«Tot­ti de­ve ge­stir­si al­la Al­ta­fi­ni. L’In­ter? Io l’uni­co tec­ni­co che ha do­vu­to ven­de­re La Ju­ve? De­ci­si l’ad­dio»

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Il Forum -

Con la Ju­ven­tus è fi­ni­ta ma­le?

«No, è fi­ni­ta quan­do ho de­ci­so che fi­nis­se. E de­vo di­re che le mie sto­rie con i club le ho sem­pre fi­ni­te io».

Per­ché fi­nì al­la Ju­ve?

«Non era­va­mo più d’ac­cor­do sui pia­ni di mer­ca­to. Mi fu det­to che i gio­ca­to­ri li de­ci­de­va­mo e pren­de­va­mo in tre: io, il ds Sec­co e l’am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to Blanc. Ar­ri­vò una scel­ta su cui non con­cor­da­vo, mi dis­se­ro che lo­ro due in­ve­ce era­no d’ac­cor­do. E io ri­spo­si: “Be­nis­si­mo, al­lo­ra va­do via io”. Poi che mi eso­ne­ra­ro­no a due gior­na­te dal­la fi­ne con­ta po­co».

Il gio­ca­to­re era Die­go?

«No, ma ha sen­so fa­re no­mi? Pos­so an­che dir­lo, era Can­na­va­ro. Era un gran­de gio­ca­to­re, ma io fa­ce­vo un di­scor­so di li­nea­ri­tà, non mi sem­bra­va giu­sto: era­no sce­si in B in sei ri­por­tan­do la squa­dra in A. Per­ché ri­pren­de­re uno che in­tan­to era an­da­to al Real e ave­vo vin­to uno scu­det­to? Poi fe­ce an­che be­ne Can­na­va­ro, il mio era un di­scor­so di cor­ret­tez­za. E non c’entra lo spo­glia­to­io».

Ma il suo la­vo­ro al­la Ju­ve è sta­to va­lu­ta­to ma­le?

«Non lo so, non mi in­te­res­sa, cre­de­te­mi. Io la­vo­ro, non guar­do a chi si met­te le eti­chet­te e pren­de le ban­die­re».

Quan­do gui­da­va la Ro­ma fe­ce en­tra­re Tot­ti per una man­cia­ta di mi­nu­ti a ca­sa del­la Samp. Co­me si ge­sti­sce il ca­pi­ta­no del­la Ro­ma a 39 an­ni?

«Fran­ce­sco è una per­so­na stu­pen­da. Io di­co che Al­ta­fi­ni en­tra­va un quar­to e fa­ce­va gol. Tot­ti ha una an­che una gran­de in­tel­li­gen­za e sa che do­vrà ge­stir­si co­sì. Io ho avu­to e ho un gran bel rap­por­to con lui. E su quei sei mi­nu­ti di Ge­no­va ab­bia­mo an­che scher­za­to. Ce ne mi­se ven­ti per es­se­re pron­to...» (un’al­tra ri­sa­ta).

Ma co­sa suc­ces­se ve­ra­men­te in quel 3-0 fi­no al­la scon­fit­ta per 4-3 di Ge­no­va?

«Nien­te di nien­te, pren­dem­mo un gol e an­dam­mo in bar­ca. Esclu­do al­tro. Guar­da­te io ho un pre­gio, l’aria del­le mie squa­dre la re­spi­ro pri­ma, sen­to le co­se. E già nel ri­ti­ro esti­vo ave­vo par­la­to ai ra­gaz­zi di­cen­do che non sen­ti­vo più la stes­sa at­mo­sfe­ra: “so­no più ti­fo­so di voi, se il pro­ble­ma so­no io di­te­lo». Mi ri­spo­se­ro “ma che scher­za...”».

Quan­to tem­po si por­te­rà die­tro i gol di Paz­zi­ni?

«Me lo con­ti­nua­no a chie­de­re a Ro­ma, sen­za pen­sa­re che di pun­ti ne per­dem­mo tan­ti: ne fa­cem­mo 1 con il Li­vor­no che re­tro­ce­det­te quell’an­no».

E il fa­mo­so dop­pio cam­bio Tot­ti-De Ros­si a fi­ne pri­mo tem­po nel der­by?

«Non ave­vo pen­sa­to all’im­ma­gi­ne del­la mia cro­ci­fis­sio­ne in fon­do a via dei Gla­dia­to­ri... Scher­zo. Con­ta il be­ne del­la squa­dra e in quel­la par­ti­ta le co­se non sta­va­no an­dan­do co­me le ave­vo pen­sa­te. Si sa­ran­no an­che sec­ca­ti, spe­ro. Ma quan­do vin­cem­mo fa­ce­va­no fe­sta con gli al­tri».

Ma per De Ros­si quel­lo ca­rat­te­ria­le in cer­ti ca­SI non può es­se­re sta­to un li­mi­te?

«Da­nie­le è un gran­dis­si­mo gio­ca­to­re e per me se fos­se an­da­to via da Ro­ma avreb­be vin­to di più. Ma lui non sa­rà d’ac­cor­do, è ri­ma­sto...».

Un al­le­na­to­re si può por­ta­re die­tro un gio­ca­to­re che può es­se­re la sua gui­da in cam­po? Lei lo ha mai fat­to?

«Por­tai Sch­warz a Va­len­cia da Fi­ren­ze. E poi gio­cai sem­pre con Men­die­ta e Fa­ri­nos».

La squa­dra più for­te che ha al­le­na­to?

«Il Lei­ce­ster. La più for­te è sem­pre l’ul­ti­ma».

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