Par­la Pe­ri­net­ti: «An­to­nio vuo­le sem­pre il top»

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Primo Piano - Di Fa­bio Mas­si­mo Splen­do­re

Ha ac­com­pa­gna­to gli ini­zi di An­to­nio Con­te in pan­chi­na: nel 2005 lo eb­be co­me vi­ce di De Ca­nio al Sie­na, nel 2007 lo chia­mò al Ba­ri do­ve in­sie­me han­no co­strui­to un pic­co­lo gran­de mi­ra­co­lo, cen­tran­do la A. Gior­gio Pe­ri­net­ti è uno dei de­ca­ni del mon­do dei di­ri­gen­ti spor­ti­vi: ha ini­zia­to nei vi­vai. «Ed è lì che spe­ro di es­se­re pro­mos­so e tor­na­re al­la fi­ne del­la car­rie­ra» di­ce dal pro­fon­do del cuo­re. Per­ché Pe­ri­net­ti vi­ve di en­tu­sia­smo nel cal­cio, ol­tre che di fe­li­ci in­tui­zio­ni. Ha co­rag­gio­sa­men­te ri­co­min­cia­to da Ve­ne­zia, dal­la se­rie D: ed è il club la­gu­na­re che per ora si sta ade­guan­do al cur­ri­cu­lum del suo di­ret­to­re (Ro­ma, Na­po­li, Ju­ven­tus, ec­ce­te­ra ec­ce­te­ra) os­ser­van­do tut­te le av­ver­sa­rie dall’al­to, a pun­teg­gio pie­no. Be­ne, su Con­te, Gior­gio Pe­ri­net­ti non ha bi­so­gno di met­te­re ban­die­ri­ne. Val­go­no, più di tut­to, l’ami­ci­zia e la sti­ma per il ct. En­tram­be da­ta­te. «So­no sta­to so­lo fe­li­ce in­ter­pre­te del­le pos­si­bi­li­tà di da­re a Con­te le pri­me in­ve­sti­tu­re da al­le­na­to­re. Si ve­de­va che sa­reb­be sta­to da so­lo un nu­me­ro uno. Io ho so­lo avu­to in sor­te la pos­si­bi­li­tà di pre­ce­de­re qual­che al­tro mio col­le­ga». Che pe­rò il duo fun­zio­nas­se si è ri­vi­sto nel 2010 a Sie­na. Re­du­ce dal­la scel­ta di fi­ni­re an­ti­ci­pa­ta­men­te il rap­por­to con l’Ata­lan­ta - pri­ma espe­rien­za in A - fu sem­pre Pe­ri­net­ti a ri­chia­mar­lo a Sie­na nel 2010. E fu di nuo­vo se­rie A. E da lì la Ju­ve.

DUE OBIET­TI­VI. «Chi co­no­sce co­me me Con­te - di­ce Pe­ri­net­ti, in­vi­ta­to ie­ri al­la ker­mes­se dell’ac­cor­do com­mer­cia­le tra Cor­rie­re del­lo Sport-Stadio/Tut­to­sport e Figc - sa che in que­sto mo­men­to lui sta pen­san­do a due co­se: la pri­ma è la sma­nia per que­sti 21 gior­ni di fi­la in cui po­trà la­vo­ra­re con i suoi ra­gaz­zi per ar­ri­va­re a co­strui­re una na­zio­na­le ag­guer­ri­ta co­me pia­ce a lui, se­con­do il suo spi­ri­to, ma so­prat­tut­to in gra­do di as­si­mi­la­re nel mo­do mi­glio­re il suo cre­do tat­ti­co. E quan­do si par­la di Con­te l’obiet­ti­vo in una ma­ni­fe­sta­zio­ne, in que­sto ca­so l’Eu­ro­peo, sa­rà sem­pre pun­ta­re al mas­si­mo. Spe­ria­mo che ab­bia for­tu­na». Da Con­te, Pe­ri­net­ti pas­sa a par­la­re di set­to­re gio­va­ni­le. E il di­scor­so non è sle­ga­to, an­zi. «Io cre­do che ser­va un gen­tle­man agree­ment che tra­va­li­chi re­go­le e re­go­let­te e che per­met­ta ai pre­si­den­ti di Le­ga di vin­co­la­re mo­ral­men­te i pre­si­den­te di club di A, B, Le­ga Pro e D af­fin­ché nel­le Pri­ma­ve­re, nel­le Be­ret­ti e nel­le Ju­nio­res ci so­no 8-9 ita­lia­ni ob­bli­ga­to­ria­men­te. Al­tri­men­ti avre­mo fi­na­li con trop­pi stra­nie­ri tra i ra­gaz­zi e, a ca­sca­ta, Con­te avrà sem­pre più dif­fi­col­tà a la­vo­ra­re per le na­zio­na­li».

Han­no vin­to a Ba­ri e a Sie­na in­sie­me: «Ora ha in te­sta so­lo i 21 gior­ni per fa­re un’Ita­lia co­me lui»

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