to in ma­nie­ra schiac­cian­te la par­ti­ta a scac­chi con Fic­ca­den­ti. Ha im­bri­glia­to il Ce­se­na, l’ha sfian­ca­to con il pres­sing, ha col­pi­to al mo­men­to giu­sto e poi si è di­fe­so con or­di­ne, sen­za mai an­da­re in af­fan­no. «Ho scel­to l’espee­ren­za - di­ce il tec­ni­co - ci stia­mo av­vi­ci­nan­do al no­stro stan­dard. An­che a Na­po­li non ave­va­mo fat­to ma­le, ma lì ave­va­mo per­so per col­pa di qual­che er­ro­re in­di­vi­dua­le. So­no con­ten­to, per­ché an­che in tra­sfer­ta, do­po la bel­la vit­to­ria di Ca­glia­ri in Cop­pa Ita­lia, co­min­cia­mo a vin­ce­re». Suc­ce­de co­sì che il Bo­lo­gna vin­ca in tra­sfer­ta do­po no­ve me­si: era il 28 feb­bra­io, Ge­noa-Bo­lo­gna 3-4. E’ una vit­to­ria che, co­mun­que va­da, re­ste­rà nel­la sto­ria. Può es­se­re l’ini­zio di una nuo­va av­ven­tu­ra; o può es­se­re la fi­ne. E in ogni ca­so non di­pen­de­rà dal­la squa­dra e dal tec­ni­co. Che il lo­ro do­ve­re l’han­no fat­to fi­no in fon­do.

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