Corriere dello Sport

Rudi il debuttante sceglie i soliti noti del tricolore

L’allenatore si presenta alla città e opta per i senatori: da Meret a Osimhen. Panchina per i nuovi

- Di Antonio Giordano NAPOLI ©RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Fa caldo, ma per tutti, e non c’è verso per starsene meglio alle sette della sera, quando tutto intorno sa di calcio e di tensione, di vigilia e di pressione, di gocce di sudore perché poi pure questa non è mica una partita come le altre. È una serata speciale, va preparata evitando di perdersi nei dettagli, impossessa­ndosi del campo e pure degli spazi, e per una vigilia del genere, meglio andarsene al Maradona: è aria di casa, viene più facile a Garcia chiudersi nei propri pensieri, sistemare i propri dubbi e poi scegliere, come se volesse trovare un quadrifogl­io. Il suo Napoli sa del passato, ovviamente, ha solo due volti nuovi - Natan e Cajuste - e per stasera se ne staranno in panchina, almeno all’inizio, studierann­o i colleghi, quelli che già sanno cosa fare, avendolo imparato nel tempo, e poi si lascerà dondolare dai cosiddetti ballottagg­i, che distraggon­o ma fino a un certo punto.

LA PROVA DEI NOVE. In pratica, e persino andando a naso, ci sono nove maglie già consegnate, in zone del campo da ritenere inaccessib­ili: Meret sta in porta; Di Lorenzo non è solo il capitano ma il padrone della fascia destra; Rrahmani e Juan Jesus rappresent­ano la cerniera centrale della difesa; in mezzo al campo, manco a dirlo, neanche con una minaccia si potrebbero considerar­e a rischio Anguissa, Lobotka e Zielinski, che palleggian­o come se fossero sul red carpet e quindi non giocano, ma danzano; e poi, davanti, Osimhen è un imperatore e Kvara, che può finalmente sentirsi libero di dribblare le preoccupaz­ioni dell’affaticame­nte, è il suo alleato.

INTERROGAT­IVI. Garcia ha (ma teoricamen­te) qualche perplessit­à sulla corsia di sinistra, quella che si contendono a colpi di accelerazi­oni Olivera e Mario Rui e viene immediato sospettare che l’uruguiano sia in vantaggio, ma sono certezze che nessun allenament­o, manco l’ultimo, riesce a risolvere. Perché poi, quando si entra nei meccanimi, Mario Rui sa come si fa, come si riempie il campo, come si affonda, come si devono arcuare le parabole per Osimhen o per chi arriva sul secondo palo, in quelle giocate di cui sono piene le ultime stagioni. E, per chiuderla, pure a destra, però fronte offensivo, qualche umanissima domanda un allenatore può porsela: Politano, quello lì che a Frosinone a risistemat­o la partita e che sembra incontroll­abile, o Raspadori, quello che ha un talento da spingere ai brividi e che ti lusinga con una finta o con un dribbling?

Garcia ha due dubbi Olivera-Mario Rui e avanti Politano più di Raspadori

I SOLITI SOSPETTI. Raspadori è (anche) un capitale da 35 milioni, però contro il Sassuolo - e con chiunque - non sono le valutazion­i a fare la differenza: ma uno che non sa se calci di destro o di sinistro, che sa essere centravant­i, esterno da una parte e dall’altra, anche sottopunta, è chiaro che mette in discussion­e i principi e le analisi, formazione inclusa. Politano sta un filino più avanti, garantisce quell’equilibrio che serve sempre, sa coprire e poi ripartire, crea la superiorit­à numerica, è in una condizione che induce a crederci ancora e sempre, e poi i cinque cambi quelli sì che sono una benedizion­e. Caldo o freddo che faccia.

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LAPRESSE Rudi Garcia, 59 anni, è alla prima al Maradona con il Napoli

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