Palermo portafortuna: la Collins non si ferma più
IN SICILIA HA VINTO IL SUO PRIMO TORNEO, DOMENICA IL BIS A SAN JOSÈ
Danielle che vinse due volte. Sui campi da tennis del Country Club di Palermo, dove venti giorni fa aveva ottenuto il primo titolo Wta, successo bissato domenica scorsa a San Josè, ed ancor prima sulle malattie che rischiavano di portarla al ritiro e che invece le hanno fornito le motivazioni decisive per andare oltre i propri limiti. Danielle Rose Collins, 27 anni, bionda americana della Florida, una che può vantare una semifinale in Australia ed un quarto di finale a Parigi, ha dovuto combattere prima con l’artrite reumatoide, che già costrinse al ritiro Caroline Wozniacki, e poi con l’endometriosi, che le procurava una serie di fastidi ormai incompatibili con la vita da professionista del tennis. Così il 5 aprile, si sottopone ad un intervento chirurgico ma le previsioni non sono troppo ottimistiche: «In molti mi hanno detto che non ce l’avrei fatta a tornare a giocare», aveva detto a Palermo. Danielle rifiuta l’idea del ritiro, non si arrende e quelle parole divengono benzina per far ripartire più forte il suo motore. La Collins torna, eccome, ed in tempi quasi record. I dolori sono scomparsi, la fiducia è cresciuta. Fa un po’ di fatica nei primi match, ma in tornei Slam, poi arriva in semifinale a Budapest e finalmente alza due coppe, a Palermo e in California, alternando bordate da fondo campo con le sue tradizionali urla: «Le urla provengono da quanto ho passato in questi anni - spiega Danielle - nel raccontare quanto mi è successo devo parlare da persona più che da atleta. L’operazione cui mi sono sottoposta è stata complicata, i medici hanno spostato diverse parti all’interno del mio corpo e asportato una cisti ovarica delle dimensioni di una palla da tennis, creando grandi scompensi. Ma allo stesso tempo quell’esperienza mi ha dato qualcosa in più, mi ha motivata ed aiutata sul piano fisico: i forti mal di schiena che avvertivo sono scomparsi, poco a poco ho recuperato la condizione»ı.
SENZA COACH. «In più mi ha aiutato l’essere completamente sola». La frase della Collins sorprende in un tennis femminile dove coach e guru sono all’ordine del giorno. «Sin dal college ho avuto difficoltà a trovare l’allenatore giusto - spiega così ho imparato a gestirmi da sola, ad essere più costante, e in particolare dopo l’intervento ho moltiplicato la fiducia in me stessa. Questo rende la mia vittoria di domenica ancora più speciale». E giustifica i pugnetti e le grida che fanno da contrappunto alle sue partite: «Considerate anche il periodo difficile che ciascuno di noi ha vissuto. Giocare senza pubblico è stata dura, a Palermo prendevo energie dalla folla anche se c’era chi mi tifava contro«. Un’americana innamorata persa del nostro paese: «La Sicilia è stata sempre un posto che volevo visitare, dall’albergo la visione sul mare e sulle barche era fantastica, il centro città mi ha incantato (Danielle è rimasta a fare la turista anche il giorno dopo la vittoria, ndc.): invito tutti a venire. Sono affascinata dalla vostra architettura, e dalla capacità di preservare monumenti e bellezze che non esistono nel posto da dove vengo. Negli States, quando un edificio è vecchio lo si abbatte e ne viene costruito un altro. Adesso spero di andare presto in Sardegna». Intanto la Collins è risalita al numero 28 delle classifiche mondiali (il suo best ranking è 23): il suo smash al destino è andato a segno.