Corriere dello Sport

Dino Zoff «PARARE UN TIRO A RIVA ERA BELLO E PERICOLOSO»

Il più grande portiere racconta il più grande attaccante dell’Italia Gli inizi nei lontani anni Sessanta, le imprese in Nazionale «Che sfida per un portiere, se ti andava bene ti metteva in difficoltà altrimenti ti segnava. Se lo bloccavi ti facevi i comp

- Di Daniele Rindone

Gigi Riva era Rombo di Tuono anche per Zoff il Numero 1: «Era bello affrontare Riva per un portiere, ma era pericoloso. Se ti andava bene ti metteva in difficoltà altrimenti ti faceva gol». Dino nomina Gigi e fa di un album questa pagina. Nomi trionfali, Zoff e Riva. Compagni, avversari, amici perfetti ai poli opposti del ruolo. Le partite del secolo, le più belle del mondo. Un’amicizia umana, la loro. Un passato a memoria futura, la nostra. Negli affetti e negli effetti di quei tempi andati vive ancora il calcio che verrà, il calcio che è dentro di noi. Tutto quello che hanno fatto, tutto quello che hanno dato uomini come Zoff, come Riva. Di loro ne avremo sempre bisogno forse perché ogni racconto è migliore del nostro presente. Tempi di perdute grandezze.

Essere Zoff quando il pallone lo calciava Riva. Dino, perché era bello e pericoloso sfidare Gigi?

«Era bello affrontarl­o perché ti ritrovavi tu portiere contro lui attaccante e quando ti faceva gol i compliment­i li facevi a lui, quando paravi i compliment­i li facevi a te stesso perché paravi o intuivi Riva».

C’erano trucchi per placare il Rombo di Tuono?

«Non ce n’erano, c’erano sensazioni. Pensavi a quello che poteva fare lui o lo inducevi a fare quello che volevi, magari ti fregava lo stesso...».

Il Rombo stordente.

«Nasceva da un sinistro micidiale. Era un tiro certamente forte. Sui traversoni, quando Riva arrivava di sinistro, ti metteva tanto in difficoltà o ti segnava».

Ci regali un flash, il gol di Riva che le è rimasto impresso.

«Qualificaz­ioni Mondiali, partita contro la Germania Est a Napoli. Risultato 3-0, gol di Riva in tuffo, di testa, su un traversone. Ce l’ho presente adesso».

La forza della natura.

«Un giocatore e un uomo esemplare. Era forte, duro. Non lo buttavi giù se non con un fallaccio. Viveva il calcio da uomo di sport, non da impiegato. A quei tempi non c’era esasperazi­one mediatica, non c’era il Var. Tutti oggi ne approfitta­no».

Zoff e Riva non rinasceran­no, questione di geni, forse anche di cultura. All’Italia manca un bomber vero.

«La cultura la fate anche voi giornalist­i. Quando uno si butta per terra e prende il rigore siete tutti contenti, dite “è stato furbo”, è una componente decisiva. Adesso il portiere le uscite non può farle basse, l’attaccante invece di cercare il gol arriva allo scontro e gli danno rigore.

Guardi i portieri di oggi, stanno tutti seduti in attesa. Prima era una bella lotta».

Riva era uno da battaglia, da carica per tutti.

«Era sempre concentrat­o, portato a far bene le cose. Il gruppo si caricava con la sua presenza in campo, con i gol che segnava. Vedevi come Riva si allenava, si batteva, ti trascinava con l’esempio. E’ la vecchia regola, l’esempio è più importante delle parole».

Piola, Meazza, Riva. Lei in quale ordine li metterebbe?

«Io Riva l’ho vissuto, Piola e Meazza no. Gigi è stato tra i più grandi».

Zoff e Riva, amici improvvisi.

«In queste ore il suo ricordo mi ha riportato ai tempi del militare, primi anni ‘60. Abbiamo fatto il Car a Siena, io sono andato a Bologna alla compagnia Atleti per tre mesi. Mi ha comprato il Napoli, sono venuto alla Cecchignol­a di Roma. C’era Gigi. Così è nata una storia lunga oltre 30 anni. Prima da giocatori, poi da cittì io e dirigente lui nell’Italia».

Due caratteri chiusi, aspri, a prima impression­e. Qualche marachella l’aveve fatta?

«No nessuna. Da militari si usciva, ma si rientrava all’ora giusta. Diventammo subito amici, entrammo in sintonia. Eravamo abbastanza sportivi al di là del calcio, parlavamo di macchine e della Ferrari. Una bella amicizia».

Uomini di poche parole, come andavano le vostre telefona

te?

«L’avevo sentito uno-due mesi fa. Non è che siamo ciarlieri (per un momento Zoff parla di Riva al presente, ndr), ma quando parliamo parliamo. E’ un po’ problemati­co all’inizio (sorriso, ndr). Ci dicevamo “come stai, come va”, da amici. Neanche facevamo tanti commenti sul calcio attuale. Siamo vecchi».

Zoff, Riva e l’Europeo del ‘68.

«Una foto. Eravamo rimasti in pochi in albergo dopo la vittoria finale, molti erano rientrati nelle varie sedi. Si diffuse la voce che c’era ancora qualcuno, all’improvviso vedemmo una marea di gente sotto l’albergo. Ci affacciamm­o dal balcone io e Gigi, è un ricordo indimentic­abile».

Torniamo a Zoff cittì, a Riva team manager dell’Italia.

«Sinistro micidiale era incredibil­e sui traversoni Ricordo il gol segnato in tuffo a Napoli contro la Germania Est»

«Un’amicizia di oltre 30 anni nata al militare Non solo calcio: parlavamo anche di macchine e della Ferrari»

«Lui è sempre stato molto corretto, non entrava nelle cose tecniche. Se non ero io a chiedergli qualcosa non si permetteva. In quegli anni si parlava normalment­e tra amici».

Riva il bomber delle vittorie impossibil­i, dello scudetto, una vita per il Cagliari.

«Avevo capito che era una sua decisione, tanto di cappello per aver dedicato la sua vita al Cagliari. Credo sia stata una scelta utile per lui. Non so quanti avrebbero preso una decisione simile, rifiutando grandi squadre. Ha trovato i suoi ideali in Sardegna».

Pochi giorni fa è scomparso anche il Kaiser, Franz Beckenbaue­r, a proposito di partite del secolo. Mondiali 1970, Italia-Germania 4-3.

«Io l’ho vissuta in panchina, soffrendo soprattutt­o nel secondo tempo. Quelle che giochi le vivi diversamen­te, sei in campo. Beckenbaue­r aveva una grande personalit­à, una grande classe. Parliamo di campioni che hanno fatto la storia, lui in particolar­e ha segnato un’epoca. Una personalit­à coinvolgen­te. Uomini così avevano qualcosa di speciale».

Dino e Gigi, senso e sentimento del calcio.

«Abbiamo condiviso tantissimo. Parlando di lui da due giorni vivo un momento malinconic­o, ma fa parte di questa stagione della vita. Si cerca di tenere duro».

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Dino Zoff e Gigi Riva, l’Italia scesa in campo il 10 giugno 1968 nella finale-bis contro la Jugoslavia e, in alto, il gol dell’1-0 firmato da Rombo di Tuono
CORRIERE DELLO SPORT - STADIO Campioni d’Europa Dino Zoff e Gigi Riva, l’Italia scesa in campo il 10 giugno 1968 nella finale-bis contro la Jugoslavia e, in alto, il gol dell’1-0 firmato da Rombo di Tuono

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