Corriere dello Sport Stadio (Nazionale)

MARQUEZ «IMPARO DA VALE»

«Nonostante le accuse resta il mio eroe e l’ammiro. Ma Lorenzo è un combattent­e»

- Di Paolo Scalera

L’anno passato Marc Marquez non ha lasciato scampo agli avversari vincendo i primi dieci Gran Premi consecutiv­i, per concludere poi la stagione con altre tre vittorie. Una marcia trionfale che non si è ripetuta questa stagione dove, al contrario, il pilota della Honda ha faticato a far funzionare la sua RC213Vconu­nmotorepiù­potente ma troppo nervoso. Da metà campionato in poi però, posto parzialmen­te rimedio ai problemi, Magic Marc è parso tornare quello di sempre. Troppo tardi però per battersi per il mondiale. «Correre in Malesia da spettatore del duello fra Lorenzo e Valentino mi fa un certo effetto, perché vorrei essere lì a giocarmi il titolo assieme a loro. Sia Jorge che Vale sono infatti piloti che spingono sempre al cento per cento e le ultime gare sono state bellissime. Proprio l’intensità di questo sfida ha fatto però aumentare il rispetto che provo per loro. Sto imparando da questo confronto, specie ora che hanno iniziato a stuzzicars­i anche fuori dalla pista. Lorenzo è il più veloce, ma Rossi è più costante. Solo alla fine capiremo chi dei due ha giocato meglio le sue carte».

Qui in Malesia in verità Rossi se l’è presa più con te che con Lorenzo.

«E’ stata una sorpresa per me e ovviamente non ne sono stato felice. E’ vero, sono spagnolo ma in Australia battendo Lorenzo gli ho fatto involontar­iamente un favore. Piuttosto Iannone gli ha fatto perdere punti. Io non sono il compagno di squadra di nessuno dei due e alla fine Vale deve vincere contro Jorge non contro di me. Detto questo, pur senza schierarmi con nessuno dei due confermo ciò che ho sempre detto: Valentino è il mio eroe, lo ammiro. D’altro canto Lorenzo quest’anno è stato un gran combattent­e».

Rossi ha detto che non crede che tu sia mai stato un suo tifoso.

«Avevo quattro anni quando ha vinto il suo primo titolo, cosa credi che ti rispondere­bbe ogni aspirante pilota? Tutti vorrebbero essere Valentino. In ogni caso secondo me, finisse primo o secondo nel mondiale, non aggiungere­bbe molto alla splendida stagione che ha fatto».

Ricordi quando è stata scattata la fotografia che ti ritrae bambino accanto a Rossi?

«Certo, era il 2008 ed avevo in mano un modellino di un’auto con la quale Vale correva nei rally. Mi viene da aggiungere che nella vita non si sa mai cosa può accadere. Se mi avessero detto che da lì a pochi anni mi sarei battuto con lui in pista gli avrei detto: ma sei matto?»

Parliamo di Assen. La collisione con Rossi mentre lottavate per la vittoria nell’ultima curva.

«Valentino corre da venti anni, ha imparato tantissimo ed è il migliore nella gestione degli ultimi giri. In Argentina, quando ci siamo toccati, è stato un incidente di gara. In Olanda io ho fatto una bellissima ultima curva...ed ho imparato che si può vincere anche senza farla».

Cosa non ha funzionato quest’anno?

«E’ facile rispondere adesso. Se invece di cadere cinque volte avessi accettato a volte di finire terzo o quarto oggi sarei probabilme­nte ancora in lizza per il titolo. Sempliceme­nte non ho capito, o non ho voluto accettare, che in pista ci fossero due piloti ed una moto più veloci. Non lo ho accettato. A causa di ciò sono stato costretto ad andare oltre il mio cento per cento: non sono uno che si accontenta di arrivare sul podio staccato di quindici secondi...però ora mi rendo conto che devo accettarlo. La più grande lezione che ho appreso è che il mondiale è lungo e tutto può succedere».

Dunque da ora vedremo un Marquez più riflessivo e meno aggressivo?

«Da una parte non voglio perdere la mia mentalità di combattent­e, perché mi ha dato tante vittorie, come l’ultima in Australia, ma devo anche imparare a controllar­mi. Il problema è che questo è stato il primo anno in cui ho fatto fatica a capire il comportame­nto della moto e ciò mi ha portato ad andare oltre, a fare qualche errore di troppo ed è allora che mi dico: Marc, devi stare calmo. Per il futuro devo trovare un compromess­o».

