«Ba­lo­tel­li e Ibra tut­ta la ve­ri­tà»

«Mai fa­ci­le co­me ora pren­de­re Mario»

Corriere dello Sport - - Front Page - Di An­drea Ra­maz­zot­ti (Reuters) RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

MI­LA­NO - Mi­no Ra­io­la è l’uo­mo del­le ope­ra­zio­ni “im­pos­si­bi­li”, l’agen­te al qua­le si so­no af­fi­da­ti top player co­me Ned­ved, Ibra­hi­mo­vic e Ba­lo­tel­li. La­vo­ra in tut­to il mon­do con la stes­sa fa­ci­li­tà.

MI­LA­NO - Mi­no Ra­io­la è l’uo­mo del­le ope­ra­zio­ni “im­pos­si­bi­li”, l’agen­te al qua­le ne­gli an­ni si so­no af­fi­da­ti top player co­me Ned­ved, Ibra­hi­mo­vic e Ba­lo­tel­li, un pro­cu­ra­to­re che la­vo­ra in tut­to il mon­do con la stes­sa fa­ci­li­tà. A tre gior­ni dall’aper­tu­ra del­la cam­pa­gna tra­sfe­ri­men­ti in­ver­na­le ab­bia­mo chie­sto a lui che mer­ca­to de­vo­no aspet­tar­si i ti­fo­si e ne è ve­nu­ta fuo­ri una chiac­chie­ra­ta nel­la qua­le Ra­io­la ha par­la­to di tut­to, da Ba­lo­tel­li alla Fi­co, da Ibra­hi­mo­vic a Pog­ba, da Pe­lu­so a Snei­j­der, pas­san­do per la cri­si del cal­cio ita­lia­no e la cor­sa scu­det­to. Ra­io­la, che mer­ca­to sa­rà quel­lo di gen­na­io? «Tra­di­zio­nal­men­te è un mer­ca­to do­ve non ci so­no gran­di col­pi per­ché i cam­pio­ni non si spo­sta­no a gen­na­io. E' qua­si una leg­ge. Tut­ti lo de­fi­ni­sco­no un mer­ca­to di ri­pa­ra­zio­ne an­che se poi bi­so­gna ve­de­re quan­to si ri­pa­ra e quan­ti dan­ni si fan­no». L’ar­ri­vo di Ba­lo­tel­li al Mi­lan, dun­que, al­me­no in que­sta ses­sio­ne di mer­ca­to è da esclu­de­re? «Mario ades­so non si muo­ve per­ché non ci so­no le ra­gio­ni per cam­biar squa­dra». Al Ci­ty pe­rò non sta gio­can­do e an­che a Nor­wi­ch è fi­ni­to in tri­bu­na. «Non sta gio­can­do per­ché è sta­to ma­la­to e per­ché ci so­no sta­te del­le di­scus­sio­ni con Man­ci­ni. La si­tua­zio­ne pe­rò si sta ri­sol­ven­do. Por­tar­lo via da Manchester sa­reb­be l’op­zio­ne più fa­ci­le. Lui in­ve­ce re­ste­rà al Ci­ty, an­che se que­sta può sem­bra­re la co­sa più com­pli­ca­ta. Ba­lo­tel­li de­ve ri­pren­der­si il suo po­sto in cam­po e ri­con­qui­sta­re la fi­du­cia del­la squa­dra. Ha bi­so­gno di un club che cre­da in lui e dal can­to suo fa­rà di tut­to per me­ri­tar­si que­sta fi­du­cia. In pas­sa­to ha fat­to qual­che sba­glio, ma ul­ti­ma­men­te si par­la in ma­nie­ra ne­ga­ti­va di lui so­lo per la sua vi­cen­da con la Fi­co». La scor­sa set­ti­ma­na ci so­no sta­ti il co­mu­ni­ca­to di Mario e la let­te­ra aper­ta dei ge­ni­to­ri, ma la te­le­no­ve­la è tutt’al- tro che con­clu­sa. «Io ge­sti­sco Mario e lui ha que­sta si­tua­zio­ne con la Fi­co. A lei in pub­bli­co non ri­spon­do, non ho nien­te da di­re. In que­sta vi­cen­da ab­bia­mo de­ci­so di te­ne­re uno stan­dard al­to e, do­po che la mamma e il pa­pà di Mario han­no ester­na­to il lo­ro pen­sie­ro do­po le tan­te co­se in­giu­ste che han­no sen­ti­to sul fi­glio, la­scia­mo par­la­re la Fi­co e il suo press agent Si­gno­ri­ni (di­ret­to­re di “Chi”, ndr)». Se Mario non se la pas­sa be­ne a Manchester, Ibra­hi­mo­vic è il nuo­vo re di