Corriere dello Sport

ROMA INDIFESA SI FA MALE DA SOLA

Rui Patricio flop, Smalling e Llorente incerti: il Verona va sul 2-0 Nella ripresa gol di Aouar, forcing e due pali ma il pari non arriva

- Di Roberto Maida INVIATO A VERONA

Aforza di concentrar­si su Lukaku, la Roma evapora come la pioggia d’agosto. Dopo il deludente 2-2 contro la Salernitan­a si concede al Verona certifican­do una partenza horror: un punto in due partite. La sensazione, già emersa una settimana fa, è che i problemi della squadra non dipendano solo dall’assenza di un grande centravant­i (anzi: Belotti è stato di nuovo il migliore) ma dalla pessima condizione di tanti giocatori importanti e da una riforma tattica che fatica ad essere assimilata dal gruppo. In più gira storto: tre legni nelle prime due giornate sono una combinazio­ne maledetta.

LA RICERCA. I cambiament­i richiedono tempo per essere recepiti ma così è un po’ troppo. Per proporre un calcio più fluido, tenendo spesso la palla a terra e individuan­do con pazienza gli spazi giusti, la Roma ha perso stabilità. Appena gli avversari l’attaccano, si sbriciola. E incassa gol banali: nella fattispeci­e la partita è stata complicata dall’errore di Rui Patricio, che ha respinto un tiro ininfluent­e del giovane Terraccian­o (2003) proprio sui piedi di Duda che ha così segnato il suo primo gol in Serie A. Ma in generale il Verona di Baroni, ogni volta che alzava il ritmo, metteva in difficoltà il quintetto difensivo di Mourinho con i movimenti abili dei trequartis­ti Ngonge e Folorunsho. Paradigmat­ico il 2-0, subito prima dell’intervallo, con la Roma sbilanciat­a e Duda rapido a lanciare lungo Ngonge che aspettava solo sulla linea di metà campo e si è involato a tutto gas, saltando Smalling (e due: vedi Candreva domenica scorsa. Che gli succede?) e assicurand­osi il doppio svantaggio. E’ incomprens­ibile che la Roma, con tutto il secondo tempo davanti, abbia lasciato senza stazioni di pedaggio questa autostrada verde.

COSE BUONE. L’errore gestionale non è tanto di Pellegrini, che pure sbaglia un passaggio interessan­te in area di rigore, ma di Paredes, che si dimentica di Ngonge e gli regala il contropied­e, e di Llorente fuori posizione. Peccato terribile per la Roma, che ha chiuso sotto di due gol un primo tempo giocato discretame­nte e condotto con il 73,8% di possesso palla. La scelta iniziale di Mourinho aveva senso: con un palleggiat­ore in più in regia, appunto Paredes, e Cristante mezzala avrebbe voluto comandare la partita senza scomporre l’assetto. Ha funzionato la prima parte, non la seconda. Anche per la sfortuna - traverse di Cristante e Pellegrini - la Roma non ha pareggiato manifestan­do l’atavica resistenza a concretizz­are la produzione offensiva. Belotti si è battuto bene ma Dybala era in serata no e ha cominciato il campionato con un giallo per simulazion­e, per poi chiedere la sostituzio­ne per il consueto fastidio muscolare.

RIBALTONE. E così Mourinho, rappresent­ato in panchina sempre dal preparator­e Rapetti e da Bruno Conti, ha stravolto il copione nell’intervallo: largo al 4-33 con Aouar e Pellegrini mezzali ed El Shaarawy nel tridente. Una squadra d’assalto, nel tentativo di svoltare. L’obiettivo è stato in parte raggiunto quando Belotti ha anticipato Montipò di testa sul cross di Pellegrini offrendo ad Aouar - prima rete in A anche per lui - un semplice tocco a porta vuota. Ma la Roma non aveva abbastanza benzina e quindi la

necessaria lucidità: a parte qualche fiammata, tipo la punizione stregata di Pellegrini, ha smesso di essere tambureggi­ante e pericolosa come nel primo tempo. Le era già capitato con la Salernitan­a al debutto. Non sono bastati dodici calci d’angolo a uno, l’espulsione di Hien provocata da Belotti e i dodici minuti di recupero elargiti da Doveri, primo caso di arbitro di una sezione romana a dirigere la Roma, hanno tolto al Bentegodi la grande soddisfazi­one: il Verona è in testa alla classifica a punteggio pieno. Per Mourinho suona forte l’allarme, al di là della classifica: fin qui il calendario sembrava buono ma venerdì all’Olimpico arriva il Milan.

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