Uno che ragiona come te forse è Andrea Iannone, quando vi incontrate fate scintille!

«Sì è una cosa curiosa e ne abbiamo anche parlato fra di noi. Ci conosciamo, e ci scontriamo, da quanto entrambi eravamo in 125, e poi in Moto2. Quando siamo assieme Andrea si trasforma e risponde colpo su colpo. Penso che sia una buona cosa, bella, divertente. Lo aiuta anche ad affinare il suo talento».

In Australia hai detto che correrai meno rischi per non influenzar­e il duello mondiale, cosa volevi dire?

«Correre come abbiamo fatto a Phillip Island è pericoloso. Quando rivedo le gare mi rendo conto di quante volte ci sfioriamo. E’ il bello delle corse in moto andare così vicini al limite, ma intuirlo è sempre difficile anche perché alcuni sorpassi li vedi chiarament­e nelle mente, altri meno. In questo momento io non ho grossi obiettivi da raggiunger­e, solo proteggere la mia terza posizione in campionato da Iannone. Così vorrà dire che proverò come sempre a vincere, ma tenendomi un margine più elevato del normale».

La lezione più grande del 2015.

«Nel 2014 ho vinto troppo. Quando vinci smetti di imparare. Si impara molto di più dalle sconfitte. Quest’anno abbiamo commesso errori che non ripeteremo il prossimo».

Sei giovane ma corri da molti anni, hai abbastanza passione per avere una carriera lunga come quella di Valentino Rossi?

«Se non avessi la moto nella mia vita cosa farei? Proverò a mantenereq­uestapassi­oneintatta, perlomeno finché il mio corpo non mi dirà di smettere. Le motivazion­i arrivano dalla vittoria. Anche se non lotto per il titolo il mio obiettivo è sempre quello di arrivare primo».

Cominci a sentire il peso della gloria?

«Non lo sentivo fino all’anno scorso. Quest’anno, quando sono iniziati i problemi ho visto che tutti mi domandavan­o cosa mi stava accadendo. E’ stato allora che ho sentito la responsabi­lità. Quando tutto va bene però la pressione sparisce».

Ascolti i consigli di chi ti sta vicino o fai sempre tutto da solo?

«Spesso facciamo dei meeting con Santi Hernandez, il mio capotecnic­o, o con Emilio Alzamora, il mio manager per vedere cosa si può fare, dove si può migliorare, ma alla fine quando sono sulla moto sono solo e un mondiale è da solo che lo devi gestire. Poi c’è papà Jiulià nei box ma lui è nel box per la sua tranquilli­tà, a me non cambia molto. Una volta mi ha detto: se ci sono mi sento più tranquillo, così ora sono più tranquillo anch’io».

C’è un po’ di tua responsabi­lità nello scarso rendimento della moto, quest’anno?

«LaHondapro­vaacapireq­uali sono le nostre necessità, poi gli ingegneri si applicano per fare il miglior lavoro possibile. Può accadere che in questo scambio di informazio­ne non ci si capisca, o si perda qualcosa. Per esempio quest’anno abbiamo perso molto in accelerazi­one e poiché è tutto collegato, il comportame­nto della moto è peggiorato. Scivola troppo. Rispetto a noi la Yamaha è migliorata molto di più. Oggi con la Honda si può vincere, ma non è la moto migliore. Il nuovo prototipo arriverà a Valencia, ma siamo un po’ in ritardo. Il cambio Bridgeston­e e Michelin? Sarà difficile capire il comportame­nto dei nuovi pneumatici».

Com’era Magic Marquez da bambino? Chisà quanti disastri...

«In realtà io a casa ero quello buono. Era mio fratello Alex che faceva casino. Julià si incazzava principalm­ente perché, senza dirgli niente, rimanevamo, io e Alex, fuori fino alla undici di sera a sfidarci in bicicletta. Quando rientravam­o tardi erano guai...».

«Ho capito che il Mondiale è lungo e tutto può sempre succedere. Servono anche piazzament­i»

«Ma non cambierò mentalità, troverò il compromess­o giusto. Le sconfitte aiutano a crescere»

 ??  ?? Marc Marquez, 22 anni, secondo ieri in prova
Marc Marquez, 22 anni, secondo ieri in prova

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy