Corriere dello Sport

Silenzio Germania è l’urlo per i diritti umani

La ministra tedesca indossa la fascia vietata, in campo niente “arcobaleno” ma un gesto di grande valore Tutti con la mano sulla bocca al momento della foto ufficiale E il guardaline­e controlla Neuer...

- Di Roberto Maida INVIATO A DOHA

Momento di celebrità non richiesto: un guardaline­e salvadoreg­no che chiede al capitano di una squadra di esporre la fascia di capitano. La Fifa era pronta a colpire Manuel Neuer con il primo cartellino giallo della storia sventolato per insubordin­azione a una linea etica. Ma Neuer, che si era accordato con tutti gli altri capitani dissidenti del Mondiale, non indossava la fascia antiproibi­zionista che era stata proibita. Indossava un nastrino normale, che però non gli ha impedito di mostrare alle telecamere di tutto il mondo la scritta «No discrimina­tion» dipinta sui guanti. E così la partita tra Germania e Giappone è cominciata senza ammonizion­i farlocche. Ma i tedeschi, che non ci stanno ad abbassare il capo quando sono convinti di essere nel giusto, hanno manifestat­o in un altro modo la loro protesta, posando per la foto ufficiale della partita con undici mani aperte a chiudere le bocche dei giocatori. Come a dire: ci avete silenziato voi, noi volevamo esprimere qualcosina... Inutile sottolinea­re che la regia internazio­nale, come aveva fatto con gli iraniani silenti durante l’inno nazionale, non abbia mostrato l’immagine del check su Neuer né l’attimo della foto-ricordo. Sempre meglio girarsi dall’altra parte per non diffondere il virus della verità.

aveva sostenuto esplicitam­ente la squadra: la ministra dell’Interno, Nancy Faeser, si è seduta in tribuna allo stadio Khalifa accanto al presidente federale Bernd Neuendorf con avvolta su un braccio la fascia negata a Neuer: «One love». La Germania d’altra parte è in prima linea sul tema dei diritti umani. La federcalci­o tedesca ha invece aspettato che cominciass­e la partita, e quindi il messaggio della squadra, per chiarire un’idea già abbastanza comprensib­ile attraverso Twitter: «Volevamo usare la fascia del nostro capitano per prendere posizione sui valori che abbiamo nella nazionale tedesca: diversità e rispetto reciproco. Insieme ad altre nazioni, volevamo che la nostra voce fosse ascoltata. Non si trattava di fare una dichiarazi­one politica: i diritti umani non sono negoziabil­i. Dovrebbe essere dato per scontato, ma non è ancora così. Ecco perché questo messaggio è così importante per noi. Negarci la fascia dal braccio è come spegnere la nostra voce. Sosteniamo la nostra posizione». Muti alla meta dunque. E poco importa che il silenzio abbia finora portato sfortuna: le due squadre che sono scese in campo per i diritti umani, Iran e Germania, hanno perso al debutto. Certe battaglie prescindon­o dal risultato, per fortuna, anche se lo condiziona­no: è probabile che il tira e molla su cosa rischiasse­ro i calciatori in termini di sanzioni disciplina­ri abbia distratto dal focus, cioè la partita.

L’AMBIENTE. Nota a margine. Nell’imbarazzan­te teatrino politico in uno stadio di calcio, abbiamo anche notato la scarsissim­a presenza di tifosi tedeschi. Loro, che di solito seguono in massa la loro nazionale all’estero. E’ un segnale evidente del distacco popolare. Non dalla squadra ma da “questo” Mondiale giocato in Qatar nonostante tutto ciò che si è raccontato. I giapponesi viceversa erano tanti e rumorosiss­imi, quasi ossessivi nel ripetere sempre gli stessi cori per cento e passa minuti. Anche in tribuna stampa, dove la giornalist­a Choco Sasaki urlava, piangeva, esultava come se fosse un’ultrà in curva. La passione a volte prende il sopravvent­o.

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ANSA, GETTY Uno dei guardaline­e controlla che la fascia di Neuer sia quella consentita; in alto la Germania posa con le mani davanti alla bocca A destra la ministra tedesca Faeser con la fascia arcobaleno
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LA MINISTRA. Nel frattempo un membro autorevole del Governo

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