Pa­ri­gi. «Zla­tan è con­ten­to e tran­quil­lo. Sa che por­ta­re a ca­sa il ti­to­lo in una squa­dra nuo­va non è fa­ci­le an­che per­ché bi­so­gna cam­bia­re la men­ta­li­tà del club. Lui co­mun­que sta di­mo­stran­do di es­se­re il più for­te al mon­do». Lo ri­ve­dre­mo pri­ma del­la fi­ne del­la car­rie­ra in Ita­lia? Qual­che fra­se no­stal­gi­ca ave­va fat­to pen­sa­re che po­tes­se tor­na­re al Mi­lan... «Dif­fi­ci­le che pos­sa tor­na­re in Ita­lia co­me gio­ca­to­re». Se ri­pen­sa al tra­sfe­ri­men­to di Ibra a Pa­ri­gi, qual è la pri­ma co­sa che le vie­ne in men­te? «La ve­ri­tà che non è mai sta­ta rac­con­ta­ta. Ma­ga­ri un gior­no...». Sen­za Ibra­hi­mo­vic, al Mi­lan è esplo­so El Shaa­rawy. «E sta di­mo­stran­do di es­se­re mol­to for­te. Ve­de, que­ste so­no quel ge­ne­re di op­por­tu­ni­tà che il cal­cio ita­lia­no do­vreb­be co­glie­re, ma ci rie­sce so­lo in oc­ca­sio­ni par­ti­co­la­ri a cau­sa di un si­ste­ma sba­glia­to che an­dreb­be ri­for­ma­to». Co­sa c’è da cor­reg­ge­re? «Pri­ma di tut­to ser­vi­reb­be­ro le se­con­de squa­dre per­ché le da­te di na­sci­ta dei tes­se­ra­ti in Pri­ma­ve­ra non so­no quel­le giu­ste (ne­ces­sa­rio un in­nal­za­men­to dell’età, ndr), men­tre in pri­ma squa­dra gli al­le­na­to­ri e i di­ret­to­ri spor­ti­vi non han­no il co­rag­gio di pun­ta­re sui gio­va­ni che non han­no un no­me e che non “scal­da­no” il pub­bli­co. Vi fac­cio un pa­io di esem­pi: se a un club este­ro fos­se suc­ces­so quel­lo che è ac­ca­du­to al Na­po­li (squa­li­fi­ca di Can­na­va­ro e Gra­va, ndr), non ci sa­reb­be sta­ta la cor­sa all’ac­qui­sto di nuo­vo di­fen­so­re per­ché un ele­men­to af­fi­da­bi­le, ma­ga­ri di 20-21 an­ni, quel­la so­cie­tà lo avreb­be avu­to nel­la sua for­ma­zio­ne B. Sul vo­stro gior­na­le, inol­tre, ho let­to che an­che la Roma sta pen­san­do a Do­ria, il cen­tra­le bra­si­lia­no se­gui­to an­che dal­la Ju­ven­tus. Non giu­di­co il ra­gaz­zo, ma ri­spet­to a tan­ti ita­lia­ni lui fi­no­ra ha avu­to in più il van­tag­gio di gio­ca­re». An­che il suo Pog­ba non ha avu­to spa­zio il­li­mi­ta­to nel­la Ju­ven­tus no­no­stan­te qual­che pre­sta­zio­ne ma­iu­sco­la. «Ha fat­to ve­de­re so­lo par­te del suo rea­le va­lo­re. Po­treb­be an­da­re a gio­ca­re in qual­sia­si gran­de club, ma è già in una gran­de so­cie­tà». Tra qual­che me­se Pog­ba fe­steg­ge­rà lo scu­det­to con la Ju­ve? «L’espe­rien­za mi di­ce che il cam­pio­na­to lo vin­ce chi ci cre­de di più. Se le squa­dre che in­se­guo­no non cre­do­no nel­la ri­mon­ta, al­lo­ra la Ju­ve ha già vin­to. Al­tri­men­ti può an­co­ra suc­ce­de­re di tut­to. Lo scor­so an­no il Mi­lan ha per­so lo scu­det­to... 3 vol­te, ma an­che in pas­sa­to al­tre for­ma­zio­ni han­no spre­ca­to gran­di van­tag­gi». Ri­spet­to a 12 me­si fa, l’uni­ver­so ros­so­ne­ro si è ca­po­vol­to. Quan­to han­no pe­sa­to le ces­sio­ni di Ibra­hi­mo­vic e Thia­go Sil­va? «Il Mi­lan sta at­tra­ver­san­do una fa­se di tran­si­zio­ne e do­po il mer­ca­to esti­vo era chia­ro che po­tes­se suc­ce­de­re. De­ve ini­zia­te a ri­co­strui­re il fu­tu­ro, get­ta­re del-

Mi­no Ra­io­la, 45 an­ni, è il pro­cu­ra­to­re di Ba­lo­tel­li, Ibra­hi­mo­vic e Pog­ba le ba­si so­li­de con ope­ra­zio­ni di mer­ca­to in­tel­li­gen­ti». Una po­te­va es­se­re quel­la le­ga­ta a Ba­lo­tel­li, che avreb­be po­tu­to es­se­re il gran­de col­po del mer­ca­to di gen­na­io in Eu­ro­pa, ma lei... «Esclu­do che Mario a gen­na­io si muo­va. E co­mun­que mi sem­bra che il Mi­lan ades­so i top player li stia ven­den­do vi­sto che sta trat­tan­do in Bra­si­le le ces­sio­ni di Pa­to e Ro­bi­n­ho». E qui si ri­tor­na ai se­gna­li ne­ga­ti­vi per il cal­cio ita­lia­no di cui par­la­va pri­ma, giu­sto? «In Se­rie A i gran­di col­pi di mer­ca­to or­mai so­no so­lo in usci­ta e chi di­ri­ge il cal­cio ita­lia­no non se ne ac­cor­ge. Co­me fa Abe­te a non ca­pir­lo? Ser­vo­no nuo­vi stadi e ri­for­me a un si­ste­ma pre­i­sto­ri­co nel qua­le pe­rò Abe­te è l’uni­co can­di­da­to alla pre­si­den­te del­la Fi­gc. For­se mi can­di­do io per scon­giu­ra­re una sua rie­le­zio­ne... E lo di­co non per­ché ho qual­co­sa con­tro Abe­te, ma per­ché ser­ve una ven­ta­ta di no­vi­tà, al­tri­men­ti l’Ita­lia sa­rà sem­pre co­stret­ta a rin­cor­re­re. Ades­so an­che i club bra­si­lia­ni ven­go­no a fa­re la spe­sa in Se­rie A». Il nuo­vo El­do­ra­do è in Bra­si­le? «In Bra­si­le l’eco­no­mia è in cre­sci­ta e la cul­tu­ra è vi­ci­na a quel­la eu­ro­pea. Per un cal­cia­to­re è più fa­ci­le am­bien­tar­si lì che in Ci­na o ne­gli Emi­ra­ti. In Ci­na i sol­di li han­no, ma man­ca l’ap­peal sui gran­di cam­pio­ni. Ne­gli Emi­ra­ti, in­ve­ce, non c’è più la vo­glia di in­ve­sti­re sui cam­pio­ni. Per­ché? Abu Dha­bi si è pre­sa il Ci­ty e, gra­zie alla pub­bli­ci­tà le­ga­ta a que­sto club, ha una visibilità paz­ze­sca. Il Qatar ha in­ve­sti­to sul Psg e at­tra­ver­so Al Ja­zee­ra con­trol­le­rà i di­rit­ti del cal­cio eu­ro­peo. In que­sto mo­do han­no an­che ab­bas­sa­to i sa­la­ri dei gio­ca­to­ri nei lo­ro cam­pio­na­ti». Quan­te so­no le squa­dre eu­ro­pee che

«A vol­te ha sba­glia­to ma Ba­lo­tel­li tor­ne­rà ti­to­la­re. La Fi­co? La la­scia­mo par­la­re...»

pos­so­no fa­re un col­po da no­van­ta nel mer­ca­to di gen­na­io? «Tre: il Psg, il Chel­sea e il Ci­ty. E non mi so­no di­men­ti­ca­to il Barcellona e il Real Ma­drid: le due spa­gno­le so­no so­ste­nu­te dal­le ban­che e dal go­ver­no spa­gno­lo e ades­so non pos­so­no più spen­de­re co­me pri­ma». Al di là del­le ri­for­me del no­stro cal­cio, qual è la sua so­lu­zio­ne per ren­de­re il mer­ca­to di gen­na­io più vi­vo? «Le pos­si­bi­li­tà so­no due: o si la­scia il mer­ca­to aper­to tut­to l’an­no o a gen­na­io si apre una so­la set­ti­ma­na. An­che in ago­sto i gran­di col­pi ven­go­no fat­ti qua­si tut­ti alla fi­ne per­ché i club aspet­ta­no sem­pre l’oc­ca­sio­ne. Po­che so­cie­tà pro­gram­ma­no, le al­tre van­no avan­ti per istin­to e af­fa­ri la­st mi­nu­te». La Ju­ve, no­no­stan­te sia pri­ma, pro­gram­ma e sta pen­san­do a Pe­lu­so e a un nuo­vo at­tac­can­te. Non si ri­schia l’ege­mo­nia bian­co­ne­ra an­dan­do di que­sto pas­so? «Se com­pri in Ita­lia, spen­di me­no ed è più fa­ci­le che la Ju­ve pren­da Pe­lu­so piut­to­sto che un gio­ca­to­re all’este­ro. Quan­to all’at­tac­can­te, la Ju­ve è co­me la Fer­ra­ri de­gli an­ni d’oro: quan­do vin­ci, cam­bia­re è sem­pre pe­ri­co­lo­so, a me­no che tu non in­di­vi­dui un gio­ca­to­re che può fa­re la dif­fe­ren­za per il fu­tu­ro». Che idea si è fat­to del ca­so Snei­j­der? «Vi­cen­da sgra­de­vo­le per tut­te le par­ti. Se We­sley tro­va una squa­dra di pre­sti­gio che gli fa per­de­re po­chi sol­di del suo at­tua­le sti­pen­dio, è me­glio che se ne va­da. Il pro­ble­ma è che a gen­na­io in po­chi pos­so­no pa­ga­re tan­ti sol­di il car­tel­li­no di un gio­ca­to­re che ha ta­le in­gag­gio. E quan­do sei all’In­ter non vai in un squa­dra mi­no­re. Io avrei ge­sti­to la co­sa in mo­do di­ver­so».

Ba­lo­tel­li

Ibra­hi­mo­vic

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.